Diritto in diretta. Criticità delle attività commerciali in seguito alla crisi da Coronavirus (A cura dell’Avv. Roberto Rossi)

NewTuscia – VITERBO – L’emergenza socio-sanitaria che il nostro paese sta affrontando, come principale conseguenza del diffondersi della pandemia da coronavirus, rischia di trasformarsi in una crisi dagli effetti sociali ed economici sull’intero sistema nazionale e sui vari settori produttivi che lo compongono. Le piccole e medie attività saranno quelle che infatti soffriranno di una immediata crisi di liquidità, subendo, in più, il peso della gestione fissa, dei costi aziendali e degli impegni contrattuali in essere. 

Prioritaria, in questa situazione, è l’individuazione delle principali possibili problematiche che le attività si troveranno a dover affrontare. La tempestività ed il riferimento a quanto messo a disposizione dall’ordinamento giuridico e dai provvedimenti di emergenza del decreto Cura Italia, sono la chiave per orientarsi e superare la crisi.

L'avvocato Roberto Rossi
L’avvocato Roberto Rossi

Con l’avvocato Roberto Rossi, esperto in contrattualistica, cerchiamo di fare il punto.

 

Quali problematiche dovranno affrontare piccole imprese e commercianti alla riapertura delle attività?

I primi problemi riguarderanno sicuramente il sostenimento dei costi fissi, quali affitti, mutui, finanziamenti ed utenze, poi i costi variabili, ovvero principalmente quelli inerenti le forniture, sia con riguardo agli ordini già effettuati ed al loro pagamento, sia in ragione di quelli da effettuare. In tale contesto, già la normativa dettata dal decreto Cura Italia (art. 91 D.L. 18 marzo 2020) ha dato prime soluzioni circa i rapporti con le banche e gli istituti di credito, offrendo ammortizzatori di natura temporale sulle varie scadenze. Più complicata è invece l’ipotesi relativa agli affitti ed alle forniture con privati ed aziende.

 

Come si possono regolare quindi un commerciante o un piccolo imprenditore nell’affrontare il problema dei contratti di fornitura?

La legislazione vigente prevede già la regolamentazione dei limiti della responsabilità del debitore (art. 1218 c.c.), l’impossibilità sopravvenuta (art.1463 c.c.), l’eccessiva onerosità sopravvenuta (art. 1467 c.c.). L’evento straordinario che ha colpito la comunità mondiale, improvvisamente ed inaspettatamente, ha cagionato sicuramente il verificarsi dei presupposti normativi relativi ai principi sopra enunciati. Tuttavia, la pandemia, nella stragrande maggioranza dei rapporti contrattuali, non è stata probabilmente disciplinata tra le parti, le quali, in questo caso, si trovano ad affrontare una realtà contrattuale del tutto nuova. Per tale ragione, il richiamo alla normativa generale codificata ed alla disciplina particolare di cui al decreto Cura Italia (art. 91) possono trovare fonte di rinegoziazione e regolamentazione nei rapporti in essere (pagamenti dilazionati delle forniture, acquisizione della merce con formule a basso rischio finanziario, gestione delle rimanenze ecc). Stessa cosa vale per i rapporti che sorgeranno successivamente all’emergenza ma che soffriranno comunque, nel lungo periodo, degli effetti di questo evento straordinario.

 

E per quanto riguarda la questione degli affitti?

Anche qui le norme del codice civile disciplinano le varie problematiche, così come il decreto Cura Italia (art. 65) che stabilisce (ad oggi) il riconoscimento ai soggetti esercenti attività d’impresa un credito d’imposta nella misura del 60% del canone di locazione per gli immobili C1 relativo al mese di marzo 2020. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate con la circolare 8/E del 3 aprile 2020 ha chiarito però che il beneficio potrà essere ottenuto solo previa dimostrazione del pagamento del canone. Anche di fronte a tale aiuto, sussiste tuttavia il rischio di trovarsi nell’impossibilità di mantenere in vigore le clausole concordate precedentemente e trovare una certa rigidità da parte dei proprietari sui quali ricadrà anche questa inaspettata crisi economica. Ciò renderà necessario che le parti diano corso alla rinegoziazione dei contratti in essere, sicuramente sprovvisti di clausole contemplanti eventi come quello attuale, auspicando poi ulteriori interventi governativi a tutela dei contraenti.

 

In concreto, cosa possono fare commercianti o piccoli imprenditori e gli stessi fornitori nella gestione di queste criticità?

Prima di assumere iniziative che possano comportare ulteriori impegni verso l’altra parte contrattuale, suggerirei di rivolgersi ad un esperto legale il quale dovrà, in primis, adoperarsi affinché vengano scongiurate eventuali responsabilità contrattuali da imputare a carico della parte contrattualmente più debole, con l’obiettivo di rinegoziare ogni singolo rapporto, così da evitare l’insorgenza di contenziosi e garantire una prosecuzione concordata degli accordi in essere. Dalla parte dei fornitori, invece, consiglierei di non invalidare un intero rapporto contrattuale di reciproca fiducia  commerciale a causa di una contingenza incolpevole ma piuttosto tenderei ad una saggia rinegoziazione degli accordi con i contraenti.