Si rinnova la tradizione dell’omaggio del Figlio alla Madre sulla scalinata della Basilica Cattedrale di Orte

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di Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Si rinnoverà la vigilia di Ferragosto alle ore 21, nella processione dell’Assunta, la tradizione dell’Inchinata, l’omaggio che l’immagine del Salvatore Benedicente – dipinto da Cola da Orte nel 1474 e appartenente al così detto Trittico di Chia – effettuerà ad opera dei confratelli delle Confraternite Riunite nei confronti dell’immagine di rara delicatezza e maestà della Vergine Assunta, dipinta dal senese Taddeo di Bartolo nel 1420, recata anch’essa dai confratelli.

Il dipinto del Salvatore è custodito nel Museo D’Arte Sacra, ospitato nella chiesa di San Silvestro.

“Il Museo d’arte sacra di Orte” il primo museo  diocesano del Lazio, inaugurato nel 1967

Il Museo d’Arte Sacra di Orte, collocato nella Chiesa di San Silvestro e nel Palazzo Vescovile, propone un’offerta espositiva di oltre cinquanta dipinti collocandosi, per quantità e qualità delle opere esposte, ai vertici tra le pinacoteche dell’Alto Lazio e dell’Umbria meridionale.

Il museo d’Arte Sacra costituisce, con il Museo Civico e il Museo delle Confraternite, il trittico museale di Orte.

Nel Museo d’Arte Sacra  convergono i tesori accumulati per secoli nelle chiese e tra le mura della città e opere generosamente offerte al museo da altre località diocesane.

La Soprintendenza del Lazio ha seguito all’epoca i lavori di restauro del Museo e il progetto di valorizzazione. L’iniziativa di dotarlo di un nuovo catalogo rappresenta uno strumento didattico di insostituibile validità.

Ripercorriamo in sintesi l’origine e lo sviluppo del Museo d’Arte Sacra di Orte d’importanza diocesana, già Museo Diocesano: è stato inaugurato nel 1967, prima esperienza nel Lazio, per iniziativa del vescovo Roberto Massimiliani che intese raccogliere, preservare ed esporre nella ex chiesa di San Silvestro le più preziose opere d’arte sacra esistenti in Orte e nella sua diocesi.

Quello ortano, oltre ad essere il primo museo diocesano sorto nel Lazio, ha il pregio di essere ospitato nell’edificio più antico della cittadina: la chiesa di San Silvestro, della metà dell’XI secolo, chiusa al culto dai primi del Novecento e restaurata nelle sue primitive forme romaniche negli anni Sessanta per ospitare la raccolta d’arte diocesana. La chiesa a navata unica, costruita quasi interamente in blocchi di tufo, presenta nella parete sud due grandi archi murati che in origine la collegavano a una navata laterale nella quale insisteva la base del pregevole campanile oggi isolato di fianco all’edificio religioso.

Le sedi della chiesa di San Silvestro e del Palazzo Vescovile

Agli spazi espositivi della sede originaria, suggestivi per ambientazione ma non sufficientemente ampi, si è aggiunta di recente una sezione allestita nel vicino Palazzo Vescovile, residenza la cui origine è precedente al sec. XIII e che nel tempo ha subito varie ristrutturazioni e ampliamenti – tra i quali l’inglobamento nel sec. XVI dell’antica chiesa di San Lorenzo – fino a giungere alle attuali forme tardo-seicentesche.

Le due sezioni del museo si differenziano per la cronologia delle opere esposte: in San Silvestro prevalgono quelle relative ai secoli VIII-XVI, nel Palazzo Vescovile sono esposte invece tele dal secolo XVI al sec. XX, già conservate in quella sede e oggetto negli ultimi anni di un’azione di recupero e di restauro.

Con l’apertura alle visite della seconda sezione, il Museo d’arte sacra di Orte presenta un’offerta espositiva di oltre cinquanta dipinti – ai quali si aggiungono sculture lapidee e lignee, oreficerie, paramenti e arredi – collocandosi, per quantità e qualità delle opere esposte, ai vertici tra le pinacoteche dell’Alto Lazio e dell’Umbria meridionale, area nella quale Orte è collocata non soltanto dalla geografia ma anche dalle vie dell’arte.

D’eccezionale importanza il prezioso frammento di mosaico della “Madonna bizantina” (VIII sec.), proveniente dall’Oratorio di Giovanni VII (705-707) nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Le tante generazioni di “giovani ciceroni” guide volontarie del Museo

In questa occasione è opportuno ricordare quante generazioni di giovani per iniziativa del prof. Don Delfo Gioacchini, responsabile per decenni del Museo, dagli anni settanta ai novanta del Novecento, si sono avvicinate al mondo interdisciplinare dell’Arte, della Storia e delle Scienze umane ed esatte prima ad ogni edizione dell’Ottava di Sant’Egidio, poi nei fine settimana, a prestare volontariamente  la loro opera di  guide alla visita del Museo Diocesano.

La  chiamata ad essere “giovani ciceroni” costituisce una significativa operazione di avvicinamento educativo dei ragazzi al mondo dell’Arte, attraverso il patrimonio culturale religioso e civico del Territorio.