Lettera aperta degli studenti vincitori del concorso sulla shoah al sindaco Caprioli

Il sindaco di Civita Castellana Franco Caprioli
Il sindaco di Civita Castellana Franco Caprioli

NewTuscia – CIVITA CASTELLANA – Gentile Sindaco, Apprendiamo dalla stampa la scelta della sua amministrazione di modificare il premio del concorso “I giovani incontrano la shoah”. Tale decisione, che precluderà a una trentina di studenti di poter vivere un’esperienza formativa come è un “viaggio della memoria”, ci lascia perplessi. Proprio per questo abbiamo deciso di raccogliere le testimonianze di chi quel viaggio l’ha vinto ed è partito per Cracovia, con la speranza che lei possa comprendere cosa è significato per noi e cosa invece potrebbe significare per i tanti studenti che a quel viaggio vorrebbero proprio prendere parte.

Confidando nella sua comprensione, la lasciamo alle nostre testimonianze:

«Ho vinto il viaggio per Auschwitz e Birkenau partecipando al concorso sulla shoah della mia scuola. Ce l’ho messa tutta per vincere perché fin da piccola ho cercato di capire quanto l’uomo potesse essere disumano, ero curiosa. Sono arrivata in Polonia, un paese freddissimo e un po’ cupo, per poi andare ad Auschwitz. Mi sono trovata davanti ad un cancello enorme con su scritto in tedesco “IL LAVORO RENDE LIBERI” … ero un po’ confusa mi ricordo che l’ho fissato per un po’. Una volta entrate in mezzo a questa sorta di paesino ci hanno spiegato per filo e per segno ogni atrocità ogni maltrattamento e punizione che venivano inflitti a persone che avevano come colpa una “razza” diversa. Sono entrata nelle docce dove anche bambini e ragazzi della mia età furono uccisi, ho visto il materiale con cui lo facevano. Sono andata poi a Birkenau, qui la cosa che mi ha lasciata perplessa è stata la ferrovia al centro in mezzo a questo enorme spazio vuoto, con qualche casetta qua e là. Quando metti i piedi là dentro ti senti talmente piccolo e quando ti raccontano come smistavano le persone una volta scese dal treno, come vivevano nude e deperite in mezzo alla neve a stento riesci a crederci. Alla fine del giro ci hanno fatto salire sulla struttura centrale dove i nazisti controllavano tutto, faceva paura, quel luogo era enorme e pochi anni prima era pieno di gente che non aveva fatto assolutamente nulla. Mi si è stretto il cuore, ricordo ogni giorno quell’immagine. Sono arrivata in Polonia piena di energie, felice, immaginando una bella esperienza come tante gite che ho fatto… ma sono andata via triste, cupa e consapevole di quanto noi uomini possiamo essere atroci. È un ‘esperienza che almeno una volta nella vita DEVE ESSERE FATTA, che ti forma e ti fa rendere conto di quanto sei fortunato».

Ludovica Censi

«Ho partecipato al “viaggio della memoria” ad Auschwitz nell’Aprile scorso: è quindi evidente quanto il ricordo dei luoghi visitati e del dolore e della sofferenza che essi trasudano possa essere ancora vivissimo nella mia memoria. Non basterebbero foto, filmati o racconti per dare una misura di quanto l’esperienza sia emotivamente sconcertante. Pensare di sostituire un’esperienza così sconvolgente con una medaglia non è solo una mancanza di rispetto all’intelligenza dei ragazzi, ma anche un ennesimo, allarmante segnale di quanto si stia perdendo in tutta la società il ricordo di quanto è accaduto. È dalle istituzioni che ci si aspetterebbe il messaggio più forte affinché ciò non avvenga; per questo fa ancora più male apprendere le notizie di questi giorni.

Entrando nel campo di Birkenau l’esperienza più provante è fisica: il freddo penetra nelle ossa e non c’è un punto in cui ripararsi dal vento. Anche la sola vista è spaesante, perché la spianata su cui sorgeva il campo di sterminio sembra infinita, sensazione amplificata dal susseguirsi delle strutture diroccate che un tempo sono state forni crematori o baracche. Come può una medaglia sostituire, nella mente dei ragazzi, il ricordo di queste immagini?»

Mattia Bracci

«É difficile mantenere la memoria di qualcosa che non si è mai visto, sembra come portarsi dentro qualcosa che non ci appartiene. Bisogna che la Shoah diventi nostra, un ricordo ben impresso nelle menti di tutti. Non tutti hanno la possibilità di andare a visitare Auschwitz e poi Birkenau, così vicini eppure così lontani quando si pensa alle atrocità che vi hanno avuto luogo. É necessario toccare con mano le rotaie dove passarono tante anime innocenti, è necessario vedere dove erano costrette a vivere per quel poco che gli era concesso, è necessario camminare tra le vie dove passavano doloranti e cariche di lavoro, è necessario sentire quel freddo che pativano senza alcuna protezione. Ricordare significa non commettere lo stesso errore, ma lo stesso errore, non preclude solo il grande genocidio, include le più svariate forme d’odio che nascono da una scintilla poi ardono con un fuoco, portandosi via tutto».

Beatrice Sorge

«Ritengo il viaggio della memoria una delle migliori esperienze che abbia mai vissuto.

Mi ha da sempre incuriosito, nel corso dei miei studi, quella pagina di storia tanto crudele e maligna, ma quando si varca la soglia della fabbrica della morte acquisti la consapevolezza che ciò che hai studiato per anni su un banco di scuola è imparagonabile rispetto a quello che vedono i tuoi occhi. Nella visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, le cose che mi hanno colpito di più sono conservate in un’umile stanza dai muri bianchi. Impressi sulle pareti ci sono migliaia di disegni fatti da bambini, in quelle figure così semplici disegnate da mani innocenti è raffigurata tutta l’atrocità dell’olocausto. Scene di morte, di sofferenza e di crudeltà rappresentano ciò che i loro piccoli occhi hanno visto per l’ultima volta».

Mattia Catalani

«Ho partecipato al progetto e poi al viaggio, è stata un’esperienza unica. Abbiamo visitato i campi di concentramento, ripercorso la ferrovia da dove arrivavano vagoni pieni di persone, siamo entrati nelle camere a gas che hanno ucciso milioni di Ebrei. Credo sia un vero peccato non dar più l’opportunità di partecipare ad un viaggio così bello e stimolante. Nessuna medaglia potrà mai sostituire le emozioni provate nel visitare quei posti».

Marta Ciarrocchi

«Il viaggio ad Auschwitz non è un’esperienza come altre, il segno che ti lascia è imparagonabile come possono testimoniare tutti i ragazzi, me compreso, che ne hanno partecipato. Quel silenzio in quei luoghi ti colpisce dentro, nessuno ha il coraggio di parlare, tutti che cercano di capire come sia stato possibile far accadere una disgrazia di quelle dimensioni. Per me è stata un’esperienza unica e credo il viaggio più significativo che abbia mai fatto. Spero presto che si trovi una soluzione cercando di salvare il viaggio senza ulteriori litigi».

Mattia Rossi

«Ho partecipato al concorso e vincendo ho avuto la possibilità di fare questo viaggio. La possibilità di fare un viaggio simile ti apre gli occhi, ti fa capire cosa gli esseri umani sono stati in grado di fare ad altri esseri umani come loro, le atrocità che sui libri di storia sembrano ormai quasi essere banalizzate. Quando ti ritrovi lì davanti non ci vuoi quasi credere, perché leggerlo su un paragrafo di un libro di storia non è la stessa cosa che avere l’opportunità di attraversare davvero quei luoghi. È un’esperienza che a mio parere forma l’anima».

Diletta Profili

I ragazzi vincitori del concorso
“I giovani incontrano la shoah”