La transizione verde e lo sviluppo: l’economia circolare può contribuire al rilancio del sistema Italia anche nell’immediato futuro?

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Per progettare e attuare  un nuovo modello di sviluppo per i prossimi decenni “arrivano i manager della sostenibilità, cento entro la fine dell’anno”. Ad aver attivato specifici percorsi di certificazione delle competenze, per la nuova figura professionale, è Federmanager che ne parla nel rapporto “Transizione e sviluppo. Può l’economia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia?”. Il manager per la sostenibilità è un agente in grado di incidere all’interno della propria organizzazione in termini di innovazione sostenibile, poiché “serve preparazione, ma anche capacità di adattarsi a situazioni nuove”, come scrive Donato Speroni nell’editoriale dell’ASviS – Alleanza per lo  Sviluppo  Sostenibile.  

La trasformazione dei sistemi economici in sistemi “sostenibili” in senso ambientale impone una profonda riflessione su quali siano i modelli da scegliere.

Lo studio, che si fonda sui risultati delle ricerche effettuate nei precedenti due studi AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia  per Federmanager sulla strategia energetica e la strategia condivisa per l’energia e l’industria, vuole discutere ed indicare le scelte migliori sotto il profilo economico ed ambientale per il conseguimento degli obiettivi energetico-climatici dell’Unione Europea che l’Italia si è imposta.

Nel primo capitolo, viene discusso il tipo di politiche energetiche ed industriali da implementare per mantenere e creare le filiere produttive di interesse e le strategie per raggiungere i traguardi coerenti con la visione globalmente accettata di sviluppo sostenibile, equo ed inclusivo. A questo riguardo, sono presi anche a riferimento esempi di collaborazione internazionale per lo sviluppo industriale, come l’iniziativa europea per le batterie, e ne viene analizzata l’efficacia ed esportabilità ad altri campi.

L’oggetto del secondo capitolo sono le risorse. Nell’ordine, il capitale industriale, il capitale umano e il capitale naturale. Se ne analizzano i profili, discutendone la dotazione italiana in senso quantitativo e qualitativo. Nello specifico, si intende delineare un quadro di tutti i settori produttivi, misurarne la consistenza e valutarne le caratteristiche, nonché la relativa preparazione ad affrontare i cambiamenti in atto ed a cogliere le opportunità. Per il capitale umano, allo stesso modo, si effettua una valutazione in termini di potenzialità e necessari correttivi perché sia più in linea con le esigenze del mercato e delle istituzioni. valutando comunque positivamente l’importante serbatoio di specializzazione, managerialità, capacità di cui può godere il nostro paese. Si discute, poi, del capitale naturale, della sua reperibilità, dei prezzi delle materie prime e dei risvolti geopolitici inediti che si affacciano all’orizzonte. Il caso eclatante dei metalli rari usati nei sistemi di accumulo elettrochimico, il cui uso massiccio è ritenuto vitale per la mobilità elettrica e per garantire flessibilità nei sistemi elettrici con alta percentuale di capacità non programmabile, viene analizzato approfonditamente.

Nel terzo e quarto capitolo si affronta il tema degli impatti del sistema economico che verrà nei termini in cui la teoria economica dell’ambiente intende la seconda funzione dell’ambiente, ossia come ricettore degli scarti dell’attività produttiva. Si analizza, dunque, l’attuale situazione italiana sul fronte del recupero dei materiali e se ne individuano le prospettive, sulla base delle aspettative circa le innovazioni tecnologiche, da leggere sia in termini di nuove tipologie di rifiuti, sia di nuove tecniche per il loro trattamento e, in ottica di economia circolare (il loro riciclo, recupero e riuso).

In particolar modo nel terzo capitolo viene analizzato il concetto di Circolar Economy, specificando ruolo, obiettivi e risultati ed evidenziando aspetti fondamentali tra cui la necessità di implementare una strategia nazionale ed un piano di azioni (coerenti con le strategie europee) che sia in grado di valorizzare le rilevanti potenzialità dell’Italia, promuovendo in modo organico, efficiente e senza appesantimenti burocratici il modello circolare nella produzione, nel consumo e nella gestione dei rifiuti, e puntando su innovazione, sviluppo degli investimenti e bioeconomia. Stimolare e sviluppare l’economia circolare italiana sosterrebbe le sfide climatiche, ecologiche e sociali proposte dalla “Green Economy”, accrescendo la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Viene messo quindi in evidenza il concetto di “Cash from trash”: quello cioè di rendere il rifiuto una risorsa utilizzando strumenti tra cui riciclaggio ed energy recovery (Termovalorizzatori, Pirolizzatori).

Di fondamentale importanza in un’ottica di Economia Circolare il concetto di “nuove tecnologie, nuovi rifiuti; con il processo di decarbonizzazione in atto, se da un lato si ridurrà l’utilizzo di combustibili fossili, incrementando l’uso di energie rinnovabili e di nuove tecnologie (tra cui eolico e solare, ma anche sistemi di stoccaggio, ecc.).

Dall’altro aumenteranno i cosiddetti “nuovi rifiuti”, spesso destinati alle discariche; tra questi rifiuti provenienti da turbine, moduli fotovoltaici, pompe di calore e batterie. Si dovranno perciò sviluppare sistemi di riuso o di smaltimento innovativi ed efficienti, che siano in grado di rispettare il modello di economia circolare, così da contrarre gli sprechi e limitare gli eventuali impatti ambientali.

Nel quarto capitolo, infine, si analizzano le prospettive del mercato del Gas Green (biometano) e dell’idrogeno (idrogeno blu e idrogeno verde), considerati un anello portante nel processo di transizione verso la decarbonizzazione al 2050.

Il bisogno di incentivare le economie locali ed incrementare l’economia circolare sta spingendo ad investire nella ricerca e nello sviluppo di un gas di tipo green prodotto da fonti rinnovabili. Lo scopo è quello di sostenere il made in Europe (e quindi anche il made in Italy), incrementando l’offerta di gas bio, riducendo in tal modo le importazioni e la dipendenza verso i paesi esteri ed incentivando concretamente le realtà produttive locali, nonché aumentando l’occupazione. Secondo uno scenario a zero emissioni al 2050, il gas naturale verrà gradualmente eliminato e sostituito da gas a basse emissioni di carbonio, CCS, gas rinnovabile (biometano, biogas e idrogeno)