Conte si dimette “massacrando” Salvini. Il leader della Lega non molla: interrotto con cartelli e fischi

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Gaetano Alaimo

NewTuscia – ROMA – Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rassegnerà le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica Mattarella.

L’annuncio è stato dato poco fa a Palazzo Madama al Senato per le comunicazioni che erano state preannunciate dallo stesso Conte per “parlamentarizzare” una crisi innescata, improvvisamente, dal ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini. Negli ultimi giorni il livello dello scontro politico è stato serrato: il Salvini contro tutti è stato l’argomento del giorno. Dalla vicenda di Open Arms al discorso di Conte era chiaro che lo scontro politico sarebbe stato sempre crescente.

Conte ha attaccato Salvini su tutta la linea. Ha negato che il suo sia stato un governo del non fare e dei no, come ha spesso detto Salvini per giustificare la richiesta di tornare alle urne. Fatto che è stato, invece, ribadito in questi minuti, ancora una volta, da Salvini. Che ha ricordato il no alla Tav di ambienti della maggioranza (“Allora di cosa stiamo parlando…”). Il leader della Lega ha parlato della necessità di aumentare le nascite, di nuovi medici e ampliare il personale della sicurezza. Durante il discorso di Conte e Salvini ci sono stati vari momenti di tensione: il Premier si è interrotto varie volte, mentre il ministro dell’Interno è stato criticato con tanto di cartelli.

Sul piatto “l’opportunismo politico di Salvini”, per Conte espresso sul fatto di avere inscenato la crisi subito dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza bis, così come fatti non opportuni come il coinvolgimento di fatti religiosi nella dialettica politica (fatto difeso, invece, ancora una volta, nel discorso del leader del Carroccio). “Le elezioni sono l’effetto della democrazia” ha detto a chiare lettere Conte. “Avete scelto il bersaglio, eccomi”, ha invece detto Salvini. Un muro contro muro vero e proprio, che ha coinvolto anche l’Europa (“Francia e Germania hanno rovinato i loro popoli”). Salvini ha risposto a tutte le critiche, tornando a citare indirettamente il Pd per “il partito di Bibbiano”.

Conte ha criticato i toni considerati non consoni (“La richiesta dei pieni poteri e volere portare in piazza il dibattito, in una democrazia parlamentare” sono fatti quanto meno non auspicabili. La presidente del Senato Casellati è dovuta intervenire più volte per ridare la parola a Salvini, letteralmente sommerso di critiche, in particolare da parte del Partito Democratico.

Salvini ha detto che ha intuito presunti cambi di casacca per un possibile accordo d potere e spartizione già preso tra M5s e Pd (“lecito ma irrispettoso”) o le elezioni come via maestra, dopo che “la settimana scorsa avevamo già aderito all’accordo per tagliare i parlamentari, abbiamo dato la nostra disponibilità a questo”.

Da una parte il Presidente del Consiglio, che ha parlato, in sintesi, di “carenza di cultura istituzionale”, “opportunismo politico”, con il rischio della gestione provvisoria se non si approverà la Manovra economica entro l’anno. Salvini, dal canto suo, non ha ceduto nemmeno di un centimetro, citando alla fine del discorso anche San Giovanni Paolo II. Due mondi che si sono scontrati: da una parte la critica di Conte al protagonismo e ai messaggi continui sui social di Salvini, spesso assente in aula sugli stessi argomenti, dall’altra il leader della Lega che ha difeso l’essere in mezzo alla gente e a parlare direttamente alla sua gente.

Renzi, intervenuto dopo Salvini, ha parlato della situazione economica difficile al momento della loro presenza al Governo e del clima di odio che si sarebbe creato nel Paese per la politica di Salvini. Ha dato la disponibilità alle sfida politica in ogni dove, “ma la sua politica sta mettendo a rischio le famiglie”.
“Ci sono due questioni che vanno affrontate: la Lega, se si votasse, ci andrebbe per volontà della maggioranza del Parlamento. Se lei Salvini riuscisse a portarlo a votare vincerebbe, altrimenti il suo consenso si squaglierebbe. Ma faccia chiarezza sui suoi rapporti con la Russia, quereli Savoini, ma faccia chiarezza. Al M5s dico che io non so se in nome della responsabilità noi voteremo lo stesso Governo, io non ne farò parte: imparate sempre che dietro l’aggressione personale sui social ci sono a pagare gli affetti più cari”. Quindi sull’economia: “E’ in arrivo una recessione che mette a rischio tutti gli Italiani, di fronte a questo prima vengono le istituzioni e poi i risentimenti personali, siamo fedeli che l’esperienza populista sia finita”.