Vittorio Sgarbi: “Il principio stesso di una Commissione che stabilisca i parametri è la negazione della creatività. Restituire agli artisti la loro libertà, la loro dignità, il loro decoro”

NewTuscia – ROMA – «Mi sembra che ciò che il Movimento Spettacolo dal Vivo chiede è che non vi sia un’inquisizione che, al di là della realtà artistica, stabilisca con parametri, regole, metodi quelli che sono ammessi e quelli che non sono ammessi. È l’opposto dello spirito dell’arte.

Mi sono occupato di molte cose e, come assessore a Milano, mi sono molto appassionato alla vita dei teatri milanesi che sono i più vivi d’Italia, piccoli e grandi, e, oltre ai contributi ai grandi teatri come La Scala e il Piccolo, mi sono occupato di Out Off e ho visto quanta energia e vitalità vi sia, che è ingiudicabile. Il principio stesso di una Commissione che stabilisca i parametri è la negazione della creatività. Chi può stabilire i parametri per dire se Klimt o Schiele siano artisti? Quelli che vengono dall’accademia? Qual è il criterio? Per cui c’è un errore di fondo che sottopone a un giudizio ciò che è legato alla creatività: uno pensa ad Antonio Rezza, per esempio, artista, chi deve giudicarlo, chi deve dire se va bene? Oppure tutti quelli che vanno da Carmelo Bene a Dario Fo. Nella storia stessa della creatività, nel principio che indicava Brecht («se vuoi diventare una guida, devi dubitare delle guide»), è chiaro che ciò che uno fa nello spirito creativo non può essere inteso da una commissione di quattro imbecilli che sono messi lì per ragioni politiche, per ottenere il solo risultato di tagliare i fondi.

Mi pare che vada eliminata la Commissione consultiva. È chiaro che l’accesso a un finanziamento deve essere garantito da capacità, a giudicare le quali il primo è il pubblico. Il pubblico ha una voce più importante. Come in una classe si dovrebbero far votare gli allievi per sapere se il professore è capace e non il contrario, qui siamo di fronte a un fenomeno analogo.

Mi pare che poche volte in questa Commissione ho visto una richiesta così limpida di richiamo alla dignità intesa come libertà creativa. Quando fu processato per eresia Paolo Veronese a Venezia, lui disse «noi artisti siamo come i bambini e come i matti, non dobbiamo essere giudicati». Se vuole che l’Ultima Cena invece di avere tredici persone ne abbia magari ventiquattro, ne avrà ventiquattro, è la sua Ultima Cena, non possiamo stabilire come deve essere fatta. Quindi, quando leggo qui che cento realtà sono state escluse da una Commissione consultiva nel triennio 2018/2020, penso che quelle cento escluse sono quelle che hanno dignità e decoro per essere ammesse. Quindi occorre trovare gli spazi in cui la creatività si manifesti.

È evidente che ciò che avviene nel teatro avviene nel circo, dove c’è stata l’inutile battaglia contro gli animali, come se fossero più protetti nella libertà. Anche nella televisione: l’anno che abbiamo davanti è l’anno di Raffaello e le televisioni nazionali fanno qualunque cosa meno che diffondere la conoscenza, come la televisione potrebbe fare. Un tempo il teatro stesso passava per la televisione, quindi si poteva vedere quello che non vedevi a teatro. È chiaro che deve essere stabilito un rapporto stretto fra la principale impresa culturale italiana, che è la televisione, e il teatro e l’arte. È un monito che consegue a quello che leggo qui.

Mi pare che aver convocato le Commissioni, per mettere insieme lavoro e cultura su questo tema, sia restituire agli artisti la loro libertà, la loro dignità, il loro decoro. Non è assolutamente accettabile che ci sia una Commissione, e me ne rendo conto perché vedo molti esperti che vengono chiamati dai magistrati a fare le perizie sulle opere d’arte dichiarate false: i veri falsari sono gli esperti! Loro sono falsi. Vi ricordate i Modigliani famosi? Di quei Modigliani almeno la metà sono buoni, ma gli esperti chiamati a giudicarli sono totalmente incapaci. Ora il magistrato, come il Ministro – magister e minister – chiama esperti che stabiliscono, sulla base di non so quale principio, e diventano arbitri di una vicenda che li vuole tutto meno che arbitri. Quindi credo che questa istanza poggi su un dato certo: l’inadeguatezza di quelle Commissioni che non hanno il titolo per stabilire chi di voi e quanti di voi debbano entrare all’interno di quello che si chiama FUS. Potrebbe chiamarsi in un altro modo, il FUS sembra quasi una minaccia: è una cosa pericolosa.

Sono felice di essere arrivato anche all’ultimo momento, perché il potere spropositato e privo di controllo delle Commissioni è una realtà legata all’ignoranza e non alla cultura, e occorre battere quella forma di ignoranza»