Produzione del Carciofo ortano. Presentazione dei risultati ottenuti il 4 dicembre prossimo presso la Sala Proba Falconia

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Simone Stefanini Conti

NewTuscia – ORTE – Sono passati più di 5 anni da quando, su interesse della cittadinanza ortana, si è costituito il coordinamento per il recupero del carciofo ortano. Da allora è stata fatta molta strada, ma è soprattutto negli ultimi due anni che la collaborazione tra l’amministrazione comunale, la comunità locale, l’Università della Tuscia e l’ARSIAL ha prodotto notevoli passi in avanti.

L’assessore all’Agricoltura del comune di Orte, Daniele Proietti, così sintetizza l’evento del 4 dicembre: “L’indagine genetica condotta nella primavera 2018, oltre a restituire la varietà al territorio, ha avviato l’iter per l’iscrizione nel registro regionale delle biodiversità. Siamo oggi orgogliosi di annunciare che ci apprestiamo a presentare i risultati della seconda analisi genetica, la quale oltre a fornire ulteriori informazioni sulle peculiarità del carciofo ortano, ha anche permesso di effettuare una precisa mappatura delle quantità presenti nel territorio ortano.

Nei mesi scorsi all’attività di ricerca, per la quale non finiremo mai di ringraziare l’ARSIAL e il DIBAF dell’Università della Tuscia, abbiamo unito un attento confronto con i produttori e le aziende locali, che ci ha portato a stilare un disciplinare di produzione “tutto nostro”, con il fine di rendere sempre più unico e caratterizzato il carciofo ortano.”

Tutti insieme abbiamo affrontato un percorso difficile e molto impegnativo, che però, ha generato le condizioni imprescindibili per raggiungere l’agognata fase di reintroduzione del carciofo nel mercato ed il rilancio di una filiera di produzione e trasformazione.

Giunti così alla conclusione di questa prima fase è forte l’esigenza di condividere i risultati raggiunti ed avviare una riflessione sugli sviluppi successivi e le opportunità connesse ad un prodotto unico, che di certo potrà connotare il nostro ambito agricolo e culturale.

Nella sua lettera di invito l’assessore all’Agricoltura del comune di Orte Daniele Proietti precisa:  “ Sono dunque lieto di invitare tutti i cittadini  all’incontro che si terrà in data mercoledì 4 dicembre alle ore 18,00 presso la sala Proba Falconia del palazzo Vescovile (centro storico Piazza della Libertà), durante il quale presenteremo ufficialmente le caratteristiche genetiche del carciofo ortano, il disciplinare di produzione e le azioni che intendiamo porre in essere per la costituzione del campo catalogo, dove saranno messi a dimora i carducci recentemente raccolti, grazie anche alla collaborazione degli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo di Orte. È questo un altro passo fondamentale per la successiva promozione della cultivar.

L’incontro sarà un momento di riflessione e con l’occasione avremo anche il piacere di assaggiare in anteprima la specialità di carciofo ortano.

Il progetto di recupero e produzione del “carciofo ortano” delle produzioni storiche di qualità  in UNIVERSITA’  TUSCIA,  ARSIAL, SLOW FOOD.

Più volte abbiamo trattato con l’assessore all’Urbanistica e Agricoltura del comune di Orte, Daniele Proietti, delle produzioni tipiche di qualità, in particolare del “carciofo ortano” .  Dopo i convegni dell’estate 2018 e di gennaio 2019 sullo stato del progetto di recupero della coltivazione della produzione agricola di qualità del  Carciofo ortano, risalente a tempi immemorabili e, altrimenti, destinata ad estinguersi, ha preso il via la sperimentazione delle produzione locale.

Ricordiamo che grazie alla ricerca scientifica approntata dalla Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo, nella persona del prof. Mario CIAFFI, del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF),  di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali in collaborazione con  il dottor Stefano Paoletti dell’’Agenzia Regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura del Lazio)  la produzione tipica “carciofo ortano” destinata all’ estinzione,   sta riacquisendo da qualche anno una posizione significativa, sia come produzione agricola,  che nella versione di dolce tipico come prelibata produzione tipica del territorio della città del fiume.

Al livello locale  stanno seguendo  il progetto  Alberto del Lungo e Barbara Vitali.

In particolare a partire dall’autunno dl 2015, attraverso la collaborazione tra gli attori del territorio, l’amministrazione comunale di Orte e il successivo interessamento dell’ARSIAL e dell’Università della Tuscia, nella primavera del 2016 a cura del dott. Stefano Paoletti  si è proceduto alla raccolta di campioni di  piante  presso diversi produttori locali, sui quali è iniziata l’attività scientifica di caratterizzazione morfologica per l’identificazione del Carciofo Ortano e, contemporaneamente attraverso l’indagine del prof. Mario CIAFFI del DIBAF dell’Università della Tuscia  è stata caratterizzata geneticamente la cultivar del carciofo coltivato nei terreni sabbiosi  che declinano dalla rupe tufacea di Orte sino ai terreni limitrofi alle spiagge fluviali e alle Campagne di Molegnano tra il Tevere e la stazione ferroviaria.

Nel Convegno di presentazione delle ricerche e di avvio operativo della fase di ricostruzione della filiera di coltivazione  del carciofo, era stata illustrata l’iniziativa della Condotta Slow food della Via Amerina, che si è adoperata per l’iscrizione  del carciofo Ortano nell’Arca del Gusto, la lista di slow-food che elenca specie animali e vegetali a rischio di estinzione   a causa di abbandono della produzione .

Un prodotto da recuperare  e rivalutare: il “carciofo ortano” come produzione tipica del territorio.  Alcuni operatori economici e produttori locali, con il  comune di Orte hanno  lanciato da qualche anno il progetto di recupero e rivalutazione del “carciofo ortano”, una varietà del carciofo romanesco (Cynara cardunculus scolymus) che cresceva lungo il tratto del fiume Tevere che lambisce la cittadina e che negli anni si è differenziata grazie alle particolari caratteristiche climatiche diverse da quelle della zona romana.

Il carciofo ortano si è mantenuto per molti anni negli orti del paese dove gli anziani hanno continuato a coltivare la varietà per tramandarla alle nuove generazioni, affinché la valorizzassero adeguatamente. Questa “antica” coltura ben adattata all’ambiente dove si era diffusa si sta però perdendo a causa del fatto che la tradizione si è tramandata attraverso gli anziani, senza una vera base scientifica e molto probabilmente la varietà di carciofo ortano si è imbastardita perché ibridata con cultivar commerciali più diffuse e diverse dalla locale.

Nonostante tutto, la tradizione del carciofo ortano è rimasta e non è raro trovare in alcuni mercati del Lazio e dell’Umbria varietà di carciofo vendute come “carciofo ortano” che non provengono più dalla città sul Tevere, ma che testimoniano, altresì, l’interesse per questa varietà e l’esistenza di possibili filiere di commercializzazione.  A tal fine l’Amministrazione Comunale di Orte, con l’Assessorato all’Agricoltura,  e alcune aziende agricole, esperti del settore e privati cittadini ortani ha deciso negli ultimi anni  di lanciare il “Progetto di recupero e rivalutazione del carciofo ortano” volto alla individuazione di ciò che rimane della cultivar locale per selezionarla, rafforzarla geneticamente e introdurla di nuovo nel territorio del comune.

In sintesi il progetto ha un approccio scientifico – specificano i promotori dell’iniziativa – che prevede le  diverse fasi:

1) l’indagine di campo per individuare le cultivar sopravvissute; 2) la caratterizzazione morfologica e genetica; 3) la propagazione; 4) l’iscrizione al Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche animali e vegetali d’interesse agrario e zootecnico autoctone del Lazio 5) la reintroduzione e diffusione della cultivar sul territorio ortano per favorirne la commercializzazione. Il progetto si avvale della collaborazione dell’ufficio Biodiversità dell’ARSIAL della regione Lazio, del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF) dell’Università della Tuscia, di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali .

Al momento dell’avvio del progetto,  si è chiesta  la collaborazione  di tutti coloro che fossero interessati a collaborare incluse le associazioni locali, le piccole e medie aziende agricole, gli esperti di settore, le scuole e tutti i potenziali soggetti interessati.

La prima fase del progetto, infatti prevedeva l’individuazione degli orti dove queste varietà sono rimaste e la collaborazione dei proprietari degli orti con i tecnici per effettuare rilievi sulle piante.

Il progetto del carciofo è prerogativa del territorio ortano e la sua rivalutazione oltre che essere una opportunità di recupero delle radici e della storia della comunità, mira a contribuire allo sviluppo di indotti economici legati alle filiere agricole e anche alla cultura gastronomica e al turismo del comune di Orte.  Non per nulla l’assessore Daniele Proietti ci ha riferito che il cultore di storia locale, Vincenzo Cherubini ha individuato, tramite un istituto di ricerca di Terni, i blasoni delle varie cittadine del comprensorio umbro-laziale e per Orte è emersa sino alla metà del secolo scorso la produzione del carciofo e dei cocomeri.

Ricordiamo che in questo contesto, la Pro Loco di Orte, con la collaborazione dell’Associazione The Grove, dell’Ente Ottava Medievale ed il patrocinio del Comune di Orte e della Regione Lazio ha allestito due edizioni della manifestazione : “C’È CARCIOFO E CARCIOFO !