Intervista al famoso funambolo Andrea Loreni

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Andrea Loreni, il funambolo dei funamboli, ha concesso a NewTuscia.it un’intervista esclusiva dopo la sua performance di Civita di Bagnoregio del 3 agosto scorso in concomitanza con la prima Notte delle Luci voluta fortemente dal nuovo sindaco Luca Profili e dal neo amministratore unico di Casa Civita ed ex primo cittadino, Francesco Bigiotti. Un personaggio che è stato ripreso da tutta la più importante stampa nazionale il 3 agosto e che, con Bagnoregio, è ormai legato da uno stretto vincolo di amicizia prima che di collaborazione, in particolare con Luca Profili. Ecco cosa ci ha detto.

D: Com’è iniziata la sua carriera di funambolo?

R: “Tra i molti motivi, quello che mi ha spinto maggiormente è stata la paura di morire, la grande paura di tutti: mi sono messo in cerca di un modo per relazionarmi a questo timore. Me ne sono reso conto a posteriori, molto dopo aver iniziato la carriera del funambolismo a cui mi sono avvicinato quasi casualmente, dato che facevo spettacoli di strada più piccoli, come clave pallini e giocoleria, per poi interessarmi agli aspetti dell’equilibrio, specializzandomi con il cavo. Con questo ho poi incontrato la possibilità di aver paura e malgrado questa riuscire a mantenere movimenti aggraziati, fluidi e uno stato d’animo sereno, di non avvertire la paura come un ostacolo, sia nella camminata che nella vita”.

D: Non ha paura quando è a quelle altezze?

R: “Certo, ho paura quando cammino sul cavo. Lo faccio da tredici anni e mi sono abituato a vivere questo sentimento sempre presente, ciò che in questo lasso di tempo è cambiato è che mi sono permesso di viverlo. Il primo stadio è stata una sorta di depotenziamento della paura affrontando la paura della paura stessa, un sentimento scomodo che facciamo fatica ad ammettere e che non ci piace. Per camminare sul cavo ho accettato di avere paura, di lasciare indietro quello che c’è. Sul cavo devo salire libero da pensieri, aspettative e ricordi, c’è solo il presente. Questa in effetti è una piccola morte perché si tralascia il nostro io per affidarsi al vuoto che è una realtà più grande”.

D: Quali sono le precauzioni che utilizzate, con il vostro staff, per la sicurezza?

R: “La prima precauzione è la consapevolezza dei rischi senza farsi sopraffare. La camminata sul cavo non è come la roulette russa, non si basa sulla fortuna, sudiamo molto bene la parte tecnica con gli ancoraggi e i montaggi. Abbiamo il patentino per lavori in quota e le competenze per fare lavori rischiosi dato che alcuni allestimenti prevedono montaggi aerei. Personalmente io lavoro con e senza linea vita”.

D: Quali sono le imprese cui lei è maggiormente legato?

R: “La camminata che in qualche modo ricordo di più è la prima, nel 2006, quando ho attraversato il Po vicino a Torino. E’ stato il mio primo passo, con una lunghezza di 120 metri e un’altezza di 12. Poi, una “seconda” prima volta nel 2011 a Pennabilli quando su un cavo lungo 250 metri ho unito il colle di Penna e il colle di Billi ad un’altezza massima di 90 metri. In qualche modo è stato un nuovo primo inizio perchè anche tecnicamente ho dovuto imparare un sacco di cose nuove. In quel periodo di allestimento si è creato un clima di energia pazzesca tra chi vi lavorava che ha escluso ogni altra priorità. Ho appreso le potenzialità che abbiamo noi umani e che ci lasciamo indietro per i molti pensieri, mentre quando abbiamo la possibilità di calarci in quello che facciamo, sia nella camminata sul cavo che nella vita, ecco che possiamo realizzare noi stessi. Sono molto legato anche alla camminata in Giappone nel 2017, in un tempio Zen, che mi ha permesso di unire le mie due strade di ricerca, il funambolismo e la pratica zen. Un’esperienza molto silenziosa e profonda, carica di quel vuoto caro all’oriente che è la materia prima di tutte le potenzialità”.

D: Recentemente è stato ancora a Bagnoregio: rispetto alla prima “traversata” cos’ha provato a Civita di Bagnoregio? E com’è nata l’idea di venire proprio qui?

R: “Nell’agosto 2019 sono tornato a Civita per fare una traversata luminosa. La bellezza di quel paese e il suo essere così effimero sono stati dei catalizzatori di emozioni, la mia traversata è stata una piccola sottolineatura della bellezza di quel paese e della sua precarietà. Come le mie esibizioni, che lasciano spero una traccia, ma che durano per qualche minuto per poi scomparire. Tornare a Civita è stato un concretizzarsi di una visione, perché l’anno prima a Bagnoregio con Luca Profili avevamo progettato di fare qualcosa a Civita”.

D: Cosa conosce della Tuscia?

R: “Purtroppo poco, Civita e Bagnoregio, conosco una piccola parte ma rappresentativa degli abitanti, della loro gentilezza e dell’accoglienza che li caratterizza. Ho apprezzato la disponibilità di farsi coinvolgere dalle iniziative”.

 

gli occhi puntati al cielo, la meraviglia, l’emozione. Il video della traversata di Andrea Loreni

Pubblicato da Luca Profili su Lunedì 5 agosto 2019

LA CAVALCATA DI ANDREA LORENI A CIVITA DI BAGNOREGIO IL 3 AGOSTO 2019
A CIVITA DI BAGNOREGIO DURANTE LA NOTTE DELLE LUCI