Intervista ad Antonella Litta di Medici per l’Ambiente sulle opportunità ambientali della Tuscia

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Chi scrive con il collega Gaetano Alaimo, abbiamo dedicato la trasmissione Fatti e Commenti, in onda questa settimana sugli schermi di  www.teleorte.it e su www.newtuscia.it all’intervista  concessa dalla dott.ssa Antonella Litta, referente dell’Associazione Medici per l’Ambiente per la provincia di Viterbo e responsabile nazionale della stessa per il settore delle acque e dell’inquinamento aereo.

Con la dott.ssa  Antonella Litta abbiamo approfondito dalla prospettiva “tecnico-scientifica” qualificata e obiettiva dei Medici per l’Ambiente (ISDE) i rischi ambientali e sanitari del territorio della Tuscia, analizzando le pratiche, le sostanze e gli atteggiamenti che inquinano l’aria, l’acqua ed il cibo e fanno perdere le caratteristiche preziose delle biodiversità dei nostri territori.

E’ dovere dei responsabili pubblici di adottare misure preventive mirate a prevenire rischi e danno concreti che rischiano di compromettere la salute e vita dei  cittadini specie di anziani e bambini oltre, addirittura, di mamme e di figli in arrivo.

Abbiamo fatto riferimento  al primo convegno organizzato dal Biodistretto della Valle Amerina e delle Forre (con i tredici comuni del comprensorio) e dall’Associazione italiana agricoltura biologica – sezione del Lazio nell’aprile del aprile 2017,  presso la sede comunale di Vignanello: “Sostenibilità ambientale e sociale, la sfida della nocciola per il viterbese. Le problematiche, le soluzioni ed esperienze da altri territori”. Al quel convegno prese parte la dottoressa Antonella Litta, quale referente dell’Associazione medici per l’ambiente – Isde (International society of doctors for the environment), nel cui ambito  si sviluppò l’intervento così riassumibile: “La parola greca Bìos significa vita e allora un biodistretto deve essere un territorio dove, e a maggior ragione, si mettono in atto interventi ed azioni a tutela della vita, della salute delle persone e della salute dell’ambiente nel suo complesso, nel rispetto dell’articolo 32  della Carta costituzionale (Salute come diritto fondamentale del cittadino e della collettività) e in applicazione del principio di precauzione che fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici.

La dottoressa Antonella Litta ha avuto modo di ribadire  come  anche le drammatiche quanto emblematiche storie di molti bacini lacustri tra cui anche quello di Vico, evidenziano la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie.

Sia impegno di amministratori pubblici, produttori e cittadini preservare la salute pubblica e l’integrità dei luoghi in cui viviamo, per qualificare la vita nel presente e soprattutto per le generazioni future.