Lo spirito attento, ironico e curioso di Ettore Scola nel racconto delle figlie

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di Stefano Stefanini

«Nella vita bisogna sorvegliare altri punti di vista», cercando il comico anche nelle situazioni più cupe. Il ricordo di una nostra intervista al grande regista per L’ Alberini Film Festival

NewTuscia – ORTE – Leggiamo insieme la presentazione del libro “Chiamiamo il babbo. Ettore Scola un nome di famiglia” a lui  dedicato  dalle figlie Paola e Silvia.

Ettore Scola un nome che non ha certo bisogno di presentazioni. Film come C’eravamo tanto amati, Brutti, sporchi e cattivi, Una giornata particolare, La terrazza, La famiglia, Che strano chiamarsi Federico – e l’elenco potrebbe continuare a lungo – non si sono limitati a emozionarci, hanno segnato il nostro immaginario e contribuito a creare un’identità culturale condivisa. Ma quanto sappiamo davvero del loro regista, che in tanti considerano uno dei più grandi del Novecento, non solo italiano?

Questo libro ce ne offre un ritratto inedito e intimo, caldo e sincero, tratteggiato da due delle persone che l’hanno conosciuto meglio: le figlie Paola e Silvia.

Un racconto fatto di lavoro e vita privata, aneddoti curiosi, consigli da non seguire, risate, amici celebri, battute, lampi di genio, episodi toccanti, momenti pubblici e istanti di dolce confidenzialità. Il tutto reso più vivido da un vero e proprio «lessico familiare», per dirla con Natalia Ginzburg, fatto di espressioni legate alle vicissitudini quotidiane quanto al mondo del grande schermo. Ecco allora che, posto di fronte a domande assurde, Ettore era solito ribattere: «Ragioniere, io neanche le rispondo!», come Alberto Sordi in Riusciranno i nostri eroi?

Fedeli allo spirito attento, ironico e curioso del padre – che amava ripetere: «Nella vita bisogna sorvegliare altri punti di vista», e cercava il comico anche nelle situazioni più cupe – Silvia e Paola Scola ci invitano a immergerci in un mare di ricordi, citazioni e avvenimenti che gettano una luce inaspettata su una vita ricchissima e una carriera da gigante. Così, guidandoci con tenerezza e delicatezza, ci permettono di osservare da una posizione privilegiata il regno di un grande uomo, che ha cambiato la storia del cinema e della nostra cultura.

Orte, città  legata naturalmente al mondo del  cinema, per aver dato i natali al  pioniere della cinematografia e dell’industria cinematografica Filoteo Alberini, vanta un’ intraprendente attività di produzione di cortometraggi da parte del Club di  cineamatori, attivi in particolare dagli anni sessanta agli ottanta del novecento, cineamatori  che avevano intessuto contati culturali e umani con registi del calibro di Ettore Scola e Pier Paolo Pasolini.

Personalmente vorrei ricordare l’intervista televisiva concessaci da Ettore Scola nell’edizione  del 2008 del Festival Internazionale del Cortometraggio intitolato a Filoteo Alberini in cui il regista romano fu ospite d’onore. in quell’occasione parlo’ – in  particolare ai giovani promotori e appassionati di cinematografia  – dell’impegno sociale e di denuncia dei sui films , ma con un tono sempre tendente all’ironia ed alla comicità, di facile lettura da parte del pubblico di ogni età ed estrazione sociale.

Si occupò dell’esperienza umana e professionale di Ettore Scola la rassegna   “Le conferenze di Palazzo Roberteschi 2018”, in cui furono proiettati i migliori cortometraggi della retrospettiva cinematografica “Storie di cinema ad Orte: 1966-1982,  il  mese dei cineamatori ortani dal 6 al 28 aprile”, a cura della Biblioteca specializzata dell’Ente Ottava medievale, diretta da Abbondio Zuppante.

NelI’ambito della rassegna emerse chiaramente che i cineamatori ortani mantennero un proficuo contatto culturale ed umano con  il grande regista  Ettore Scola, con la loro produzione filmica che ha partecipato a oltre quaranta rassegne cinematografiche in tutta Italia. 

Quella che va dal 1966 al 1982 fu una stagione particolarmente felice per il Club di cineamatori di Orte, che vide i componenti del club intrattenere rapporti culturali ed umani con molti dei maggiori registi  del momento.

In particolare Ernesto Zuppante, poliedrico artista ortano e attivo promotore del sodalizio tra i cultori del cinema di Orte, ha avuto modo  di illustrare i contenuti e le caratteristiche della prolifica stagione dei cineamatori della città.

Di sorprendente realismo sono le interviste “improvvisate” nelle pause del celeberrimo film diretto nel 1980 da Ettore Scola “La Terrazzadel 1980: Ernesto Zuppante ha  registrato  con raro ed inaspettato  acume giornalistico alcune interviste, dei veri e propri “cammei”, dei  ritratti inediti  dei grandi interpreti degli anni  d’oro del cinema italiano come  Vittorio Gasmann, una giovanissima  Stefania Sandrelli,  Ugo Tognazzi e Marcello Matroianni.

Marcello Mastroianni nella sua intervista ha ricordato con grande sensibilità  un suo amico di scuola  vicino di banco,  un certo Lorenzetti,  che ogni mattina si recava in treno da Orte a Roma per frequentare le scuole superiori.

I cineamatori ortani hanno mantenuto un proficuo contatto culturale ed umano con  il grande regista  Ettore Scola, con la loro produzione filmica che ha partecipato a oltre quaranta rassegne cinematografiche in tutta Italia.

Nella riproposizione dei lavori del Cine Club Orte degli anni Sessanta e Ottanta del Novecento e’ stato riaffermato l’impegno civile, oltre che culturale, del cinema di quegli anni.  

In particolare  il messaggio che il regista e scrittore Pierpaolo Pasolini lasciò nella trasmissione di RAI 2  “ Io e”  “La Forma della Città” nel 1974 è di una straordinaria attualità  per l’autorevolezza e la lucida lungimiranza delle argomentazioni che l’intellettuale lanciò attraverso la macchina da presa puntata su Orte, la sua rupe deturpata dalle nuove costruzioni e dalla  “lirica” difesa della stradina “senza nome” di Porta San Cesareo, espressione della “cultura popolare” che nei secoli ha contribuito a dar vita all’immenso patrimonio del nostro Bel Paese.