La crisi del settore olivicolo, le regioni sollecitano misure concordate con governo e parlamento

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – In ambito delle politiche agricole, la crisi di mercato del comparto olivicolo rappresenta un’emergenza economica e sociale che impone misure urgenti ed adeguate, atte a garantire la ripresa dell’attività produttiva ed a favorite la sopravvivenza di molte imprese agricole. Occorre necessariamente e repentinamente dichiarare uno stato di crisi del settore prevedendo un provvedimento legislativo specifico, in grado di attivare misure previdenziali, fiscali  e creditizie a favore degli operatori olivicoli in difficoltà.

Per questi motivi, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha approvato un ordine del giorno – che il Presidente Stefano Bonaccini ha inviato al Ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova – in cui sono delineate alcune proposte di intervento che possono rappresentare un primo contributo per avviare un confronto per il superamento dell’emergenza.

Ecco in estrema sintesi i contenuti  dell’ Ordine del giorno adottato dalle regioni
sulla crisi del comparto olivicolo.

Con riferimento alla grave crisi che investe il comparto oleicolo rappresentata da due ordini di problemi:
– il forte calo di produzione delle olive dovuto ad una serie di concause ma principalmente agli andamenti climatici anomali a cui si è assistito nel corso dell’anno con pesanti ripercussioni per gli olivicoltori e per la rete dei frantoi. I cambiamenti climatici stanno sempre più anticipando la ripartenza vegetativa delle piante e la conseguente fioritura, con ritorni di clima freddo a primavera inoltrata, piuttosto che sbalzi di calore estivo o con gravi avversità atmosferiche autunnali condizionando l’andamento vegetativo anche di specie mediterranee e resistenti come l’olivo. Tali condizioni hanno inoltre permesso il proliferare di gravi fitopatologie;

– la grave crisi di mercato registrata dagli operatori del Settore dovuta essenzialmente alla notoria disfunzione tra costi sostenuti dalle imprese e quelli dei paesi competitor, alle politiche dei prezzi dell’olio che hanno subito un forte calo all’origine, ed alla produzione inevasa;

La situazione è di grandissima difficolta, con un’allarmante perdita di competitività rispetto ai principali competitor europei. Trattasi di una crisi di mercato estremamente grave, percepita in modo crescente dai diversi operatori dell’intera filiera olivicola. A fronte della crescita costante dei costi di produzione sostenuti dagli imprenditori — che devono fare i conti con fattori decisamente variabili come le condizioni climatiche avverse di cui sopra, le avversità fitopatologiche, i prezzi del caro energia e non per ultimo la crescente pressione fiscale imposta – gli stessi subiscono prezzi di vendita delle produzione, che mortificano la qualità del loro lavoro, dovuti alla concorrenza di Paesi produttori terzi dove, sovente, vigono regole diverse e meno “stringenti e rispettose” in termini di sistemi produttivi adottati, in termini di tutela della qualità dei prodotti e di garanzie dei diritti dei lavoratori.

Ne consegue che la crisi di mercato del comparto olivicolo rappresenta un’emergenza economica e sociale che impone misure urgenti ed adeguate, atte a garantire la ripresa dell’attività produttiva ed a favorite la sopravvivenza di molte imprese agricole.

Occorre necessariamente e repentinamente dichiarare uno stato di crisi del settore prevedendo un provvedimento legislativo specifico, in grado di attivare misure previdenziali, fiscali creditizie a favore degli operatori olivicoli in difficoltà.  Inoltre, occorre, dare piena attuazione agli interventi previsti dal decreto legge 29 marzo 2019, n. 27, convertito con modifiche dalla legge 21 maggio 2019, n. 44, che prevede diverse misure di emergenza per il comparto olivicolo.

Le regioni hanno altresì proposto una serie di ipotesi di interventi per dare risposte concrete alla situazione emergenziale del comparto:

–  prevedere misure nazionali di emergenza, ad esempio a copertura dei costi connessi alle scadenze fiscali e previdenziali degli operatori del settore;

–  autorizzare un anticipo del 90% del premio accoppiato per l’olio biologico;

–  prevedere misure eccezionali a livello comunitario volte ad evitare minacce di turbativa del mercato causate da aumenti o cali significativi dei prezzi;

–  attivare campagne informative ed educative ben strutturate e rilevanti di valorizzazione dell’olio italiano, al fine di accrescere la consapevolezza dell’elevato livello qualitativo di questo prodotto. Sviluppare processi di informazione/educazione alimentare per far percepire con efficacia le qualità dell’olio extravergine di oliva, italiano in particolare, quale bene differenziato in grado di esaltare, al pari del vino, la varietà, l’origine anche regionale e le caratteristiche organolettiche del prodotto;

–  contrastare le politiche della distribuzione organizzata del sottocosto, che oltre al danno economico notevole contribuiscono a creare una immagine costantemente al ribasso dell’olio extravergine che non valorizza il lavoro dei nostri olivicoltori;

–  differenziare il prodotto con obbligo di origine anche dei blend, rafforzando la normativa sull’etichettatura a tutela seria e forte del Made in Italy;

– prevedere l’attivazione dello stato di calamità e dei relativi processi derogatori e risarcitori che ne conseguono per la grave crisi dell’olivicoltura dell’area del Garda ricompresa nei territori di Veneto, Lombardia e Provincia Autonoma di Trento;

– per affrontare il calo produttivo dovuto alla mosca olearia, valutare l’opportunità di prorogare di almeno sei mesi l’utilizzo del dimetoato, la cui commercializzazione è consentita solo fino al 31 gennaio 2020 mentre è ancora ammesso nei Paesi extra UE che ne ricavano un ulteriore vantaggio competitivo. Parallelamente avviare una ricerca tesa ad individuare metodi e strumenti alternativi al prodotto in questione.