Coronavirus, CISL Medici Lazio: “Strutture recettive per personale sanitario onde evitare spostamenti”

NewTuscia – ROMA – Riceviamo e pubblichiamo. Lungi da noi la pretesa, in momenti così densi di impegni, di ricevere dai soggetti istituzionali del Lazio una risposta relativamente a quanto pubblicamente evidenziato attraverso organi di stampa di ampia diffusione. Nel merito:

1)   Proposta di riapertura del Forlanini

2)   Proposta di reperire, tramite la Protezione Civile, strutture recettive con camere singole per il personale che intende pernottare nel territorio della Asl anziché spostarsi facendo avanti e indietro dalla propria residenza

3)   Richiesta di nominare per un periodo temporaneo un Commissario ad acta, per l’emergenza coronavirus

4)   Richiesta di garantire le adeguate forniture di DPI a tutti gli operatori sanitari che sono comunque a rischio per la loro attività lavorativa

5)   Richiesta di emanare precise direttive alle Aziende Asl ed Ospedaliere relativamente alla adozione dei dispositivi idonei a proteggere gli operatori sanitari, anche ad evitare pericolose iniziative atte a “suggerire” il non uso degli stessi come sembra sia accaduto sulla base di informazioni che non possono non essere giunte anche ai piani alti della Regione Lazio

6)   Sospendere temporaneamente le prestazioni ambulatoriali specialistiche ritenute non urgenti sia a livello ospedaliero che territoriale

Abbiamo chiesto questo e abbiamo garantito il massimo impegno da parte della nostra sigla sindacale e dei Colleghi iscritti, e stiamo facendo in pieno il nostro lavoro. Stiamo mantenendo il nostro impegno e non certo perché sublimati dal termine “eroi” con il quale ci appellano politici e, cosa più gradita, semplici cittadini.

Ci permettiamo però sommessamente, come scrivono le persone educate ma decise ad andare sino in fondo, di chiedere all’assessore Alessio D’Amato di verificare se la sospensione delle attività ambulatoriali non urgenti è effettivamente avvenuta in quelle discipline dove maggiore è la necessità inderogabile di procedere ad una adeguata disinfezione delle apparecchiature tra un paziente ed il successivo e dove il contatto per una vista specialistica è estremamente ravvicinato come accade in otorinolaringoiatria, oculistica ed odontoiatria.

A tale proposito ricordiamo che dagli ultimi lavori degli epidemiologi cinesi una distanza di 1,5 metri potrebbe essere non sufficiente a limitare il rischio di contagio. Chiediamo inoltre di verificare se corrisponde al vero quella che allo stato riteniamo essere soltanto una voce, seppur diffusa, che in qualche struttura universitaria non solo non si è ritenuto di ottemperare al dispositivo di sospensione temporanea delle attività ambulatoriali / day surgery / day hospital non urgenti ma ci si sta avvalendo in maniera massiccia dei medici specializzandi proprio nelle discipline sopra elencate (otorinolaringoiatria, oculistica ed odontoiatria) e maggiormente a rischio per i motivi esposti – concludono Luciano Cifaldi, segretario generale della Cisl Medici Lazio e Benedetto Magliozzi, segretario generale della Cisl Medici Roma Capitale/Rieti