Il presidente Mattarella ha ricordato a Livorno la figura di Carlo Azeglio Ciampi come l’uomo dell’orizzonte comune, della coesione e dell’unità del Paese. Le parole di Ciampi a Viterbo nel 2002

di Stefano Stefanini

NewTuscia – LIVORNO – Carlo Azeglio Ciampi “può, a buon titolo, essere definito l’uomo dell’orizzonte comune. Nella sua vita professionale, nel lungo servizio prestato, con grande integrità, alle istituzioni della Repubblica, ha sempre avuto chiaro un obiettivo: quello della coesione e della unità del Paese”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha iniziato ieri, 15 gennaio, il suo ricordo di Carlo Azeglio Ciampi al teatro Goldoni di Livorno dove al suo arrivo è stato accolto dagli applausi e con il saluto ‘Presidente, presidente’ di 500 bambini delle scuole elementari e medie.

Noi ricordiamo come in occasione della scomparsa del presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel settembre del 2016, il pensiero è subito andato alla sua esperienza di Capo dello Stato che ha riavvicinato il palazzo al Popolo, con il rigore e la trasparenza di chi ha servito lo Stato prima nella competenza dell’autorità monetaria e nell’ingresso nella moneta unica europea, e poi come presidente del Italiani, sulla scia e l’esempio di Sandro Pertini.

Il ricordo è andato alla visita alla Città di Viterbo del  25 febbraio 2002  quando, firmando  sull’Albo d’onore del Comune di Viterbo, il presidente ha scritto:  “A Viterbo, che serba con amore gloriose memorie architettoniche, testimoni di una storia illustre; a Viterbo, che persegue con lucido impegno progettuale, forte della laboriosità della sua gente e del felice rapporto fra territorio e centri universitari di insegnamento e di ricerca, la realizzazione di un modello di sviluppo civile, economico e sociale di cui beneficeranno la Tuscia e l’intera Regione Lazio, va il mio augurio di successo e il mio ringraziamento per la calda accoglienza.

Due suoi libri che conservo gelosamente per i Valori vissuti che riassumono sono: “Dizionario della Democrazia” edito nel 2005, che raccoglie i discorsi più significativi del suo Settennato presidenziale, e nella cui prefazione Sergio Zavoli caratterizza il presidente Ciampi come “un uomo che ha ben presenti le sue distinzioni ideali, morali e civili. Lo accompagna dalla giovinezza, la convinzione che giustizia e libertà siano inseparabili e che la libertà vada difesa, di giorno in giorno, anche dal Quirinale.”

Un altro testo “A un giovane Italiano” scritto nel 2012, racconta del tentativo di scorgere un ‘domani’ possibile, ispirato da un giovane che ha combattuto, dopo la guerra di Liberazione, ha contribuito alla Ricostruzione e al progresso del suo Paese.  Il possibile domani di coloro che oggi si trovano a vivere quell’età che l’uomo adulto rimpiange quanto più se ne allontana.” I giovani di oggi, per la prima volta, si vedono privati della speranza di un futuro migliore. È questa la grande differenza rispetto a chi ha vissuto drammatiche esperienze come la guerra, l’8 settembre, la lotta di liberazione, ma ha sempre confidato, anche nei momenti più neri, in una rinascita. Di fronte alla crisi che stiamo attraversando, la peggiore dai tempi della Grande Depressione, l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non intende offrire modelli da seguire né appellarsi all’esperienza.

Per superare un crollo globale che ha messo a nudo responsabilità, limiti, contraddizioni della nostra società, la stella fissa, la bussola indicata da Ciampi “sono i princìpi di libertà, solidarietà, equità”, “il rispetto dovuto alla dignità di ogni uomo, indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle, dalla religione professata; sono i valori alla base della civiltà occidentale”. Su questi princìpi, così come sui concetti chiave di uguaglianza, merito, diritto all’istruzione, Ciampi invita a riflettere ogni “giovane italiano”, e tutti coloro che intendono operare per il bene comune: non si tratta di idee di cui i “vecchi” hanno l’esclusiva, ma di “virtù civili” che le generazioni devono trasmettersi, se vogliamo restituire un senso al nostro stare insieme.

Chi scrive ha più volte letto e commentato in televisione e su Newtuscia.it con i giovani degli Istituti superiori in occasione delle festività del 25 aprile e del 2 giugno questo testo, questa “lettera ai giovani italiani di oggi” e sempre ne abbiamo tratto importanti valori di speranza, di volontà, di impegno per un domani da migliorare con le proprie capacità personali ed i propri Ideali.   

La partecipazione delle nuove generazioni alla vita delle istituzioni fu un impegno costante del presidente Ciampi, perché il senso di appartenenza alla Cosa comune alla Repubblica e quindi la partecipazione politica apra le proprie porte verso l’esterno, coinvolgendo i ragazzi ed i giovani in un circuito virtuoso che servirà, a lungo andare, a favorire la conoscenza del funzionamento della macchina amministrativa e mettere le basi per il ricambio generazionale a partire dagli enti locali.

Dai giovani viene indirizzato un segnale chiaro al resto del paese: di impegno di una “cittadinanza attiva”, di partecipazione dei ragazzi nel mondo della scuola, con i loro insegnanti, come parte attiva del rinnovamento della società civile, che si esprime e si impegna sui temi di rilevanza costituzionale, in una forma di apprendimento ed educazione alle “Virtù pubbliche” di impegno per il Bene Comune, al di là dei cattivi esempi che spesso vengono dal mondo della politica.

Il presidente Ciampi ha più volte ribadito: “…Oggi la nostra Costituzione è viva e attuale, perché in essa gli italiani si riconoscono ogni giorno, per il loro attaccamento al lavoro, alla solidarietà, all’impegno per la Patria, nel servizio civile e militare, nelle amministrazioni dello Stato, nelle Forze dell’Ordine, ma anche nel volontariato e nella semplice educazione alla libertà e alla collaborazione tra i cittadini.” Queste parole pronunciate il 25 aprile 2003 al Quirinale (“Dizionario della Democrazia” pag.63) appaiono oggi, ancora più attuali, di invito a sentirci tutti parte di un Progetto comune di crescita sociale e ci rendono, nonostante tutto, orgogliosi di essere italiani.

Il presidente emerito della Repubblica C.A. Ciampi con il presidente Sergio Mattarella. (foto Ansa)