Nuova Macchina di Santa Rosa: “Viterbesi e facchini potrebbero e saprebbero sceglierla”

NewTuscia – VITERBO –   Ricordo nitidamente l’impressione che mi fece il progetto di Gianluca Di Prospero, presentato al concorso di idee che avrebbe definito il nuovo modello di Macchina nel 2015. Vederlo sfilare nel quartiere Santa Barbara, seppur in scala ridotta, mi serviva per verificare la bontà delle sensazioni che provai allora. Devo dire che l’altra sera la percezione di trovarmi di fronte a un modello che avrebbe certamente meritato di sfilare la sera del tre settembre è stata non solo confermata, ma rafforzata. Ciò che mi ha fortemente colpito nel guardare dal vivo Miracolo di Fede, al di là del suo splendore, è l’aver percepito un pezzo di anima del suo ideatore, la sensazione di poterne “leggere” la passione per Viterbo e per la Santa che lo ha ispirato. Seppur in versione “ridotta”, la Macchina di Di Prospero non appare impersonale, qualcosa di rivisto e di forzatamente imperioso; al contrario, lascia percepire un cuore sincero, un sentimento scevro da ambizioni. Anche la gente di Santa Barbara questo l’ha sentito (ed era tanta, almeno un quarto della città affollava il quartiere).

Eppure quasi cinque anni fa quest’idea non fu sufficientemente apprezzata dalla commissione per subentrare a Fiore del Cielo, così come furono rigettati altri progetti che ricordo molto apprezzabili e meritevoli; forse fu una scelta sofferta. Tali valutazioni dovranno –  presumibilmente e a meno di deroghe – essere nuovamente compiute tra qualche mese, visto che il prossimo sarà un quinto trasporto.

A tal proposito il fatto che nel XXI secolo la nuova Macchina di Santa Rosa debba continuare a essere imposta ai viterbesi e ai facchini senza che, in tale scelta, questi ultimi e la cittadinanza non abbiano un ruolo attivo, fa sorgere non poche perplessità.  La relativa procedura amministrativa, benché legittima, appare anacronistica, opaca ed elitaria, soprattutto alla luce del contesto popolare dell’e

vento. In altre parole, non si tratta di decidere sull’appalto per un’autostrada, un ponte, per definire una ditta che fornisca servizi pubblici, ma per scegliere su un simbolo religioso al fine di far rivivere la devozione e il sentimento di una città. Ora, ferma restando la chiara necessità di una competente azione di filtro per i progetti a vario titolo inammissibili al concorso, non esiste un motivo ragionevole e logico per cui il Comune, tramite una ristretta commissione, continui ad avocare a sé l’intera discrezionalità di scelta e di imposizione alla città del modello di Macchina da far sfilare per i successivi cinque anni, privando la cittadinanza viterbese del naturale diritto di esprimere il proprio parere (le leggi 241/90 e 163/2006, il Codice dei contratti, le Linee guida alla consultazione pubblica e il Regolamento delle opere sottoposte a dibattito pubblico, lo permetterebbero). Non si nutrano dubbi sul desiderio di Viterbo e dei facchini nell’essere coinvolti a scegliere la LORO Macchina di Santa Rosa e sulle capacità di ogni singolo viterbese nel sentire e valutare autonomamente il cuore, la passione e l’anima di chi ha ideato i vari progetti.

Credo siano ormai più che maturi i tempi per una riforma di questo ormai sconveniente meccanismo decisionale – che immagino avvenire in tre fasi non dettagliabili in questa sede – in modo che già il nuovo modello di Macchina del 2020 – o 2021 in caso di “sesto giro” dell’attuale – sia finalmente scelto dalla cittadinanza e dai Portatori per la prima volta. Ciò non accadesse e l’amministrazione continuasse a mantenere senza fondata motivazione l’esclusività discrezionale di tale scelta continuando a estromettere viterbesi e facchini, saremmo tutti giustificati a nutrire qualche dubbio sull’esistenza di ragioni occulte, poco nobili e di interesse non pubblico.

Evaldo Cipolloni