Settimana dell’Inclusione al Leonardo da Vinci, oggi le testimonianze degli atleti di SuperAbile

di Serena Biancherini

NewTuscia – ACQUAPENDENTE – Arriva un momento, nella crescita personale di ogni adolescente, in cui le frasi fatte, quelle che a forza di essere ripetute e ridotte a meri suoni sillabici da esibire come dogmi, perdono la loro valenza acritica e acquistano un significato tutto nuovo. Non è detto che, nonostante la mente venga subissata di messaggi positivi sia in grado di recepirne la portata, ma certo un buon insegnamento può influire molto in tal senso. Ed è quello che una scuola dovrebbe fare; oltre a preparare gli studenti nelle varie materie, dovrebbe fare da supporto sinergico con la famiglia per completare un’educazione a 360 gradi. Il mondo non ha bisogno solo di persone, ma di persone che siano abbastanza mature da  continuare ad imparare, oltre gli anni di scuola, oltre le materie di indirizzo.

In tale contesto l’importanza delle iniziative che il Leonardo da Vinci propone ai suoi studenti è evidente. Nella settimana dedicata all’inclusione, in cui lo sport si concretizza come tema portante, esso invece di diventare un pretesto per fare da spartiacque tra persone con disabilità e normodotati, smette di essere stereotipo senza negare il suo carattere competitivo. Tutti i giorni si gareggia con i propri limiti anche solo per imparare qualcosa di nuovo; quello che gli alunni delle classi seconda e terza (della scuola secondaria di primo grado) hanno appreso è la variabilità di significati che il singolo individuo con il suo bagaglio di esperienze dà alla definizione di limite.

È grazie alla collaborazione con SuperAbile che è nata quest’anno la Settimana dell’Inclusione: il 21 febbraio scorso, tramite l’Associazione Il Volo è avvenuto l’incontro tra il presidente dell’ASD, Alfredo Boldorini, e la scuola che ha dato il via all’iniziativa. “Chi lavora nel mondo dell’educazione”, spiega la Dirigente scolastica Luciana Billi, “percepisce distintamente la forte difficoltà dei giovani di vivere le differenze come elemento di ricchezza invece di imbarazzante diversità rispetto ai modelli trasmessi dai social network. Questo non solo nel rapporto tra pari, quanto in quello con se stessi. I ragazzi spesso hanno fanno fatica  ad accettare i propri limiti e non conoscono la competizione positiva. Per questo pensiamo che la presenza di associazioni possa dimostrare loro come una volta superate le barriere, che siano culturali o fisiche, sensoriali o mentali, riusciranno ad utilizzare a pieno le loro potenzialità.” A distanza di un anno sono tornati i ragazzi di SuperAbile a parlarne.

Sul logo dell’Associazione sportiva la lettera S ed L sono fatte a forma di protesi, un modo chiaro e schietto di indicare il duplice significato che unisce gli atleti che ne fanno parte. Il messaggio più forte, che nella molteplicità caratteriale dei vari membri si presenta come input verso diverse riflessioni, è la sostituzione della parola impossibile, con difficile. Ogni ostacolo è superabile con la grinta e l’impegno. Allo stesso tempo chi è in grado di acquisire la resilienza necessaria a oltrepassare i limiti imposti dalle circostanze diventa super abile, acquisisce un’abilità nel riuscire in quello che per i cosiddetti normodotati è impensabile.

Lo hanno dimostrato con le loro testimonianze l’atleta paralimpico Lorenzo Costantini, Maurizio Mariani Marini e Gianni Legni, venuti a parlare agli studenti. Lorenzo è stato il primo testimonial dell’Associazione; la sua è una storia di trascendenza, non solo dei limiti impostigli dall’incidente sul lavoro che gli ha portato via una gamba, quanto di quelli che lui aveva posto a se stesso. Si definisce “un ragazzo che prima di quell’evento si proponeva di godersi i week end, senza dare un vero senso a quello che c’era in mezzo, al tempo che scorreva via senza essere impiegato in nulla di veramente costruttivo”. Aveva un approccio conflittuale con la vita finché non ha scoperto che a volte si deve perdere qualcosa per accorgersi di come sia bella e capire che i freni che lo legavano non si sarebbero allentati fino a quando non fosse stato meglio con se stesso. Non sarebbe approdato ad un rapporto meno conflittuale con gli altri, soprattutto non quando la rabbia per lo sconforto suscitato dalla situazione difficile lo faceva volgere verso abitudini sbagliate, se non fosse stato per questa consapevolezza. Il percorso che ha seguito attraverso lo sport lo ha portato a correre e a fare atletica per la prima volta, laureandosi campione italiano dei cento metri. E la cosa bella non è stata vincere la medaglia, ma l’aver acquisito la grinta necessaria per raggiungere il suo obbiettivo.

Un concetto rimarcato da Maurizio Mariani Marini, un giovane di Caprarola che ha perso completamente la vista dall’occhio sinistro e parzialmente da quello destro. Sarebbe stato difficile credere a quello che fa se non  avessimo avuto modo di osservarlo nel video con cui si è presentato, perché Maurizio, va in moto, va sul go kart, fa canoa e arrampicate. “Ora faccio delle cose che quando ero normodotato non avevo il coraggio di fare, qualsiasi oculista avrebbe detto che era impossibile, ma io non lo sapevo, quindi l’ho fatto”. Il suo sesto senso e l’abilità nel memorizzare la pista poco dopo averlo provata per la prima volta, lo rendono capace di portare ancora qualunque mezzo motorizzato.

E poi c’è stato Gianni Legni. Anche lui ha la protesi alla gamba a fare le veci di quella che liberamente ha scelto di amputare. Dopo una rovinosa caduta dall’amata Harley-Davidson in seguito all’impatto con un’auto, il suo arto inferiore sinistro è andato in necrosi: Gianni ha preferito lasciarselo indietro e guardare al futuro, continuare ad essere l’inesauribile amante della vita e del movimento, con le sue immersioni. Se nuotava fin da piccolo ora ha aggiunto alla lista delle sue passioni anche il paracadutismo.

Testimonianze vivide che non tralasciano di accordare spazio anche alle difficoltà che queste tre straordinarie persone hanno affrontato, al dolore fisico e morale che segue una caduta, alla forza con cui si sono rialzati.

Il progetto di portare tali e tante altre esperienze in giro per la Tuscia, nasce a Bassano Romano, spiega il presidente Alfredo Boldorini, quando in un incontro con le classi dell’Istituto Tecnico Tecnologico Lorenzo ha fatto breccia nell’interesse e nel cuore dei ragazzi a cui si era rivolto. Da quella prima volta sono passati più di due anni e oggi, nell’istituto di Acquapendente si è svolta l’ottantesima presentazione.

La loro vita è ricca di una pienezza emotiva nient’affatto scontata;  e per loro facciamo il tifo: che Lorenzo continui a dare l’anima alla passione che insegue ormai da due anni, il crossfit, che Maurizio si prepari per la sua prima gara, e che Gianni torni alla prossima edizione della Settimana dell’Inclusione su una moto e con lo stesso ironico ottimismo.