Rete degli Studenti Medi Viterbo: “Non abbiamo bisogno di telecamere e polizia”

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Riceviamo e pubblichiamo

Abbiamo appreso da un articolo del Corriere di Viterbo che l’assessore comunale all’Istruzione ha deciso di stanziare €36.000 in un progetto denominato “Scuole sicure 2019/2020”. Il progetto prevede l’installazione di videocamere nei pressi delle scuole elementari medie e superiori “al fine di tutelare la sicurezza dei minori, contribuendo all’attività di prevenzione e repressione di fenomeni quali atti di bullismo, di pedofilia, fenomeni di microcriminalità, e ogni altro fenomeno tale da compromettere la sicurezza e il decoro urbano”. Assieme alla notizia dell’attivazione del progetto, si legge sul giornale la notizia di un’ennesima retata antidroga dei carabinieri in alcune scuole della città.

Analizzando eventi come questi, noi studenti ci siamo trovati spesso ultimamente a riflettere sul modo inadeguato con cui le istituzioni tendono ad affrontare i problemi di trasgressione delle leggi, in particolare quando questi riguardano noi ragazzi.

Secondo noi, infatti, nel momento in cui un assessore pensa di risolvere il problema del bullismo o più in generale della delinquenza installando delle telecamere, sta compiendo un errore grossolano dettato dalla superficialità con cui sta analizzando la realtà giovanile. I problemi sopra citati, infatti, sono problemi culturali che derivano dall’inadeguato livello di senso della comunità che acquisiamo dall’insegnamento scolastico, perciò andare a costruire un sistema di elevata sorveglianza per risolvere il singolo caso significa non affrontare il problema alla radice.

Stesso discorso vale, quindi, per le retate dei carabinieri all’interno delle scuole con i cani antidroga ma anche solo per la loro presenza assidua e completamente fuori luogo al di fuori degli edifici scolastici nei momenti di entrata e uscita da scuola. La scuola deve essere il centro educativo per eccellenza, in cui noi ragazzi dovremmo essere formati non attraverso l’intimidazione, causata appunto dalla presenza di volanti fuori scuola, ma bensì da un’adeguata istruzione, intesa non come dispensa di nozioni, bensì come coinvolgimento attivo dei ragazzi in un processo di formazione che, senza avere argomenti tabù quali la droga o la sessualità, li renda cittadini responsabili, in grado di vivere civilmente in una democrazia. Perciò, quando le forze dell’ordine interrompono le lezioni per effettuare un controllo, esse interrompono il momento educativo sostituendolo con un’operazione che non aiuta a sviluppare in noi ragazzi la consapevolezza dei pericoli legati al consumo di droghe. in altre parole: non aiuta i potenziali dipendenti da queste sostanze a rendersene indipendenti.

Dunque la soluzione a questi problemi, logicamente, non può che essere investire in una scuola che oltre a fornirci nozioni di matematica, fisica e quant’altro ci insegni, ad esempio, quali sono i rischi legati al consumo di sostanze stupefacenti, cioè qual è il vero motivo per cui non dovremmo assumerle. Oppure che ci spieghi approfonditamente il motivo per cui fenomeni come il bullismo rappresentino effettivamente un grosso problema per la nostra società in generale e come porsi a problemi di questo genere, cioè cercando di rieducare anche il bullo e non ostracizzandolo, così da praticare il suo stesso errore.

In definitiva noi studenti riteniamo inaccettabile la presenza stabile di forze dell’ordine nelle scuole, come riteniamo inutile l’installazione di telecamere di sicurezza al di fuori di esse. Se si vuole risolvere questi problemi, il cammino da percorrere è un altro, e prevede un cambiamento radicale della cultura di base della nostra società che può partire solo dalla scuola, la quale per funzionare al meglio non ha bisogno né di retate antidroga, né di volanti della polizia intorno al proprio perimetro, né tantomeno di telecamere sulle proprie pareti esterne.

Rete degli Studenti Medi Viterbo