Anpi Grosseto: “Soddisfazione per la decisione della Cassazione sul caso Rackete”

NewTuscia – GROSSETO – Riceviamo e pubblichiamo. Il Comitato provinciale dell’Anpi, riunitosi lo scorso 22 febbraio, esprime la propria soddisfazione per la decisione della Cassazione di non autorizzare l’arresto di Carole Rackete, riconoscendo che la comandante della Sea Watch 3, “agì correttamente” il 29 giugno, quando forzò il divieto di ingresso nei porti italiani per le navi delle Ong, portando in salvo decine di vite umane. E’ un atto che ripristina il diritto e rende ancora più evidente la necessità di abrogare i cosiddetti “decreti sicurezza” dettati dalla campagna di odio e disumana cattiveria imposta dall’allora ministro Salvini per scopi propagandistici cinicamente perseguiti sulla pelle degli ultimi e dei più bisognosi. Il fenomeno migratorio, che contraddistingue la nostra epoca, non va lasciato a se stesso, tantomeno può essere affrontato militarmente e con la faccia feroce, ma deve invece esser governato seguendo criteri di equità e giustizia volti al bene comune per sconfiggere chi vuole lucrare mettendo gli uni contro gli altri.

Tuttavia non manca chi continua a battere sulla grancassa del razzismo. Che a farlo sia una persona che veste la divisa della polizia di Stato è motivo di forte turbamento in tutti i cittadini liberi che si riconoscano nei valori democratici e antifascisti sanciti dalla Costituzione e dalle leggi vigenti. Se tra questi c’è la libertà di pensiero, che abbiamo sempre difeso e difenderemo con le unghie e con i denti, ciò che la signora Bocci esprime, anche dopo le sue mezze scuse, è tutt’altra cosa: è una visione gretta e discriminatoria dei rapporti umani, carica di pulsioni violente e incompatibile con la Repubblica nata dalla Resistenza e con i comportamenti ai quali sono tenuti i pubblici ufficiali, che nel caso arriva persino ad insultare altre istituzioni, degne del massimo rispetto. Se essi assumono pubblicamente posizioni di parte, le istituzioni cui appartengono rischiano di essere viste come cose di parte. Se usano un linguaggio volgare, quelle stesse istituzioni verranno sporcate da quella volgarità. Stare in polizia non è obbligatorio: se qualcuno vuole manifestare liberamente la propria ripugnante visione del mondo, opposta alle idealità sulle quali si fonda lo Stato democratico, e, facendolo, dà sfogo a tutta la sua maleducazione, è meglio che si dedichi ad un altro mestiere.

Attendiamo di conoscere i provvedimenti adeguati alla gravità dell’atto, che siamo certi non mancheranno di essere assunti dalla Questura sulla base delle norme che regolano la vita civile e quella delle forze dell’ordine. Ma il problema non è soltanto disciplinare; sta largamente a monte, come dimostra il fatto che in giro per l’Italia non è la prima volta che si manifestano certi atteggiamenti. Riguarda la formazione del personale, poiché in ciò che è accaduto si legge anche la mancanza di una educazione civica e l’ignoranza della storia e dell’umanesimo, oltre che della genesi e del contenuto sia della Costituzione italiana, sulla quale essi giurano, sia della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

L’Anpi chiede che si provveda quanto prima inserendo queste materie nei programmi di studio che seguono, nello loro scuole professionali, i futuri quadri e operatori della pubblica Amministrazione. Anche così si tutelano il buon nome e il prestigio delle istituzioni; gli italiani potranno più agevolmente riconoscersi in esse, sentendosi garantiti da funzionari realmente fedeli alle leggi e al loro spirito.

Comitato Provinciale ANPI Grosseto “Norma Parenti”