Presepe settecentesco di Acireale: un tesoro da valorizzare (Foto e video)

Simona Urzì (https://instagram.com/simona.fashion.beauty)

NewTuscia – ACIREALE (CATANIA) – Situato nella chiesetta di Santa Maria della Neve, il presepe settecentesco di Acireale rappresenta una delle creazioni maggiormente suggestive del territorio siciliano, in particolare della provincia di Catania. L’opera d’arte si trova all’interno di una grotta di pietra lavica, avvolta in uno scenario naturale e caratteristico. La realizzazione risale al ‘700, quando in un sabato di fine estate del 1741 Don Valerio Mariano ed altri suoi confratelli, rientrando da un pellegrinaggio, si trovarono a percorrere il bosco di Aci, strada dissestata che serviva a collegare le città con le frazioni marinare abitate da pochi pescatori. Improvvisamente gli uomini si imbatterono in un violento temporale di fine agosto e furono costretti a rifugiarsi all’interno di una grotta lavica, che si diceva fosse abitata da presenze demoniache e belve feroci che non erano nient’altro che i briganti che si nascondevano all’interno della grotta e che assalivano i passanti che percorrevano il tragitto con i carretti. Da lì, folgorati dalla bellezza di un paesaggio così suggestivo e naturale, nacque l’idea di trasformare quella grotta in un luogo fonte di fede e di speranza. Tuttavia il presepe fu completato e poi aperto ai fedeli solamente alla vigilia di natale del 1752 dove la grotta viene consacrata come Santa Maria del Presepe. Solamente ad inizi 800 prenderà il nome di Santa Maria delle Neve.

Il presepe è composto da 35 personaggi ad altezza d’uomo che presentano il volto in cera ed il corpo in legno. L’arte della ceroplastica, arte antichissima, era molto utilizzata dagli antichi romani e dagli antichi greci. Tuttavia grazie all’artista siracusano Gaetano Zummo ritrova un momento di spendore anche in Sicilia nel periodo settecentesco. Egli infatti realizzò con le cere le parti anatomiche dei corpi umani, poiché era specializzato nel mostrare la devastazione che portavano alcune malattie sui corpi. Egli poi portò anche queste cere agli studenti di medicina che studiavano per diventare medici.

Nel corso dell’800 alcuni artisti come Mariano Cormaci (acese) e Santi Gagliani (romano) arricchirono il presepe con nuovi personaggi. Si narra che la nipote di Cormaci possedesse una ricetta segreta per la realizzazione di cere così perfette, con tanto di rughe, occhiaie e pigmentazione, perché dopo di loro nessuno ha mai più realizzato dei lavori così perfetti. Da subito la nostra attenzione, grazie anche al gioco di luci, si sposta sulla scena principale della Natività. Gesù bambino a differenza delle altre figure è realizzato in legno. Dando uno sguardo al presepe possiamo scorgere anche altre figure che nascono a partire dal 700′ in poi nei presepi meridionali come l’uomo seduto “Innaru”, ovvero gennaio, il mese più freddo dell’anno. L’uomo nella simbologia dei presepi rappresenta quegli individui che sono ai margini della società poiché non accettati dal popolo. Egli si riscalda nella sua pentola che immagina sia il calore del popolo. Ha lo sguardo fisso in alto, quasi rassegnato alla sua vita, ma con ancora quel pizzico di speranza di essere accettato e di poter anche lui rivestire la scena centrale del presepe. In fondo dietro il bue e l’asinello troviamo due figure molto significative nella simbologia dei presepi siciliani: l’uomo con la mantella verde e la donna con la cesta in testa. L’uomo sarebbe il “maravigghiatu da rutta “(il meravigliato dalla grotta) che vedendo la luce fortissima della stella cometa decide di seguirla, rimanendo meravigliato dall’amore trovato in un ambiente apparentemente così angusto.

La donna accanto a lui invece è “a susannedda” (la piccola Susanna) ed è una pastorella che, avvertita della notizia che una famiglia proveniente da molto lontano era appena arrivata nella grotta dove probabilmente avrebbe partorito il salvatore dell’umanità, riempie un cesto con tutto ciò che possiede nella sua povertà per portarlo in dono alla famiglia. Ella rappresenta tutte le donne del mondo che si prendono cura prima degli altri e poi di loro stesse. Alla nostra destra i personaggi del popolo vengono rappresentati con colori poveri come il bianco ed il grigio. La scena centrale invece utilizza colori che attirano l’attenzione, nonostante gli abiti non siano lussuosi . I re magi invece indossano abiti ricamati con fili d’oro all’interno ma nonostante la diversità di rango tuttavia i visi di ogni personaggio sono accomunati dalla stessa commozione nell’osservare la scena della Natività. Dietro di loro vi sono due uomini che non si vedono spesso nei presepi e sono gli uomini di colore con la casacca arancione; sono armati e possiedono due lance perché rappresentano la scorta del re magio Baldassarre. I diversi personaggi del presepe in seguito all’azione corrosiva del tempo, dell’umidità e dei microorganismi hanno necessitato di un restauro. Il primo è avvenuto durante i primi anni del 900 ad opera del ceroplasta acese Giovanni Strano.

Nel 1979 arriva poi la sovraintendenza ai beni culturali di Catania che procede ad un secondo restauro e da dimora fissa al presepe che fino ad allora veniva montato e smontato tutti gli anni. Inoltre fino ad allora la tradizione voleva che la frutta presente nel presepe fosse vera, e spesso chi il 24 dicembre andava ad ascoltare la messa portava con sé della frutta da aggiungere al presepe. Tuttavia al fine di preservare il presepe anche questa tradizione è stata interrotta. Tra gli altri personaggi del presepe troviamo il bue e l’asinello che sono stati realizzati in legno, mentre la gallina e la pecorella in gesso. L’uccellino che si trova all’interno della gabbietta invece è impagliato e rappresenta una specie ormai estinta. Ancora, alla nostra sinistra ritroviamo un quadro realizzato da Vito D’Anna, uno degli artisti maggiormente apprezzati dell’arte rococò in Sicilia, che rappresenta appunto la Natività. Egli era palermitamo e lavorava presso la bottega di Pietro Paolo Vasta, importante artista acese. La pala d’altare viene realizzata tra il 1740 ed il 1744, ed è fortemente caratterizzata da uno stile barocco. Attualmente il presepe settecentesco è gestito dall’associazione Presepe Settecentesco di cui le presidentesse sono Paola Riccioli e Giuliana Pistara’. Siamo stati accolti dalla volontaria Roberta Grasso, che con grande disponibilità e gentilezza ci ha fornito tutte le informazioni necessarie. Il presepe può essere visitato sia durante le festività natalizie, che durante l’anno su prenotazione. Quindi che aspettate? Noi lo abbiamo visitato subito dopo la visita del presepe vivente a Santa Maria la Scala, di cui parlerò nel prossimo articolo, e ne siamo rimasti davvero entusiasti.