Diario di viaggio “virtuale” nella Tuscia viterbese

Stefano Stefanini

Diario di viaggio “virtuale” nella Tuscia viterbese… nel paesaggio più bello del mondo… forte e soave”. Riscopriamo la Bellezza dei luoghi per poi riscoprirli nella riconquistata Libertà di movimento una volta sconfitto il virus.

A tutti noi che trascorreremo i giorni di Pasqua e Pasquetta nelle nostre famiglie, dedichiamo questo articolo che vuole semplicemente attestare quanto di bello può offrire la Tuscia Viterbese, il territorio che il regista, poeta e intellettuale di “Scritti corsari” Pierpaolo Pasolini definì come “il paesaggio più bello del mondo ….  forte e soave …con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri”.

 I paesi a misura duomo” della Tuscia viterbese: i piccoli centri storici abitati e ben conservati.

La Tuscia viterbese, con la valle del Tevere e l’Orvietano è un territorio caratterizzato da un trascorso storico e culturale legato alla presenza degli Etruschi, dei Romani, della civiltà comunale e rinascimentale, che oggi definiamo dal punto di vista archeologico Etruria Meridionale, distinta dall’Etruria Settentrionale, coincidente con la Toscana, l’Umbria e l’Emilia.

La così detta “Tuscia Viterbese”, oggetto della creazione del Marchio collettivo da parte della Camera di Commercio, in collaborazione con la Provincia di Viterbo e l’Università della Tuscia, denomina l’ambiente, i prodotti e produttori della provincia di Viterbo, un territorio dalle peculiarità ben definite, ricompreso tra il mare Tirreno, le vie consolari Aurelia, Cassia e Flaminia e l’Autostrada del Sole.

Pierpaolo Pasolini definì la Tuscia viterbese il paesaggio più bello del mondo”

Vorremmo iniziare la visita con un viaggiatore d’eccezione, il poliedrico poeta e regista Pierpaolo Pasolini, che nel 1964 era alla ricerca di un adeguato scenario naturale per ambientare le riprese del battesimo di Cristo, per il suo capolavoro “Il Vangelo Secondo Matteo”.

Percorse da Roma l’Autostrada del Sole, uscì alla stazione di Orte.

Pasolini – dopo averlo cercato in varie parti d’Italia – identificò il “suo” Giordano nel torrente Chia, che scorre tra Orte, Soriano nel Cimino e Viterbo, e vi ambientò una delle scene più suggestive del suo film.

Nel 1965 girò in terra viterbese un altro classico, “Uccellacci e uccellini”, favola surreale e poetica, tra ironia e nostalgia, interpretata magistralmente da Totò ed ambientata nelle verdi colline che fanno da sfondo alle basiliche romaniche di Tuscania.

Un paesaggio tra rocce scoscese che si alternano ad una rigogliosa vegetazione. – oggi da difendere più di allora da emergenze ambientali – definito dall’intellettuale friulano “forte e soave”, dolcemente malinconico ove….  “il sole taglia la vallata piena di querce di un rosa di paradiso; i due piccoli fiumi si riuniscono, in fondo mormorano come spiriti beati.  Anche il verde del vischio qua e là è un verde di paradiso…. (“La nuova gioventù “– 5 marzo 1974)

La provincia di Viterbo ospita oggi su gran parte del suo territorio il Parco archeologico-naturalistico, ed ha ottenuto, prima tra le provincie italiane, la Certificazione di Qualità ambientale EMAS a livello europeo e ISO 14001 a livello internazionale.

In ogni stagione, il visitatore può apprezzare un aspetto caratteristico del territorio, attraverso sei itinerari a carattere turistico-ambientale ed eno-gastronomico.

Le strade dellarcheologia, dellarte e dei borghi storici

All’interno di maestose mura è il cuore della Viterbo medievale e rinascimentale, rimasta intatta nel tempo ed unica nel suo genere: città “dalle belle fontane” e ricca di splendide chiese, “Città Papale “‘, il cui simbolo è l’elegante ed inimitabile Palazzo dei Papi, città di famose acque termali citate nell’ Inferno dantesco.

Raggiungibile da Attigliano è la necropoli di Castel d’Asso, il Teatro Romano di Fèrento (che ospita una stagione teatrale estiva di pregio) sulla strada che da Viterbo conduce a Bagnoregio, con la sua incomparabile Civita, circondata da una vegetazione rigogliosa ed incontaminata, con paesaggi irreali e fiabeschi di calanchi secolari,” la città che muore, un ciuffo di case in rovina, nere sul tufo, erette come sul vuoto…”

Gli insediamenti etruschi di Tarquinia, che “stregarono” il Re Gustavo di Svezia, Tuscania etrusca e medievale, l’Anfiteatro Romano di Sutri, il porto fluviale romano del II se. a.C. sul Tevere in località Seripola ad Orte, rinvenuto durante i lavori di costruzione dell’Autosole, le Necropoli di Blera e di Farnese.

“Il Sacro Bosco di Bomarzo”, meglio conosciuto come il Parco dei Mostri, è un monumento straordinario, irreale, dove arte e inganno sorprendono i sensi, e fantasiose ed incredibili “maraviglie”e stupiscono la curiosità degli ospiti.

Le strade delle dimore storiche e la rete capillare delle strutture di agriturismo

Viterbo con il Palazzo dei Papi con la caratteristica loggia, Il Palazzo Farnese o meglio il “Pentagono rinascimentale” di Caprarola, il parco dei Mostri di Bomarzo (uscita Orte o Attigliano), Vulci con il Castello e la Badia, Civita di Bagnoregio, Calcata, raggiungibile dalla via Flaminia e Bolsena.

Splendide nella loro raffinata sobrietà e realizzate con pietre locali come il peperino ed il travertino sono, tra le molteplici testimonianze, le dimore storiche dei Farnese a Caprarola, degli Orsini a Bomarzo, dei Lante della Rovere a Bagnaia, degli Alberti ad Orte, dei Monaldeschi a Bolsena, Torre Alfina, Onano, Lubriano e Bagnoregio, e l’incontaminato quartiere medievale con i suoi aristocratici palazzi di San Pellegrino, nel cuore di Viterbo).

La possente mole del Forte di Antonio da Sangallo di Civita Castellana (uscita Autosole Soratte o Magliano Sabina) racchiude i tesori del popolo dei “Falisci”, contemporanei degli Etruschi.  L’antica arte e l’industria della Ceramica ha trasformato il comprensorio di Civita Castellana in un intraprendente Distretto industriale, che dovrà riappropriarsi del ruolo “di eccellenza” che le compete.

Sono molte e di qualità le strutture agrituristiche presenti nella Tuscia viterbese, oltre il 50% di quelle del Lazio, che associano le amenità dei luoghi con la genuinità dei prodotti della filiera agro-alimentare.

Le strade del sacro

La Tuscia è, a suo modo, profondamente mistica ed Orte, onorata della presenza di Francesco di Assisi per questo crocevia tra Roma, Assisi e l’Umbria, ospita sullo svincolo autostradale la statua della Virgo Prudentissima, opera che lo scultore viterbese Roberto Joppolo ha realizzato nel 1989 su commissione della società Autostrade e che il beato papa Giovanni Paolo II ha benedetto come effigie della Prudenza, dovere civico e virtù soprannaturale.     Le vie Francìgena e Amerina, riscoperte e valorizzate, attraversano il cuore della Tuscia, con luoghi di culto e monumenti naturali. Notevoli testimonianze artistiche sono: il Santuario della Quercia, la Basilica di S. Rosa a Viterbo, S. Martino al Cimino con l’Abbazia Cistercense ed il Palazzo Doria Panphili, la basilica di S. Flaviano a Montefiascone, le Catacombe di S. Cristina a Bolsena, città legata spiritualmente al Duomo di Orvieto per il Miracolo Eucaristico.

Le strade della natura e delle acque

La Tuscia viterbese, presenta alcune peculiarità ambientali con i laghi di Vico e Bolsena, la Maremma Laziale, la valle del Tevere, i Monti Cimini e l’Agro Falisco.     Anche se sconosciuta ai grandi flussi turistici, è elevatissima la varietà delle tipologie ambientali come le dune di Pescia Romana con la limitrofa Riserva marina del WWF, l’Oasi Faunistica di Alviano (nei pressi di Attigliano, Autosole), la riserva di Acquapendente, i sistemi faunistici dei fiumi Marta e Fiora, i laghi incontaminati di Bolsena, con le isole Martana e Bisentina, e Vico, le Terme dei Papi di Viterbo, le Acque di Nepi, le Terme idropiniche di Orte.

Le Riserve naturali vanno dalle Saline di Tarquinia, al Lago di Vico, dal Monte Rufeno ad Acquapendente, alla Selva del Lamone, a Tuscania, dal Monte Casoli di Bomarzo, all’Antichissima Città di Sutri.   Completano il quadro dei vincoli ambientali il Parco Marturanum a Barbarano Romano e l’Oasi di Vulci di Montalto di Castro.

Le strade dei prodotti tipici

I nettari dell’olio – tra le varie zone di produzione esclusivo e superiore quello di Canino – e del vino, tra gli altri, L’Est! Est!! Est!!! ed il San Flaviano di Montefiascone, l’Orvieto, l’Aleatico di Gradoli, i Vini dei “Colli Cimini” di Vignanello, Vasanello e Soriano, il “Tarquinia” ed i “Colli Etruschi”, i frutti di una terra fertile e generosa e una cucina semplice dai sapori raffinati e genuini.

Ben 34 prodotti agro-alimentari tipici sono stati recentemente catalogati, tra gli altri – oltre ai vini ed all’olio –   i funghi della Tuscia, le erbe spontanee dei colli Cimini, i legumi, le lenticchie di Onano, i formaggi, il pane, il farro, il miele della Riserva di Monte Rufeno (Acquapendente), le nocciole e le castagne dei Cimini, l’aglio rosso di Proceno con riconoscimenti di origine controllata e tutelata.

Oltre 60 ricette locali –  già raccolte e pubblicate nei scorsi anni nella enciclopedica guida “Terra Etrusca” – SED Editore Viterbo, possono essere gustate sulle strade delle flagranze ed i sapori di questa terra fertile e generosa, nei ristoranti caratteristici che aderiscono all’iniziativa “A tavola con gli Etruschi”, anche quest’anno ripresentata con la una validissima guida eno-gastronomica.

In particolare attraverso l’Itinerario del vino, dell’olio e dei sapori tipici della Tuscia e della Teverina – che si dipartono dalle stazioni autostradali di Magliano in Sabina, Orte, Attigliano e Orvieto – sono stati tracciati degli itinerari della genuinità, del gusto e della semplicità di alcune ricette che risalgono alla tradizione etrusco-romana, medievale e rinascimentale, tradizioni che sono in fase di studio e riscoperta, anche con il Marchio Tuscia Viterbese.

Ciascuno dei 60 comuni della provincia è ricco di storia arte e folclore e varie ed articolate sono le azioni intraprese dalle istituzioni locali, dall’Università della Tuscia, dalla Camera di Commercio dalle associazioni ed aziende di settore, strutture agrituristiche e ristoranti tipici per l’ottenimento delle certificazioni di qualità, per lo sviluppo della vocazione agricola, turistica e artigianale e della Tuscia viterbese, che intende affermarsi con la sua identità socio-culturale nel panorama turistico nazionale ed internazionale.