L’Ordine Francescano Secolare di Orte onora le reliquie di santa Rosa

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE SCALO – L’Ordine Francescano Secolare di Orte onorerà santa Rosa venerdi 28 febbraio  alle ore 17,00 con una celebrazione presso la chiesa francescana di Sant’Antonio in Orte Scalo, ove saranno esposte alla venerazione dei fedeli le reliquie della giovane Rosa da Viterbo, anche in coincidenza con la ricorrenza della morte (transito) della Santa, che si celebrerà  a Viterbo domenica 1 marzo.

L’iniziativa dell’accoglienza della Reliquia di Santa Rosa ad Orte, si inquadra nel programma del  pellegrinaggio nelle fraternità francescane, insieme alla Sua icona, benedetta da papa Francesco nell’udienza generale di mercoledì 9 ottobre 2019.

“Con questa peregrinatio, non si vuole esaltare le gesta di una bambina vissuta ormai otto secoli fa, magari per poterci gloriare delle sue ‘gesta’, o incantare con i prodigi inauditi di una paladina della fede”.

Nella lettera di avvio della Peregrinatio delle reliquie di Rosa da Viterbo   Antonio Fersini,  ministro regionale dell’Ordine Francescano Secolare spiega come  si voglia “raccontare la sua normalità, anzi la sua fragilità, perché proprio lì abita la grazia, è nella debolezza, infatti, che siamo forti (cf. 2 Cor 12,9).

I santi non sono diversi da noi, non sono dei privilegiati che hanno avuto la strada spianata per diventare quello per cui noi oggi li ricordiamo. Hanno avuto i nostri stessi strumenti, le nostre stesse gioie, paure, affanni, dubbi. Hanno combattuto come combatte ogni giorno ciascuno di noi. Essi sono posti in cielo come stelle, luci che rischiarano il nostro cammino, speranze che ci incoraggiano ad andare avanti.

Anche Rosa è un esempio che noi, oggi, possiamo ammirare, essendo chiamati a rimboccarci le maniche per seguire i suoi esempi. Sapere che anche Rosa era fragile come noi è molto rassicurante, ci infonde speranza e ci sprona a credere in noi stessi, a non arrenderci e a mettere i nostri passi sulle orme da lei già impresse.

Per seguire l’esempio di santa Rosa, terziaria Francescana, sono necessarie due condizioni: la prima è conoscere la sua testimonianza di vita, la seconda è scoprirne il significato.

L’esperienza ‘spirituale’ ed ‘emotiva’ di Rosa da Viterbo è, e resterà irripetibile nella sua unicità, ma è capace di generare e ispirare altrettante esistenze uniche e irripetibili, pur nella diversità di tempi, contesti e sensibilità.

L’Ordine Francescano Secolare, quindi la sequela dello stile di vita di Francesco di Assisi, ha segnato l’esperienza di vita di molti aderenti all’Ordine secolare ad Orte, in particolare nella seconda metà del Novecento  per l’assiduità nella preghiera comunitaria e familiare con il Santo Rosario, la devozione alla Madonna,  nella bella devozione alla  Madonna della Sanità, che tra l’altro  accomuna Vallecorsa, paese natio del primo parroco di Orte Scalo Padre Geremia Subiaco e Orte Scalo, oltre alla figura di Santa Maria De Mattias, fondatrice della Congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, presenti fin dalla loro fondazione ad Orte e ad Orte Scalo, educatrici di tante generazioni (nella cultura religiosa come nelle arti del cucito e del merletto delle giovani),  nello  spirito di  fraternità,  povertà e umiltà, caposaldi dell’esperienza francescana, di ispirazione esclusiva ai Valori Evangelici.

Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio realizzata da Padre Geremia Subiaco con i fedeli dal 1932 al 1954 – Esterno

Testimonianze francescane ad Orte. Narrano le biografie   di  San Francesco che questi operò ad Orte il prodigio della guarigione di un bambino di nome Giacomo, con le estremità rattrappite dalla nascita. Il Santo acconsentì alle richieste  dei genitori e forse in quell’occasione ideò la costituzione dell’Ordine Francescano Secolare, rivolto ai coniugi cristiani ed ai laici desiderosi di vivere il suo ideale di fraternità.

Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio realizzata da Padre Geremia Subiaco con i fedeli dal 1932 al 1954 – Esterno

 I luoghi legati alla presenza di Francesco – patrono d’Italia, uomo della difesa e della valorizzazione dell’ambiente – e dei suoi seguaci sono la chiesa di San Nicolao, sulla collina a sud dell’abitato di Orte Scalo, prima sede conventuale dei suoi seguaci,  ove il santo soggiornò nel 1209, apprezzò una purissima fonte d’acqua e pregò di fronte ad un crocifisso, conservatosi sul luogo sino al 1600.  San Lorenzo, ove visse la prima fraternità di seguaci con il beato Teobaldo. Il porto o barca di San Francesco sul Tevere, l’Ospedale dei Pellegrini in località Scappia in Orte Scalo che dal XIII secolo ospitava ed assisteva i pellegrini diretti a Roma.

La chiesa di San Francesco e l’ex convento nel centro storico con il pregevole chiostro ed il convento di San Bernardino, nel 1463 ampliato per il lascito dell’organo Domenico Santi.

Nel Museo diocesano di Arte Sacra di Orte viene conservata la tavola di S. Francesco, presso la chiesa romanica di S. Silvestro, impreziosita dall’elegante campanile.   Fra le tavole a fondo oro raccolte nel Museo, costituisce un rarissimo esemplare di ritratto verosimile del Santo  nell’immediatezza della sua morte,  è risalente all’ultimo quarto del secolo XIII  ed era ospitata nella chiesa omonima.

La presenza dei seguaci di Francesco è delineata nel volume “Memorie francescane ad Orte…la storia continua” scritto da Alessandro Camilli nel 1927, con un capitolo di aggiornamento  edito nel 2007, nell’Ottavo centenario del passaggio ad Orte di Francesco di Assisi,  che ripercorre la storia della presenza francescana nella  città  sino ai giorni nostri, insieme al  volume “S. Francesco malato e santo”  della collana dei Quaderni dell’ “Accademia dei Disuniti 1692”, dedicata al quadro “S. Francesco storie della vita”, con prefazione di mons. Delfo Gioacchini. Anche mons. Mario Gostoli dedicò un testo storico, “La barca di San Francesco”, al passaggio di Francesco presso la nostra cittadina.

La chiesa parrocchiale di Sant’Antonio è l’ultima testimonianza francescana di Orte realizzata dal 1934 al 1954 da P. Geremia Subiaco e dalla popolazione di Orte Scalo, a servizio della comunità sorta negli anni attorno alla stazione ferroviaria. Proprio Padre Geremia Subiaco, primo parroco di Orte Scalo diffuse tra i fedeli, oltre alle altre associazioni parrocchiali, i valori del laicato francescano promuovendo il Terzo Ordine, allora si definiva così, già attivo sin dal 1400 ad Orte con la predicazione di San Bernardino da Siena, a cui fu intitolato il Convento sorto sul colle donato dagli ortani e come riferito dallo storico Alessandro Camilli nelle “Memorie francescane ad Orte” .

Al Terzo Ordine Francescano voluto ad Orte Scalo da P. Geremia Subiaco  a furono ammesse prima Ines Taddei Conti, insieme ad altre mamme di famiglia come Ezia Gioacchini Cardarelli sorella di don Delfo Gioacchini,  Maria Nazarena Marini Tofone, seguirono altre “giovani  , come, tra le altre,  Candida Biscioni, Fulvia Del Sole, Ebe Tofone Tiratterra, Eugenia Quondam  e Maria Conti.

Partecipano ancora alle iniziative della comunità francescana parrocchiale Ivana Pellegrini, Rosa Bellumori Salomoni, Bice Federiconi Bettini.

Oggi  i francescani laici di Orte con il ministro  Costantino Parolisi ed il Direttivo composto da Sandro Sciascia, Anna Rita Cingolani, Bruna Carlini e Giuliana De Santis, vede molti  uomini e donne che  sperimentano l’ideale del santo patrono d’Italia e dell’Ecologia, con un proprio assistente spirituale, nonostante il fatto che  la parrocchia di Orte Scalo non sia più servita dai francescani del Primo Ordine (il secondo e’ quello delle Clarisse), ma  che i parroci  succedutisi, con l’attuale parroco don Giovanni Basenguissa, hanno sempre promosso come esperienza parrocchiale qualificata  alla sequela del poverello di Assisi.

Immagine tratta dal film sulla vita di Santa Rosa girato a Viterbo nel 2017 dal regista Luigi Avella – Foto www.newtuscia

Ripercorriamo la vita di Santa Rosa che nasce a Viterbo nell’anno 1233, il contesto storico entro cui la giovane Santa opera vede l’Imperatore Federico II impegnato ad ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato della Chiesa.

In quel periodo le strade della città si prestano da scenario a cruenti combattimenti tra fazioni rivali (guelfi e ghibellini), con assedi, eserciti e trattati di pace non rispettati.

I genitori di Rosa, Caterina e Giovanni, hanno modeste origini ed educano la bambina nell’amore e nel rispetto di Dio, seguendo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi.

La casa dove vive la giovane con i propri genitori è situata vicino al Monastero delle Clarisse (tutt’ora esistente) dove Rosa cerca di entrare, ma provenendo da una famiglia povera, questo le viene negato, decide allora di operare tra le vie di Viterbo come terziaria, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri ed i malati.

Rosa professa apertamente la pace girando per le vie della città di Viterbo, con il Crocifisso e con altri segni di pietà. Questo suo modo di predicare, in un tempo in cui imperversano aspre lotte fra opposte fazioni politiche, divide gli animi dei cittadini, così l’Imperatore decide di bandirla con tutta la sua famiglia.

Rosa durante l’esilio vive prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano e rientra a Viterbo solo dopo la morte di Federico II (1250).

Rosa nasce con una rarissima e grave malformazione fisica caratterizzata dalla assoluta mancanza dello sterno, sostituito dalla natura da un piastrone fibroso, malattia oggi denominata “agenesia totale dello sterno” che di solito porta il soggetto ad una morte precoce entro i primi tre anni di vita, in quanto lo scheletro non riesce a sostenere il corpo. La giovane Rosa, invece,muore nel 1251 all’età di 18 anni. Viene sepolta nella nuda terra del cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio detta oggi Crocetta. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla sua tomba per pregare.

Guarigioni da cecità, da cadute, da malattie gravi. Nel 1252, dopo circa 18 mesi dalla Sua morte, visto il notevole afflusso di gente sulla sua povera tomba ed il clamore sempre più crescente per i prodigi ed i miracoli ottenuti dai fedeli, le Autorità Cittadine ed il Clero chiedono al Papa Innocenzo IV di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa.

Il Pontefice acconsente ed ordina la riesumazione del corpo disponendone la preventiva e canonica ispezione, secondo gli usi del tempo. Il Corpo della Santa appare miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali era stata inghirlandata alla sua morte, apparvero ancora fresche e profumate. Viene allora deciso di darle più onorata sepoltura all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio dove vi rimane per sei anni.

Nel 1254 il Papa, Alessandro IV, non sentendosi più sicuro a Roma, teatro di tumulti tra le varie famiglie in lotta per il predominio sul territorio, decide di trasferire la Sede Papale a Viterbo (Viterbo verrà in seguito denominata Città dei Papi), cosa che realizza nel 1257.  Dopo qualche tempo dalla sua venuta sogna Rosa per ben tre volte.

In queste apparizioni la giovane dice al Papa di far trasferire il proprio Corpo nel vicino Monastero delle Clarisse, dove in vita aveva inutilmente chiesto di potere entrare.

Il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione, il Papa, resosi conto che la figura che sognava e che gli parlava era veramente Rosa e considerando l’evento straordinario, accompagnato dai cardinali in una solenne processione, trasferisce il corpo incorrotto di Rosa nella vicina Chiesa delle Clarisse, affidandone a loro la custodia ed il culto. Il corpo della giovane viene chiuso in una preziosa urna con un’anta apribile in modo tale che i fedeli possano baciare la sua mano.

Nel 1357 a causa di una candela caduta, scoppia un incendio all’interno della cappella dove è custodita la giovane. L’urna viene completamente consumata dalle fiamme, come pure le vesti di Rosa e tutti i documenti e gli ornamenti che sono lì conservati, ma il suo Corpo rimane assolutamente indenne, solo annerito.

Dopo più di 750 anni dalla Sua morte, recandosi nel bellissimo Santuario dedicato a Santa Rosa, è possibile vederla, perché il suo prezioso Corpo, custodito con amorevole cura dalle suore del Monastero è tutt’ora incorrotto.