In attesa del discorso di Capodanno del Capo dello Stato Sergio Mattarella e le prospettive del 2020: impegno per affermare l’identità nazionale e la coesione tra istituzioni e cittadini

Stefano Stefanini     

NewTuscia – VITERBO – 31.12.2019

Con queste riflessioni non è nostra intenzione anticipare i contenuti del messaggio che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella rivolgerà agli Italiani questa sera, in occasione del Capodanno 2020, ma soltanto invitare a seguire con attenzione le tematiche che il presidente sottoporrà agli italiani, alla società civile, alle istituzioni ed al mondo della politica.

Lo stile ed i Valori affermati con sobrietà istituzionale e  rigore costituzionale  dal presidente Sergio  Mattarella si caratterizza per una decisa assunzione di responsabilità nelle dimensioni della tutela  dell’unità nazionale e della speranza racchiusa nelle attese e nelle aspirazioni dei cittadini, nei momenti difficili del periodo storico che stiamo vivendo e nel dialogo costante con istituzioni e cittadini  per risollevare le prospettive socio-economiche e valoriali-culturali del popolo, nell’ispirazione ai fondamenti  della Costituzione repubblicana.

Dalle anticipazioni trapelate, due saranno i temi sviluppati dal Capo dello Stato:

  1. Impegno per affermare e consolidare l’identità nazionale;
  2. Ispirare coesione tra istituzioni e cittadini, valorizzando i corpi intermedi della società civile, in particolare famiglie, scuola, associazionismo, sindacati, partecipazione politica e volontariato.

Già in occasione degli auguri alle Istituzioni il presidente aveva rilevato come nel momento storico che viviamo il confronto politico assume sovente toni molto aspri; e anche alcuni recenti passaggi parlamentari hanno fatto registrare tensioni.

Sappiamo che la politica comporta anche scontri.

A tale riguardo il presidente ha voluto ricordare alcune parole di Aldo Moro: “Anche se talvolta profondamente divisi… sappiamo di avere in comune, ciascuno per la propria strada, la possibilità e il dovere di andare più lontano e più in alto”. “Non è importante che pensiamo le stesse cose” invece è di straordinaria importanza – scriveva – la “comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo”.

Se ne possono trarre due preziose indicazioni.

La prima: chi riveste ruoli istituzionali deve avvertire la responsabilità di farlo in nome e per conto di tutti i cittadini. Aveva ben presente, Moro, il grave pericolo – purtroppo confermato dagli eventi successivi – che corre una società attraversata da lacerazioni profonde.

Il bene comune è, appunto, bene di tutti, nessuno escluso. E chi amministra la cosa pubblica, chi è chiamato al compito di governare esprime, certo, gli orientamenti della maggioranza ma con il dovere di rispettare e garantire la libertà e i diritti degli altri, delle minoranze. Questa è l’essenza della democrazia, che richiede rispetto reciproco.

Il rispetto rappresenta il più efficace antidoto all’intolleranza, foriera di conseguenze negative.

La seconda indicazione è quella di confrontarsi, con lungimiranza, sulle prospettive, sull’ampio orizzonte del futuro.

A volte parliamo del futuro come di un domani lontano, cui non dedicare grande attenzione, oppure un domani che giungerà all’improvviso.

Invece il futuro è già cominciato: scrive sulle pagine del nostro presente. Il futuro ci riguarda già oggi perché sta cambiando le nostre vite.

Siamo pienamente dentro un cambiamento vorticoso e inedito. Il mondo in cui ci troviamo è diverso da quello che abbiamo conosciuto. Il modo in cui viviamo è differente.

Cambiano le tecnologie, gli strumenti della nostra quotidianità, le nostre abitudini. I linguaggi, gli stili di vita, i lavori, i tempi con cui organizziamo le nostre giornate. Cambia l’ambiente in cui viviamo, il clima e, in conseguenza di questo, si aggravano gli effetti dei fenomeni naturali sui nostri territori.

E’ forse questo uno degli aspetti più evidenti e più dirompenti del cambiamento.

Oggi i mutamenti climatici fanno apparire fragili ed esposti i nostri territori. Insicure le popolazioni che si trovano ad affrontare le drammatiche conseguenze di calamità che sarebbe illusorio definire eccezionali, data la frequenza con la quale si ripetono.

Quanto accade rilancia la necessità di definire una nuova idea di cura del territorio e della sua difesa, basata sulla prevenzione del rischio, e non centrata sulla fase dell’emergenza. Prevenire è un dovere.

La cultura digitale moltiplica le opportunità, amplia le conoscenze. Ma troppo spesso l’accesso a queste possibilità, a queste conoscenze non è uguale per tutti. Il divario digitale è sempre più palesemente un fattore di profonde diseguaglianze.

Cambiamenti e potenzialità nuove, di cui abbiamo via via preso coscienza in questi anni, avanzano molto più velocemente e incessantemente di quanto i nostri modelli tradizionali riescano a recepire.

Mutamenti climatici e realtà digitale sono paradigmi di un tempo davvero inedito.

Il tradizionale e frequente augurio “felice anno nuovo” esprime il fascino e la suggestione del futuro.

Non ci si può limitare a subire gli eventi, lasciando a dinamiche incontrollate il compito di decidere come sarà il mondo nuovo.

La fase prolungata di debolezza dell’economia ha inciso fortemente sull’apparato produttivo del nostro Paese, con pesanti conseguenze occupazionali e gravi fenomeni di disgregazione sociale.

Ecco la missione per cui combattere e il nemico da sconfiggere insieme: la mancanza di lavoro, quel lavoro indicato come fondamento della nostra Repubblica. Il lavoro che, quando c’è, è sovente precario o sottopagato.

Serve il lavoro, remunerato e tutelato, anche nella sicurezza, come rimedio alla frammentazione sociale e come elemento centrale della ripresa economica.

Un lavoro che possa essere il risultato di investimenti che accrescano la produttività del sistema e che affrontino i nodi che frenano lo sviluppo.

La stessa ferita dell’emigrazione forzata di tanti nostri giovani è frutto di questa situazione di stallo, al cui superamento vanno indirizzati tutti gli sforzi delle Amministrazioni della Repubblica, delle forze economiche e sociali, delle energie dinamiche della società civile, dei suoi corpi intermedi, del mondo della scienza e della cultura.

 Una grande alleanza tra le qualità, spesso sottoutilizzate della straordinaria rete di competenze e capacità imprenditoriali del nostro Paese, dei suoi territori, dei suoi Sindaci. Delle sue Regioni la cui autonomia rappresenta un valore costituzionale e apporta un contributo di grande rilievo che qualifica l’unità nazionale.

 

Queste potenzialità possiamo e dobbiamo investirle anche per rafforzare l’Unione Europea, di cui siamo fondatori. Ne abbiamo il prestigio, l’autorevolezza e l’interesse.

L’Europa è casa nostra, e costituisce l’ambito di integrazione essenziale per consentire al nostro Paese di misurarsi con questioni divenute – piaccia o meno – globali e che solo a questo livello possono trovare soluzioni efficaci. In un mondo, i cui gli attori protagonisti hanno ormai dimensioni continentali.

L’Unione Europea ha avviato una fase di importante rifondazione, per la prosecuzione, con coraggio, di un processo di integrazione equilibrato e solidale; e per un ruolo più incisivo in ambito internazionale. Il nostro contributo sarà tanto più significativo quanto più la nostra presenza ai tavoli negoziali saprà essere qualificata nelle proposte e ferma nel sostegno di una visione che valorizzi gli interessi comuni.

Nell’incontro di auguri per il 2019 abbiamo accolto, con apprezzamento generale, l’elezione di una senatrice alla Presidenza del Senato, quest’anno salutiamo, con altrettanto apprezzamento, la nuova Presidente della Corte Costituzionale e la nuova guida dell’Avvocatura Generale dello Stato. Si tratta di scelte che evidenziano come il merito non trovi ostacoli di genere.

La presenza delle donne ai vertici delle istituzioni e nei ruoli di responsabilità delle imprese e della società civile è uno straordinario fattore di crescita e di equilibrio. In questa occasione desidero rinnovare la riconoscenza della Repubblica alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, agli Organismi di informazione per la sicurezza, a tutte le Forze impegnate, insieme alla Magistratura, per debellare la criminalità, per contrastare l’illegalità, per prevenire minacce alla convivenza civile. Nei loro confronti va espressa, insieme agli auguri, l’assicurazione della alta considerazione dell’impegno profuso.

Profonda gratitudine ha espresso il presidente  alle amministrazioni, ai Servizi e ai Corpi dello Stato. Dai Vigili del Fuoco alla Protezione Civile, dal mondo della sanità a quello della scuola.

Le nostre Forze armate continuano a farsi apprezzare nel mondo per la loro professionalità e per il loro senso di umanità. Ai nostri militari che trascorreranno le festività in missione all’estero, formulo gli auguri più cordiali. Come ai tanti volontari, impegnati in diverse parti del mondo in opere di solidarietà e di sostegno allo sviluppo. Di Forze Armate, Forze dell’Ordine, di Corpi dello Stato ricordiamo, con commozione e riconoscenza, quanti sono caduti nell’espletamento del dovere.

Con questi presupposti disponiamoci all’ascolto delle parole di Augurio che il Capo dello Stato rivolgerà agli Italiani nella serata della vigilia di Capodanno 2020.

Auguri di un anno di crescita e laboriosità a tutti i nostri lettori!