Domani ricordo ad Orte di due caduti della Grande Guerra: Don Pacifico Arcangeli e Sirto Sacchetti

Simone Stefanini Conti

NewTuscia – ORTE – Presso l’ala monumentale del Cimitero domani 2 novembre verrà  reso omaggio dalle Autorità cittadine e dalle Forze Armate dell’ XI Deposito del’Aeronautica Militar

Una Banda Musicale Militare di giovani “reduci” della Guerra 1915-1918 . Fonte Torquato Maggi, Cavaliere di Vittorio Veneto

e di Orte, dalle Forze di Polizia in servizio nel territorio e dalle Associazioni di Combattenti e Reduci e Associazioni d’Arma  alle tombe  che ricordano  il sacrificio  di Don Pacifico Arcangeli, caduto nel 1918 sul Monte Grappa, a cui è intitolata la Scuola elementare di Orte centro storico e  Sirto Sacchetti,  caduto nel 1915 sul Podgora, al cui sacrificio è intitolata la scuola elementare di Orte Scalo.

Lunedi 4 novembre  Orte, come tutte le città d’Italia,  ricorderà i caduti ed i combattenti reduci con una doppia cerimonia:  la prima presso il monumento alle vittime del bombardamento del 29 agosto 1943, in Orte Stazione e la deposizione delle corone d’alloro del comune di Orte e delle Autorità Militari  al monumento ai Caduti della Prima Guerra mondiale nel Centro Storico.

Presso la chiesa di Sant’Antonio in Orte Scalo verrà  ricordato  Padre Geremia Subiaco sepolto davanti alle lapidi che ricordano i soldati ed i civili morti nella Prima e Seconda  Guerra Mondiale  nella chiesa che realizzò come  primo parroco Scalo. Padre Geremia ricevette un encomio solenne come ufficiale cappellano dcella Grande Guerra, per un intervento  di  recupero dei feriti sotto le linee Austriache sul complesso dolomitico delle Tofane.    Ad Orte furono centoquattro i giovani soldati  caduti nel primo conflitto mondiale, i reduci mutilati furono nove, tra i quali il cav. Publio Frale, medaglia  d’argento e croce al merito,  23 gli invalidi oltre a tanti decorati per il coraggio delle loro azioni.

Le istituzioni – in particolare la Presidenza della Repubblica, le Forze Armate e di Polizia, presidio delle libertà democratiche, i Comuni e le Istituzioni scolastiche –  stanno  lavorando per riscoprire  e diffondere  nei cittadini, in particolare tra i più giovani, i Valori più profondi della nostra Storia.

 Il 4 novembre 1918 l’Italia vinceva la Grande Guerra. Per ridare all’Italia Trento e Trieste erano morti settecentomila soldati e molti altri erano rimasti mutilati o invalidi. Questo sacrificio non può essere dimenticato, anche per il futuro. L’Italia che aveva vinto nel 1918, infatti, si era sollevata dalla più grande catastrofe che l’avesse mai colpita: la disfatta di Caporetto. In solo un anno aveva fermato il nemico e l’aveva sconfitto. Oggi che il nostro Paese è in crisi – morale prima che economica – il ricordo di chi ha combattuto per l’indipendenza e la libertà è uno stimolo prezioso affinchè gli italiani possano tornare a credere in loro stessi e nel loro Paese.

Il significato del 4 novembre va rivitalizzato  in quanto gli storici  e l’opinione pubblica sono  concordi nel sostenere che la vittoria dell’Italia nella prima Guerra Mondiale abbia portato a compimento il processo dell’Unità e le aspirazioni del Risorgimento.

Fortunatamente  molte istituzioni – in particolare la Presidenza della Repubblica, le Forze Armate e di Polizia, presidio delle libertà democratiche, le Province, i Comuni e le Istituzioni scolastiche –  stanno  lavorando per riscoprire  e diffondere  nei cittadini, in particolare tra i più giovani, i Valori più profondi della nostra Storia.

 

Il sacrificio di molti giovani soldati

In tutti i comuni d’Italia, si ricorda il sacrificio di tanti giovani soldati: un’altra Italia si rialzava in piedi dopo il disastro di Caporetto.  Con l’eroismo dimostrato da tanti giovani soldati  a Vittorio Veneto l’Italia si rialzava e vinceva una guerra, la più spaventosa guerra che fino ad allora il mondo avesse visto. Una guerra vinta – non contro altri italiani – ma contro un altro Stato che da secoli dominava importanti regioni e che impediva il compimento del processo unitario iniziato con la Prima Guerra di Indipendenza nel 1848.

Tutto questo oggi nell’Italia delle mille crisi e delle mille emergenze, sembra quasi una leggenda. Occorre quindi ripartire dal 4 novembre: una festa solenne, corale, condivisa. La festa di tutto il popolo italiano. Delle sue Forze Armate, che il 4 novembre 1918 conquistarono la Vittoria, ma anche del popolo che lavorò e soffrì con i suoi soldati. La festa dell’orgoglio di una nazione che non fu messa in ginocchio, ma seppe riscattarsi e imporsi all’ammirazione del mondo. Una festa per una bandiera che l’unica per tutti: il Tricolore.

Proprio in questi giorni tutta l’Italia discute sulla mancanza di valori, di una cultura condivisa, di fiducia nel futuro. Tutti si interrogano su cosa fare, dove guardare.   La risposta   è   quella di rivalutare le pagine più eroiche della storia d’Italia, il sacrificio di milioni di soldati – fra cui settecentomila caduti – l’impegno di tutta la nazione affinché la guerra giungesse ad una conclusione vittoriosa. E’ significativo che oggi di fronte ai nostri Monumenti, possiamo celebrare il 4 novembre riconciliati con gli ex nemici di allora, nella consapevolezza che valore, sacrificio e coraggio sono valori universali che uniscono e non dividono.