Giornata del Povero. Papa Francesco: “I poveri sono preziosi agli occhi di Dio perché parlano la lingua del tu”

di Stefano Stefanini

NewTusci – ROMA – Per  la Giornata del Povero Papa Francesco ha affermato “i poveri sono preziosi agli occhi di Dio perché parlano la lingua del tu: non si sostentano da soli ma hanno bisogno di chi li prende per mano e presso l’aula Paolo VI  delle Udienze ha  offerto un pranzo per 1500 poveri della città,  in una “riunione di amici”. Molte iniziative dello stesso tenore si sono tenute a Roma e presso le chiese locali in Italia e nel mondo.

Papa Francesco nel Messaggio di presentazione della I Giornata Mondiale dei Poveri  – da lui istituita al termine del Giubileo della Misericordia, celebrata ieri domenica 17 novembre – ha proposto il tema  “La speranza dei poveri non sarà mai delusa” riassumendo in tal senso  tutto il suo apostolato.

In primo luogo il titolo, con il richiamo alla concretezza: «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Giovanni 3,18) che riecheggia quanto disse a Firenze alla Chiesa italiana: “Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realtà, significa costruire sulla sabbia, rimanere nella pura idea e degenerare in intimismi che non danno frutto, che rendono sterile il suo dinamismo”. Il Papa richiama tutti i temi sensibili già trattati nei documenti del suo Magistero.

I poveri sono persone da incontrare, accogliere, amare. La povertà non è un’entità astratta, ma “ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Davanti a questi scenari, il Papa ci chiede di non restare inerti e rassegnati, ma di “rispondere con una nuova visione della vita e della società”.

Come fedeli laici credenti, come uomini di buona volontà e anche come uomini che cercano una dimensione di senso esistenza È dunque un appello a contribuire in modo efficace al cambiamento della storia generando e promuovendo vero sviluppo, secondo quanto enunciato dalla Populorum Progressio, fino ad arrivare alle recenti attenzioni tramite la costituzione “Per lo sviluppo umano integrale”.

Un appello alla necessità di perseguire il bene comune, nella solidarietà e nella condivisione, altro termine fondamentale.

È nella costruzione della comunione attraverso la condivisione infatti che la comunità si accorge di chi è ai margini e si adopera per accogliere, o ri-accogliere chi non siede alla mensa del banchetto eucaristico, per chi crede. Nel Padre nostro, ci ricorda il Papa, “il pane che si chiede è “nostro”, e cioè da condividere, nella consapevolezza che l’amore verso il povero trova radice in Dio. I poveri, insieme all’Eucarestia, sono carne viva di Cristo.

In quest’ottica i poveri e la povertà più che un problema, sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo, ripensando i nostri stili di vita, rimettendo al centro le relazioni fondate sul riconoscimento della dignità umana come codice assoluto.

Al punto 4  del Messaggio, il Pontefice  sottolinea che “per i discepoli di Cristo la povertà è anzitutto una vocazione a seguire Gesù povero…che conduce alle Beatitudini”. Al modello di società e civiltà che si avvicina il più possibile all’architettura etico morale affermata dal Discorso della Montagna. Beati i poveri in spirito… Beati gli operatori della giustizia… Beati gli operatori di Pace… Beati voi quando…

Quasi un manifesto per la buona riuscita della vita cristiana: “La povertà è un atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. È la povertà, piuttosto, che crea le condizioni per assumere liberamente le responsabilità personali e sociali, nonostante i propri limiti, confidando nella vicinanza di Dio e sostenuti dalla sua grazia”.

Infine un nuovo richiamo alla concretezza con l’invito alle comunità cristiane, anche nei giorni che  nella settimana precedente la Giornata Mondiale dei Poveri, “a creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto”.

Uno dei gesti pastorali più significativi di un  parroco “esemplare” riassume in sé la semplicità e l’immediatezza della Solidarietà fraterna: la proposta di istituire “ Una domenica della condivisione con chi è in difficoltà”, dedicando ogni ultima domenica del mese alla condivisione di un dono alimentare  con chi versa in difficoltà economica, portando un prodotto alimentare a lunga conservazione alla messa di ogni ultima domenica del mese, che viene destinato ad essere distribuito nella settimana a quanti, e non sono pochi, avranno bussato alle porte della  parrocchia per ricevere un contributo alla vita dignitosa.

Il ragionamento e l’invito è stato semplice ed essenziale: essere cristiani oggi e partecipare alla messa comunitaria della domenica  non può prescindere da una partecipazione concreta e anonima alle emergenze di tanti uomini, donne e bambini che versano in stato di necessità materiale per la mancanza di assistenza e di un sussidio  economico adeguato.

L’invito per una  “ domenica  della condivisione “ha trovato nei ragazzi i divulgatori più appassionati ed entusiasti.

Di fronte a tante famiglie fortunate che dispongono senza particolari problemi dei beni essenziali come il cibo, un alloggio dignitoso ed il vestiario alla moda si registra un numero sempre crescente di famiglie e di singole persone, spesso insospettabili, che non riescono a far fronte al soddisfacimento del bisogni primari e che quindi la comunità parrocchiale – oltre i sussidi erogati dallo Stato – ha il dovere di provvedere mediante l’esercizio e della carità fraterna  e della condivisione anonima.

Per questo  anche tutte le associazioni ed i movimenti parrocchiali  invitano a partecipare a “La domenica della condivisione con chi è in difficoltà, facendo la spesa per chi ha più bisogno. Sarà un’esperienza indimenticabile di carità: l’esperienza del dono eccede ogni aspettativa generando una sovrabbondante solidarietà umana. Colui che versa in stato di necessità spesso è un uomo solo. Condividere gratuitamente questo dramma risveglia il vero desiderio che è nel cuore di ciascuno: essere amato.

Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: “La dignità di ogni persona umana e il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica… La crescita in equità esige qualcosa di più della sola crescita economica, richiede decisioni, programmi e processi specificatamente orientati aduna migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo.”