Biblioteca di San Lorenzo Nuovo, Barbablù e l’istintiva ricerca della conoscenza

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di Serena Biancherini

 

NewTuscia – SAN LORENZO NUOVO – Si è svolto il secondo appuntamento di lettura e analisi del libro Donne che corrono coi lupi ed anche questa volta la sala attenta testimonia del clima irresistibile, di familiarità e dialogo, che la dottoressa Nikola Rejmak è riuscita ad evocare.

In circolo attorno all’esperta, che ha declinato la favola di barbablù in chiave psicologica, i presenti hanno ascoltato una storia di amore e morte in cui le due dicotomie si collegano attraverso il filo conduttore dell’istinto. L’amore per la conoscenza, la curiosità intrinseca in ogni essere vivente, spinge la protagonista a infrangere il divieto impostole dal marito. Non aprire la porta, non guardare dentro, in un istante, quello che era una dissonanza sensoriale avvertita nel comportamento di quel marito costretta o allettata ad accettare, e data da fattori non riconducibili a cause esterne se non quella barba tanto blu, diventa una lotta per la vita in cui l’istinto tende a dare più ascolto all’inconscio intuito che alla razionalità. Ed è questo a salvarla. Una percezione in cui anche la paura ha un ruolo, spingere a raccogliere tutte le forze vitali ed esercitarle contro la prevaricazione, non è una debolezza, ma un’arma.

Succede spesso di veder ridotta dalla buona educazione o dalle convenzioni sociali la diffidenza che non si comprende appieno ad avversione infondata e avversata dalla logica consequenziale. Ma il nome, la legge che definisce l’oggetto o il soggetto, è una rappresentazione volta a descrivere realtà osservate dagli esseri umani, interpretate ed interpretabili.

A volte si impara ad avere paura di una realtà attraverso la sua rappresentazione, altre a temere un nome a causa della realtà che evoca, in entrambi i casi si può cadere nell’errore o avere ragione.

“La nostra persona si compone di una parte conscia, che mostriamo al mondo esterno, e una inconscia che riaffiora maggiormente in una donna intorno ai 40 anni, dopo essere passata attraverso numerose esperienze rendendosi conto di ciò che realmente si desidera. Nel tempo che trascorriamo lontano dalla nostra parte più profonda siamo maggiormente esposte ai pericoli non riconoscendo trappole reali, come rapporti insoddisfacenti nell’amore o nell’amicizia, oppure lasciandoci prendere dalla negatività. Il mantenere la famigliarità con il lato selvaggio ci aiuta a bilanciare le cose positive con quelle negative”. Un Barbablù, che può essere rappresentato in senso lato dall’ambiente che ci circonda o addirittura da noi stesse, si infiltra in questi momenti di distacco.

La dottoressa ha letto la favola con la premessa che le fiabe e i racconti che rientrano nel mito, non possono essere storicamente collocati, quindi, la raccolta di quelle che si trovano nel libro Donne che corrono coi lupi, non sono riconducibili ad un periodo storico, primitivo o moderno, ma derivano dalle narrazioni udite nell’ambiente famigliare in cui è cresciuta. Mettendole nero su bianco, una volta avvertita la necessità di tramandare e riesaminare gli esempi che rappresentano, voleva esplorare le realtà morali e psicologiche che le culture nel rigenerarsi fermano sulla carta, dal momento che queste storie derivano dalla necessità di organizzare i significati.

Alla base della natura umana c’è proprio questa rielaborazione degli esempi che ricorrono nell’educazione famigliare e scolastica dapprima, lavorativa poi.