Giornata del Ricordo, conferenza in Comune

NewTuscia – VITERBO – Conferenza sulla Giornata del Ricordo.

Presenti alla Maurizio Federici, presidente provinciale del Comitato 10 Febbraio e Silvano Olmi, dirigente nazionale e segretario del Comitato 10 Febbraio, gli assessori Marco De Carolis e Laura Allegrini, e Lina Delle Monache, consigliere provinciale. Tra il pubblico anche il generale Ettore Scorza, presidente Assoarma della provincia di Viterbo.

VITERBESI DECEDUTI IN SEGUITO A DEPORTAZIONE, FUCILAZIONE O INFOIBAMENTO.

Elenco per stampa aggiornato 4 febbraio 2020

Totale 15

5 guardia di finanza

5 arma dei carabinieri

3 polizia

1 militare dell’esercito

1 civile, impiegato della Prefettura

ANGELETTI Finimaldo, di Emilio, nato a Nepi (VT) il 8 maggio 1913, Sotto Brigadiere della Guardia di Finanza,

Dopo la proclamazione dell’armistizio, il 12 settembre 1943 è catturato dai tedeschi e internato. Il 2 settembre 1944 evade dal campo di concentramento in Serbia e rimane sbandato in territorio Jugoslavo. Il 19 novembre 1944, mentre é alla macchia, viene catturato dai partigiani slavi e fucilato a Plevia (Pljevlja, Montenegro).

BACCHI Augusto di Egildo e Pelosi Francesca, nato a Acquapendente (VT) il 20 aprile 1920, Guardia di Finanza in servizio a Trieste.

I partigiani comunisti italo-sloveni, con l’inganno, il 2 maggio 1945 lo fanno prigioniero nella caserma di via Udine assieme ai suoi commilitoni della Prima Compagnia. I finanzieri sono trasferiti nella scuola di Roiano, un rione di Trieste e infine deportati in Jugoslavia nel famigerato gulag di Borovnica (Slovenia). Augusto Bacchi vi muore per grave deperimento organico il 26 giugno 45, in seguito alla fame e alle sevizie subite. La salma riposa presso il sacrario militare caduti “Oltremare” di Bari.

BIGERNA Otello fu Luigi e fu Chiara Tannozzini, nato a Acquapendente (VT) il 5 ottobre 1887. Civile, primo ragioniere impiegato della Prefettura, residente a Gorizia.

Prelevato a San Pietro di Gorizia il 13 settembre 1943 da partigiani comunisti italo-sloveni. Scomparso, quasi sicuramente infoibato. Svolgeva l’incarico di commissario prefettizio del comune di Spineto.

Il suo nome è presente in un elenco, consegnato nel marzo 2006 dal Ministro degli Esteri della Slovenia alla Prefettura di Gorizia, che contiene i nomi di 1048 persone. Bigerna è tra quelli scomparsi prima della data del 1 maggio 1945.

BROCCHI Francesco (detto Franco), nato a Civita Castellana (VT) il 23 settembre 1915, Brigadiere dei Carabinieri. “Prestava servizio di ordine pubblico – racconta un concittadino, Angelo Angelini detto Gino, classe 1921, oggi deceduto e che all’epoca era marinaio in servizio nell’arsenale di Pola – al termine della guerra lo invitai ad andarcene e a cercare di raggiungere Civita Castellana. Ma lui volle rimanere, per dovere e anche perché era legato sentimentalmente con una donna del posto. Infatti, quando la guerra era finita da qualche tempo, a Civita Castellana giunse una signora con una bambina per cercare Franco. I famigliari mi chiamarono e io confermai che effettivamente Franco aveva una relazione con questa donna. Madre e figlia furono accolte e rivestite e rimasero a Civita Castellana per 5-6 mesi, poi non le vidi più.”

CAROSI Ennio fu Giovanni e Margherita Discendenti, nato a Carbognano (VT) il 15 febbraio 1912, vice brigadiere dei carabinieri. In servizio presso il comando stazione carabinieri di Pisino (Pola). Prelevato a Gorizia dai partigiani comunisti italo-sloveni. Deportato in Jugoslavia e scomparso, probabilmente infoibato il 7 maggio 1945 a Gorizia.

CELESTINI Carlo, di Crescenziano e Annita Moretti, nato a Viterbo il 6 marzo 1922, Sergente dell’Esercito, scomparso, infoibato presumibilmente il 28 aprile 1945 a Dyakovo.

CORINTI Pierino, di Vincenzo e Brugiani Alfrida, nato a Castiglione in Teverina (VT) il 24 gennaio 1911, Guardia di Finanza.

Finanziere della Legione Territoriale di Udine della Guardia di Finanza, “fucilato da partigiani jugoslavi” a Canebola di Faedis (Udine) il 26 aprile1945.

Nel 1945 Corinti é in forza in un distaccamento della Guardia di Finanza nei pressi di Udine. Nell’aprile dello stesso anno svolge servizio di vigilanza presso un magazzino viveri e foraggi a Buttrio, alla periferia di Udine.

Negli stessi locali, con mansioni amministrative, é in servizio anche un sottufficiale tedesco, il quale, avendo compreso la tragedia del momento e nella speranza di aver salva la vita, fa causa comune con i partigiani di Tito operanti nella zona. Il tedesco convince i partigiani comunisti jugoslavi ad aggredire la caserma dei finanzieri.

Nella notte del 25 aprile 1945 un gruppo di partigiani irrompe nell’edificio intimando ai finanzieri la resa incondizionata e obbligandoli a seguirli per combattere i tedeschi.

Giunti nella località di Canebola, frazione di Faedis (Udine), i nove finanzieri capiscono di essere caduti in una fatale imboscata tesa loro da elementi infidi e avversari degli italiani.  Infatti, sono divisi in tre gruppi e condotti sotto buona scorta nelle impervie località di Iasbena, barbaramente fucilati e gettati in una foiba. I loro corpi saranno ritrovati il 19 luglio 1945.

LUPATTELLI Luciano di Ippolito e Corona Mancinelli nato a Vetralla (VT) il 24 maggio 1906, coniugato con Antonia Cecchetti di Soriano nel Cimino. Carabiniere della Legione Trieste in servizio a Muggia (TS) ucciso da partigiani comunisti sloveni il 24 aprile 1944 e poi gettato nella foiba di Aquilinia, frazione di Muggia. Viene ucciso perché testimone scomodo della morte di un suo collega, il carabiniere Gastone Englaro, anch’esso ammazzato e buttato in una foiba. Sembra infatti che, per evitare che rivelasse i nomi di chi lo prelevò, anche Lupattelli fu arrestato e infoibato.

MANCINI GIULIO, di Virgilio e fu Emma Lupino, nato a Civitella d’Agliano (VT) il 19 settembre 1922. Carabiniere ausiliario. Presta servizio nella caserma di Gradisca d’Isonzo (Udine). La sera del 24 giugno 1945 chiede il permesso per recarsi a Gorizia per prendere degli indumenti. Giunto in città é catturato dai partigiani di Tito i quali, dopo averlo torturato per tutta la notte, all’alba lo uccidono con un colpo di pistola alla nuca, sistema tipico dei killer comunisti. Il cadavere viene trovato il giorno successivo, alle ore 11, alla periferia di Gorizia, all’altezza della fornace di via del Poligono.

MERLANI Cesare di Luigi e Sestilia Della Rosa nato a Viterbo il 21 febbraio 1909. Impiegato comunale. Il 25 giugno 1940 è richiamato in servizio al Comando Legione di Trieste della Regia Guardia di Finanza, in servizio nella caserma di via Udine. Abita con la moglie a Trieste, in via Petrarca n.7.  I partigiani comunisti italo-sloveni il 2 maggio 1945 con l’inganno lo fanno prigioniero nella caserma assieme ai suoi commilitoni della Prima Compagnia. I finanzieri sono trasferiti nella scuola di Roiano, un rione di Trieste e infine deportati in Jugoslavia nel famigerato gulag di Borovnica. Deceduto nel gulag di S. Vito di Lubiana (Borovnica) per deperimento organico nel mese di luglio 1945 in seguito alla fame e alle sevizie subite.

PULCINELLI Fulvio, nato a Fabrica di Roma (VT), il 11 marzo 1923, di Francesco e Anetrini Annunziata. Nell’ottobre 1942 frequenta la Scuola Agenti di P.S. di via Guido Reni in Roma, matricola 64823. Nell’aprile 1943 è nominato Guardia di P.S. e trasferito alla Questura di Zara, effettivo alla Compagnia Mobile. Assegnato alla Questura di Spalato, al momento dell’armistizio i partigiani comunisti di Tito entrano a Spalato, Fiume e Zara, e arrestano gli appartenenti alle forze di polizia. Dopo la cattura, assieme a 40 suoi colleghi, è fucilato dai partigiani jugoslavi in una data compresa tra il 19 e il 24 settembre 1943, dietro il Cimitero di San Lorenzo a Spalato, luogo dove sono soppresse decine di ostaggi italiani, poi gettati in tre distinte fosse comuni. Sui cadaveri sono ritrovati segni di sevizie e alcuni sono marchiati a fuoco con delle stelle a cinque punte. Fulvio Pulcinelli è dichiarato “irreperibile” in data 8 settembre 1943 a Spalato dal Distretto Militare di Viterbo. Il Comando Stazione Carabinieri di Fabrica di Roma, il 21 maggio 1948, emette un “Verbale d’irreperibilità”. Il cadavere di Pulcinelli non sarà più ritrovato.

QUADRACCI Vincenzo di Lanno e Genoveffa Martini nato a Bassanello (VT) (oggi Vasanello) il 22 maggio 1894. Vice Brigadiere di PS, coniugato, presta servizio a Trieste. Il 6 maggio 1945 i partigiani comunisti sloveni della minoranza locale lo prelevano dalla sua abitazione di Duino Aurisina in via delle Cave n. 55. Viene portato nelle carceri di Sesana (oggi Sezana, in Slovenia) da dove viene prelevato e trucidato e gettato in una foiba il 25 maggio 1945 ad Equile Lipizzano, ex provincia di Trieste, oggi Lipica in Slovenia.

RICCI Giovanni, Nato a Bassano in Teverina (VT) il 18 febbraio 1915, di Antonio e Antonia Viani. Finanziere del I Battaglione Mobilitato della Guardia di Finanza.

Internato dai tedeschi in Jugoslavia dal 9 settembre 1943 in seguito agli avvenimenti dell’armistizio, è trattenuto in prigionia anche oltre la fine delle ostilità dalle truppe del maresciallo Tito.  Deceduto nel campo prigionieri di Bor (Jugoslavia – Serbia) il 26 luglio 1946. Investito da una frana prodottasi in una galleria della miniera di rame di Bor, dove era costretto a lavorare in condizioni di semi schiavitù.

Della sua morte si viene a conoscenza casualmente, grazie a un militare della Guardia di Finanza rientrato dalla prigionia.

TAMANTINI Fabio di Giulio e Anna Borghesi, nato a Viterbo il 25 dicembre 1907. Guardia scelta di PS, in servizio a Fiume. Ivi catturato il 3 maggio 1945 da partigiani comunisti italo-croati. Fucilato a Grobnico (Fiume)  nel massacro che costa la vita a 77 italiani tra Carabinieri, Agenti di PS e Guardie di Finanza, perpetrato dai partigiani titini il 14 giugno 1945.

TIBURZI Giovanni, fu Lorenzo e di Ippolita Lucia, nato a Cellere (VT) il 24 agosto 1916, celibe, vice brigadiere dei carabinieri in servizio a Fiume. Catturato dai partigiani jugoslavi, viene fatto salire su un camion assieme ad altri commilitoni e di lui non si hanno più notizie.

PULCINELLI Fulvio, matricola 64823, Guardia di P.S.

Nato a Fabrica di Roma (VT), il giorno 11 marzo 1923, di Francesco e Anetrini Annunziata. Il 9 aprile 1942 è “Incorporato a domanda in anticipo per compiere la ferma di leva nel Deposito dell’81° Reggimento di Fanteria in Roma”. Nell’ottobre 1942 è Allievo Guardia di P.S. nella scuola Agenti di P.S. di via Guido Reni in Roma. Nell’aprile 1943 è nominato Guardia di P.S. e assegnato alla Questura di Zara, effettivo alla Compagnia Mobile. Viene assegnato alla Questura di Spalato. Il Distretto Militare di Viterbo lo dichiara “disperso per fatto d’armi di Spalato” in data 8 settembre 1943. Il Comando Stazione Carabinieri di Fabrica di Roma, il 21 maggio 1948, emette un “Verbale d’irreperibilità”. Fulvio Pulcinelli è dichiarato “irreperibile” a Spalato, poiché il suo cadavere non sarà più ritrovato.

AVVENIMENTI STORICI

Il giorno 8 Settembre 1943 viene dato l’annuncio dell’armistizio firmato dall’Italia con gli Alleati. Approfittando del caos, i partigiani comunisti di Tito entrano a Spalato, Fiume e Zara, e arrestano gli appartenenti alle forze di polizia.

A Spalato, il comandante delle truppe italiane, generale Becuzzi, privo di ordini dallo Stato Maggiore cerca un accordo con i partigiani jugoslavi consentendo loro l’ingresso in città.

I partigiani comunisti iniziano, a partire dall’11 Settembre 1943, il disarmo di alcuni reparti isolati del Regio Esercito e nel corso della giornata ordinano ai soldati la consegna delle armi.

I vertici della Marina di Spalato, il Questore ed altri funzionari della Questura abbandonano la città nella serata dell’11 settembre. Il Comune, la Prefettura, la Questura ed altri edifici pubblici sono dati alle fiamme dagli slavi.

In Questura rimangono circa 150 agenti, comandati dal Vicequestore Paride Castellini, che non abbandonano i  civili italiani di Spalato.

Nei giorni successivi la città, diventata obiettivo militare, è bombardata da aerei tedeschi. Ammassati dai partigiani sulle banchine del porto, i militari italiani, ormai disarmati, sono spezzonati e mitragliati dagli Stukas germanici con oltre duecento morti e trecento feriti.

Il generale Becuzzi con la mediazione di alcuni ufficiali americani e britannici dell’Intelligence Service, consiglieri militari presso i partigiani  jugoslavi, cerca un accordo per proteggere le proprie truppe.

Il 17 Settembre Becuzzi firma un accordo con i partigiani che tutela le truppe italiane ma in una sua clausola condanna a morte undici  persone definite dagli slavo comunisti come “criminali di guerra”. Di questa clausola approfittano gli jugoslavi per scatenare una spietata repressione anti italiana, uccidendo i vertici dell’apparato statale italiano e della comunità italiana.

Sono trucidati 10 carabinieri, 11 guardie di finanza, 41 poliziotti e circa 250 civili. Le esecuzioni sono compiute dietro al Cimitero di San Lorenzo il 19 settembre e proseguono le notti del 22 e del 24 settembre. Altri ostaggi spalatini, tra i quali molti agenti di polizia sbandati, sono sbrigativamente fucilati nelle campagne e parzialmente sepolti.

Alle vittime di Spalato si devono aggiungere quelle delle varie località della vicina Baia delle Castella. Solo una parte è identificata. Spiccano due dalmati italiani: Giovanni Soglian, illustre linguista, già direttore dell’istituto di Cultura Italiano a Sofia e Provveditore agli Studi della provincia spalatina, che rifiuta di salvarsi per poter assistere tutti gli insegnanti in pericolo e il preside del Ginnasio di Spalato Eros Luginbuhl, ferrarese, figlio di un’ebrea che nel 1944 sarà deportata e morirà nei campi di concentramento tedeschi. Prima di trucidarli, al primo gli slavi imprimono a fuoco sul petto una stella e il secondo è marchiato con una stella di fuoco sulla fronte.

La Questura di Spalato paga il prezzo più alto, con 41 scomparsi, tra i quali il Vicequestore Castellini. Alla riesumazione molti crani delle vittime risultano fracassati e alcuni cadaveri recano i segni inequivocabili delle torture.

Dopo la cattura, assieme a molti suoi colleghi, con ogni probabilità il PULCINELLI è fucilato dai partigiani jugoslavi in una data compresa tra il 19 e il 24 settembre 1943, davanti al muro del Cimitero di Spalato. Molte salme degli agenti sono rinvenute all’interno di tre fosse comuni scavate nel Camposanto.

Il generale Becuzzi abbandona Spalato il 24 Settembre  insieme al suo Stato Maggiore Divisionale, lasciando al loro destino i  propri soldati e la comunità italiana della città.

Il 27 settembre 1943 le truppe tedesche entrano a Spalato e i partigiani, che ormai hanno compiuto le loro vendette e rubato di tutto, scappano. Nei giorni successivi i tedeschi fucilano tre generali e 46 ufficiali italiani, trattati come “franchi tiratori” (il Governo del Sud non ha ancora dichiarato guerra al Reich tedesco e quindi i nostri soldati non hanno nessuna tutela giuridica) e deportano in Germania i soldati italiani catturati.

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

“DALMAZIA UNA CRONACA PER LA STORIA (1943-1944)” di Oddone Talpo , edito a cura dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma 1994;

“ALBO D’ORO LA VENEZIA GIULIA E LA DALMAZIA NELL’ULTIMO CONFLITTO MONDIALE” di Luigi Papo de Montona , edito a cura dell’Unione degli Istriani, Trieste 1989;

“PERCHÉ LE FOIBE: GLI ECCIDI IN VENEZIA GIULIA E IN DALMAZIA (1943-1950)” Lucio Toth, edito dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Roma 2006.

FONTI D’ARCHIVIO

Ruolo matricolare n.12763, conservato presso l’Archivio di Stato di Viterbo, di PULCINELLI Fulvio.