Francesco d’Assisi patrono d’Italia con le virtù della Fratellanza e la salvaguardia della “casa comune”

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – In molte cittadine della Tuscia si conservano importanti memorie francescane che onorano la testimonianza di fede del patrono d’Italia: molte e significative  le celebrazioni programmate tra questo pomeriggio, in cui verrà ricordato il “Transito”, la morte di Francesco presso la Porziuncola di Assisi e domani, ricorrenza  memoria del patrono d’Italia.

Orte, tra le altre cittadine del Lazio e dell’Umbria , conserva numerose testimonianze della presenza di Francesco di Assisi  da quando, nel 1209, soggiornò nella città del fiume, l’ “Insula aurea” con i suoi primi undici compagni per 15 giorni presso la chiesetta rupestre di San Nicolao, sulla collina verdeggiante che sovrasta Orte Scalo. Il Poverello era di ritorno da Roma, ove presso il Papa Innocenzo III aveva ottenuto per sé e per i suoi seguaci l’approvazione della Regola dell’Ordine dei Frati minori che ha fatto della povertà, del servizio ai più deboli e della preghiera i fondamenti di un autentico stile di vita che riesce ad avvicinare le Creature a Dio, in ogni tempo ed in ogni condizione sociale.

Ad Orte San Francesco operò il prodigio della guarigione di un bambino di nome Giacomo, con le estremità rattrappite dalla nascita. Il Santo acconsentì alle richieste  dei genitori e forse in quell’occasione ideò la costituzione dell’Ordine Francescano Secolare, rivolto ai coniugi cristiani ed ai laici desiderosi di vivere il suo ideale di fraternità universale.

I luoghi direttamente  legati alla presenza di Francesco – patrono d’Italia, il cui nome è messaggio,  e’ stato scelto per il suo ministero da Papa Bergoglio, uomo della difesa e della valorizzazione delle creature e della casa comune….. madre terra, oggi spesso insidiata e deturpata dagli egoismi, dalla sete di denaro ed esasperata dall’inquinamento – e dei suoi seguaci sono la chiesa  ed il Convento di San Nicolao, ove il santo soggiornò nel 1209, apprezzò una purissima fonte d’acqua e pregò di fronte ad un crocifisso, conservatosi sul luogo sino al 1600.  La chiesa rupestre di San Lorenzo, ove visse la prima fraternità di seguaci con il beato Teobaldo. Il porto o barca di San Francesco sul Tevere, l’ospedale dei pellegrini in località Scappia in Orte Scalo che dal XIII secolo ospitava ed assisteva i pellegrini diretti a Roma.

Nel Museo diocesano di Arte Sacra di Orte viene conservata la tavola di S. Francesco, presso la chiesa romanica di S. Silvestro, impreziosita dall’elegante campanile. Fra le tavole a fondo oro raccolte nel Museo, costituisce un rarissimo esemplare di ritratto verosimile del Santo  nell’immediatezza della sua morte, è risalente all’ultimo quarto del secolo XIII  ed era ospitata prime nella chiesa di Sant’Angelo e successivamente nell’omonima chiesa e convento di San Francesco. La presenza dei seguaci di Francesco è delineata nel testo “Memorie francescane ad Orte” scritto da Alessandro Camilli nel 1927 e nel primo saggio  “S. Francesco malato e santo” della collana dei Quaderni dell’Accademia dei “Disuniti”, dedicato nel 1985 al quadro “S. Francesco storie della vita” con scritti di Marcello Camilucci e Pietro Amato con premessa di Amleto Di Marcantonio e prefazione di Delfo Gioacchini, che richiama la datazione  dello storico Lando Leoncini (1548-1634) della “verissima e devotissima immagine del padre serafico S. Francesco fatta l’anno 1284… Ove concorrono molti forastieri, si per vederla, per essere la verissima effigie e ritratto dal naturale, si’ anche per la devozione di esso Santo”.

IL RICHIAMO DI PAPA FRANCESCO AL PATRONO D’ITALIA E DELLA FRATELLANZA E RISPETTO DELLA TERRA CASA COMUNE E DI OGNI CREATURA.

Il 4 ottobre, memoria del patrono d’Italia, pensiamo sia opportuno richiamare  la lettura di sollecitudine ecologica, interiore e ambientale, che papa Francesco  propone nella sua enciclica “Laudato Sì”. Il primo teologo seguace di Francesco di Assisi, Bonaventura da Bagnoregio, disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria.”

“Ricordiamo il modello di  Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona. Questo  esige anche di riconoscere i propri errori, vizi o negli­genze, e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro.”

Infine l’esortazione  del Pontefice: “Invito tutti i cristia­ni a esplicitare questa dimensione della propria conversione, permettendo che la forza e la luce della grazia ricevuta si estendano anche alla rela­zione con le altre creature e con il mondo che li circonda, e susciti quella sublime fratellanza con tutto il creato che san Francesco d’Assisi visse in maniera così luminosa.”