A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, dare nuovo slancio ai Valori dell’Unione Europea

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di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Domani 9 novembre celebreremo i Trent’anni dell’abbattimento del Muro di Berlino, che segnò di fatto la caduta del Blocco sovietico ed in qualche modo, riunificando la Germania, dando vita ad una nuova fase politica economica europea e mondiale. A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino occorre  dare nuovo slancio ai Valori dell’Unione Europea per un’ Europa  più sociale, più solidale, vicina realmente ai cittadini ed ai territori regionali e meno burocratizzata. Nell’ottica futura di un irrinunciabile salto di qualità dell’azione politico amministrativa attenta ad assicurare concrete condizioni per creare nuovi posti di lavoro, specie giovanili, e un nuovo benessere sociale, fondato su solidarietà, opportunità e crescita demografica premiante, come sulla buona condizione di istruzione,di formazione anche civica, di occupabilità reale, con garanzie sociali per la disoccupazione, di ogni strato sociale  della popolazione .

Potrà  salvarsi e rilanciarsi solo un’Europa Unita e insieme ogni Stato al suo interno, che curi i bisogni reali dei suoi cittadini, primi tra tutti: lavoro, formazione, socialità per le fasce più deboli della cittadinanza e cultura, superando le grigie politiche di bilancio delle burocrazie e della finanza, in dialogo con il continente africano, scambiando tecnologie e materie prime, approfondendo le reciproche radici culturali, regolando i flussi migratori, tutelando la sicurezza di residenti e l’accoglienza “dignitosa e soprattutto laboriosa” per i richiedenti asilo e profughi, curando in particolare lo scambio e la conoscenza culturale tra i popoli.

Come può essere  curata e ampliata la dimensione sociale dell’Europa dal Trattato di Roma del 1957 e a trent’anni dalla riunificazione tedesca  ad oggi ?è la domanda da porci per  verificare  la concreta attuazione  dei  Principi affermati nel Trattato istitutivo di Roma del 1957 della Comunità Economica Europea,  con particolare riferimento alla dimensione sociale dell’Europa e come tentativo di riavvicinare l’Europa agli Cittadini Europei.

Questi i caratteri e gli strumenti delineati dall’architettura dell’istituzione Europea:

  1. Avvenimenti storici e istituzionali, con i trattati, le tappe dell’allargamento, in relazione all’evoluzione dell’istituto della libera circolazione di persone e delle merci,
  2. Le dimensioni e le prospettive sociali europee dell’attualità politica, comunitaria e internazionale, come  il ruolo della Corte di Giustizia Europea , il pluralismo religioso, le politiche per l’imprenditoria ed il lavoro, la mobilità studentesca e la politica culturale, la situazione demografica europea nel contesto mondiale, la ricerca scientifica, le politiche di coesione territoriale, la dimensione internazionale dell’Europa in relazione alle crisi umanitarie, in particolare dell’Africa;
  3. Occorre riscoprire il pensiero e l’azione dei protagonisti dell’integrazione europea, dai fondatori Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman e Altiero Spinelli, sino a Helmut Koll – figura politica determinante  delle Riunificazione Tedesca, Jaques Delors, Romano Prodi e Mario Draghi ed il loro ruolo propulsivo esercitato  nel ricoprire responsabilità nell’Unione Europea.

Occorre individuare per i Cittadini e, soprattutto per le Istituzioni dell’Unione l’obiettivo di riappropriarsi di una rinnovata apertura e credito al futuro e di fiducia nell’integrazione europea che l’Italia, come nazione fondatrice dell’Europa Unita, può conferire ad un nuovo corso delle politiche comuni.

Il ruolo dell’Europa nell’attuale contesto internazionale, con la trentennale riunificazione tedesca, può  riassumersi  negli intendimenti espressi con lungimiranza a Roma il 29 luglio 1947, dal prof. Luigi Einaudi, a pochi mesi dalla sua elezione a presidente della Repubblica, preannunciando il suo voto favorevole al Trattato di Pace”:

“Invano gli Stati sovrani elevavano intorno a sé alte barriere doganali per mantenere la propria autosufficienza economica. Le barriere – aggiungiamo noi i muri- giovavano soltanto ad impoverire i popoli, a inferocirli gli uni contro gli altri, a far parlare a ognuno di essi uno strano incomprensibile linguaggio di spazio vitale, di necessità geopolitiche, e a far a ognuno di essi pronunciare esclusive scomuniche contro gli immigrati stranieri, quasi il restringersi feroce di un popolo in se stesso potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza”.

Il progetto degli Stati Uniti d’Europa, come emerse in origine nell’idea di Altiero Spinelli, nel suo manifesto Europeista di Ventotene: “non basta predicarli. Quel che importa è che i Parlamenti di questi minuscoli Stati i quali compongono la divisa Europa, rinuncino a una parte della loro sovranità a favore di un Parlamento nel quale siano rappresentati, in una Camera elettiva, direttamente i popoli europei nella loro unità, senza distinzione tra Stato e Stato e in proporzione al numero degli abitanti e nella Camera degli Stati siano rappresentati, a parità di numero, i singoli Stati”.

Più forte sarà l’Europa nel mondo, più sicurezza, civiltà e sviluppo saranno preservate nello scacchiere internazionale.