A Marta i comitati no geotermia: “Rischi enormi su salute e falde acquifere” (Foto e video)

NewTuscia – MARTA – Geologi autorevoli ed indipendenti sia nazionali che internazionali sostengono che per le sue peculiarità geologiche associate all’essere un territorio popolato, il bacino del Lago di Bolsena non è adatto alla Geotermia elettrica industriale. Non solo con riferimento alla tecnologia tradizionale, la “Flash”, utilizzata sull’Amiata, ma anche con riferimento a quella innovativa cosiddetta “Binaria” che ha ricevuto a fine luglio l’ok del governo Conte I per una Centrale pilora a Castel Giorgio. Si tratta di una tecnologia mai sperimentata in simii condizioni in Italia e noi non vogliamo fare da cavia rispetto al rischio concreto di disastri ambientali irreversibili. Ci riferiamo a: induzione di terremoti anche di alta intensità; inquinamento dei bacini di acqua potabile; abbassamento delle falde acquifere con coseguente ristagno del lago; subsidenza (abbassamento del terreno nella zona de prelievo del fluido geotermico.

Ricordiamo inoltre che 30 anni di geotermia elettrica industriale, con tecnologia Flash, hanno portato l’Amiata ad essere “zona di crisi”. In particolare: +13% di mortalità maschile rispetto ai comuni vicini (oltre ad un forte aumento di malattie cardiovascolari, neurologiche, respiratorie e malformazioni genetiche); caduta verticale dell’imprenditoria dell’agricoltura e del turismo; caduta del valore immobiliare.

Segnaliamo che tutto attorno al Lago varie imprese hanno fatto richiesta ufficiale per le ricerca della risorsa geotermica (la prima fase del processo di richiesta d’impianto geotermico), nell’ottica, sembrerebbe, di im

pianti Flash e che ci sono anche 3 richieste di Impianti geotermici, 2 pilota con la tecnologia binaria, a Latera e a Torre Alfina ed uno sempre a Latera, con la tecnologia dell’Amiata, la Flash, direttamente sul sito della vecchia centrale Enel.

“1500 magawatt potrebbero trovar spazio nella Tuscia, nello specifico sui territori attorno al lago di Bolsena”, sono le recentissime dichiarazioni di Righini (manager della ditta che ha appena ottenuto l’ok per la costruzione della centrale geotermica di Castel Giorgio) nella sede di Confartigianato Viterbo, riportate dalla stampa. Significherebbe una capacità quasi doppia di quella installata in Italia (800 megawatt) e più di 10 volte quella dell’Amiata (120 megawatt).

In questa prospettiva la centrale di Castel Giorgio sembrerebbe rappresentare un primo avamposto ai margini del bacino lacustre per “saggiare” la capacità di resistenza del territorio in vista di questa possibile ambiziosa colonizzazione del lago di Bolsena.

Dobbiamo quindi da un parte informarci e mobilitarci il più possibile e dall’altra contribuire a sostenere le spese per il ricorso al Tar contro la decisione del governo di autorizzare l’impianto di Geotermia elettrica industriale di Castel Giorgio: un coordinamento di associazioni e comitati del Lago di Bolsena, dell’Alfina e dell’Orvietano ha dedicato un conto bancario specifico su cui disporre il versamento: