Omicidio Fedeli, l’accusa: non può esserci stata alcuna colluttazione

NewTuscia – VITERBO – La famiglia di Norveo Fedeli respinge l’ipotesi di una colluttazione con Pang come offensiva e insensata. A distanza di quasi nove mesi dalla morte del proprietario 73enne della jeanseria di via San Luca, la difesa del 23enne coreano accusato del suo omicidio parla di una colluttazione avvenuta tra i due in seguito ad un diverbio: la vittima avrebbe aggredito Michael Pang con un coltellino ferendolo sui polpastrelli delle dita e all’addome. Si sarebbe, dunque, solo difeso.

L’avvocato della famiglia Fedeli si affida alle prove ritrovate e, in questo caso, alla loro assenza. Non ci sono tracce della colluttazione descritta, ne del sangue di Pang, che avrebbe dovuto lasciare almeno qualche traccia dato che i polpastrelli sono zone molto irrorate di vasi sanguigni e non bisogna dimenticare che il corpo di Norveo era stato trascinato lontano dalla vetrina; sarebbe stato logico trovare il suo sangue sui vestiti della vittima.

Oggi al processo contro il giovane coreano, imputato di omicidio aggravato a scopo di rapina, saranno chiamati a deporre i primi testimoni dell’accusa. Pang era stato incastrato poco dopo l’omicidio dalle telecamere di sicurezza della zona mentre usciva dal negozio con una busta avvolta intorno alla scarpa sinistra, forze per occultare le tracce del sangue della vittima che ricopriva il pavimento. Dopo poche ore la confessione in carcere.