Acquapendente, prosegue il lavoro dell’Istituto Tecnico “Leonardo da Vinci” sulla Santolina etrusca

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Professor Daniele Bellocchi

NewTuscia – ACQUAPENDENTE – Prosegue il lavoro dell’Istituto Tecnico “Leonardo da Vinci” – indirizzo Chimica materiali e biotecnologie – sulla Santolina etrusca, pianta autoctona e identificativa del territorio aquesiano.Conclusa la prima fase di ricerca, che ha ricevuto il commento entusiasta della Società Chimica Italiana ottenendo la pubblicazione del lavoro svolto sul suo periodico “La Chimica nella Scuola”, è iniziata ad opera degli studenti la coltivazione delle piantine nell’orto botanico della scuola e la raccolta della pianta che nasce spontaneamente lungo gli argini del Paglia e torrenti affluenti.Ciò ha consentito l’estrazione di circa 10 mL di olio essenziale a partire da 15 Kg di Santolina etrusca, una quantità all’apparenza irrisoria ma tuttavia dotata di un elevata attività antibatterica paragonabile a quella di antibiotici di uso comune quali Zimox e Augmentin, attività dimostrata per la prima volta in maniera sorprendente nei laboratori del “Chimico”.

Entro ottobre i ragazzi del triennio, coordinati dal Prof Daniele Bellocchi, contano di confezionare circa 20 vasetti di emulsione all’1%. Si tratta della prima crema antibiotica a base di Santolina prodotta interamente all’interno dell’ITT Chimico, lungo una filiera gestita dai ragazzi e che va dalla coltivazione, all’estrazione, all’analisi, alla produzione per finire col packaging del preparato farmaceutico. Il tutto autoprodotto dagli studenti con il supporto dell’Amministrazione comunale e di concerto con Museo del fiore e Riserva Naturale di Monte Rufeno. Un chiaro esempio di start-up divenuta realtà nel giro di 4 anni di intenso lavoro.  La crema è potenzialmente attiva contro lo stafilococco della cute (Staphylococcus epidermidis), responsabile di malattie cutanee quali follicoliti, foruncoli, impetigine ma anche di patologie più serie quali endocarditi. “Quel batterio letale che vive sulla nostra pelle” titolava la rivista “Le Scienze” il 29 novembre 2018, riferendosi a un batterio normalmente innocuo, ma che può causare infezioni resistenti agli antibiotici, anche letali, in soggetti sottoposti a interventi di chirurgia ortopedica.

Le prospettive future riguarderanno da una parte il proseguo della ricerca scientifica con la coltivazione in vitro della pianta nei laboratori di microbiologia dell’ITT di Acquapendente, dall’altra lo sviluppo di un rigoroso business plan e certificati studi clinici per confermare l’attività antibatterica ed ottenere l’AIC (autorizzazione immissione in commercio).