“La stanza segreta”, una mostra presentata da Vittorio Sgarbi a Gualdo Tadino

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NewTuscia – GUALDO TADINO – Vittorio Sgarbi, dopo il successo delle precedenti mostre torna, sempre nella Chiesa monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino, con un’altra esposizione-evento, “La stanza segreta. Capolavori della figurazione contemporanea dalla Collezione Massimo Caggiano”, che consentirà al pubblico di ammirare una strepitosa selezione di capolavori – 70 opere di 40 artisti -, il fior fiore della Collezione Massimo Caggiano, una delle raccolte d’arte contemporanea più significative e rappresentative soprattutto per l’Italia (ma non solo) degli ultimi trent’anni di pittura e scultura d’immagine, sia per la qualità delle opere scelte sia per l’ampiezza del panorama artistico, anche internazionale, che vi è documentato. La mostra, promossa dal Polo Museale città di Gualdo Tadino, con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino, dell’Ambasciata Britannica di Roma, dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e della Regione Umbria, è a cura di Vittorio Sgarbi e Cesare Biasini Selvaggi.

Trionfo della Bellezza, dell’arte e orgoglio del collezionista, un percorso ordinato e su sfondo rosso e blu guiderà i visitatori tra opere di Alberto Abate, Hermann Albert, Giuseppe Bergomi, Carlo Bertocci, Lorenzo Bonechi, Aurelio Bulzatti, Sergio Ceccotti, Marco Chiucchiarelli, Valentina Cipullo, Eleonora Ciroli, Marco Cornini, Paolo dell’Aquila, Stefano Di Stasio, Stefania Fabrizi, Paolo Fiorentino, Carlos Forns Bada, Lino Frongia, Alberto Gálvez, Paola Gandolfi, Sean Henry, Harry Holland, Anna Keen, John Kirby, Jan Knap, Massimo Livadiotti, Carlo Maria Mariani, Salvatore Marrone, Sigfrido Martín Begué, Gianluca Martucci, Alberto Mingotti, Luca Morelli, Philip Pearlstein, Lithian Ricci, Lily Salvo, Livio Scarpella, Paolo Schmidlin, Dino Valls, Luca Valotta, Angela Volpi (e Massimo Caggiano stesso in qualità di designer). Tutti artisti che hanno in comune la resistenza alle mode e il rifiuto delle tendenze programmate.

«Dagli Anacronisti teorizzati da Maurizio Calvesi ai Pittori Colti riuniti da Italo Mussa, ciascuno di essi, sul finire degli anni Settanta – scrive Cesare Biasini Selvaggi in catalogo – contribuì a traghettare l’arte concettuale fuori dalle “sabbie mobili” di un percorso senza ritorno che aveva portato Giulio Carlo Argan a paventare addirittura la “morte dell’arte”.