Legge sull’insegnamento dell’educazione civica, l’Anci: “Traguardo anche di sindaci e dei cittadini che hanno firmato la nostra proposta di legge”

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – “L’approvazione della legge che reintroduce l’educazione civica come insegnamento obbligatorio e ampliandone il perimetro, è un traguardo importante, un traguardo anche nostro, dei sindaci italiani e di quei centomila cittadini residenti in migliaia di Comuni, che entusiasticamente ci hanno appoggiato sottoscrivendo la proposta di legge che abbiamo voluto di iniziativa popolare”. Lo dichiara il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Il testo approvato dal Senato recepisce diversi suggerimenti della proposta di legge lanciata dal Comune di Firenze e fatta propria dall’Anci: la declinazione delle materie di insegnamento che vanno dallo studio della Costituzione, delle istituzioni dello Stato Italiano e dell’Unione europea, alla educazione ambientale, digitale, dei diritti umani, elementi del diritto del lavoro, educazione alla legalità, rispetto dei beni comuni; l’insegnamento oggetto di valutazione autonoma con un monte orario non inferiore alle 33 ore annue; la possibilità per i Comuni di collaborare organizzando iniziative con le scuole, in particolare riguardo al funzionamento delle amministrazioni locali e dei loro organi e alla conoscenza storica del territorio; percorsi di formazione per i docenti.

“Noi crediamo che attraverso l’educazione civica si possa formare una migliore coscienza civile nei cittadini di domani – conclude Decaro -. Attraverso una partecipazione sentita e dal basso ai valori e ai beni comuni si può davvero migliorare la qualità della vita nelle nostre città. È il rispetto di quei beni e di quei valori comuni, che purtroppo a volte perché di tutti vengono percepiti come se fossero di nessuno, a fare di noi una comunità”.

Soddisfazione anche da parte di Cristina Giachi, presidente della commissione istruzione, politiche educative ed edilizia scolastica dell’Anci e vicesindaca di Firenze. Si tratta di “un traguardo reso possibile da una proposta partita da Firenze lo scorso anno – ricorda Giachi – poi accolta dai sindaci italiani e sottoscritta da centomila cittadini residenti in migliaia di Comuni”.

“Dal punto di vista tecnico di chi aveva scritto il disegno di legge di iniziativa popolare presentato da Anci e solo in parte accolto – prosegue la vice sindaca di Firenze – possiamo dire che si sarebbe potuto fare molto di più. Il Parlamento infatti ha corretto la proposta originaria: dal cambiamento del nome nella nostra proposta, si parlava di educazione alla cittadinanza, non di educazione civica, alla previsione dell’organico, e delle risorse da investire che erano presenti nella proposta di Anci. Questa legge non mette risorse aggiuntive e soprattutto non dice chi insegnerà la materia”.

“Tuttavia dobbiamo considerare che comunque un primo traguardo è stato raggiunto – conclude l’esponente Anci – una parte di quel che dicevamo noi è stata accolta e di questo siamo felici. Sarà prevista l’attività dei comuni, ad esempio. E l’ora diventa obbligatoria e questo è fondamentale”.

“Negli ultimi anni stiamo registrando un importante cambiamento nell’approccio ai temi sanitari: non si parla più di sanità in senso tradizionale, ma di salute e di benessere. In questo modo si sta sempre di più alzando anche la capacità degli enti locali e degli operatori di programmare iniziative che riducano i rischi e che abbiano un effetto preventivo, migliorando di conseguenza la qualità della vita”. Lo ha sottolineato Enzo Bianco, presidente del consiglio nazionale di Anci intervenendo al convegno ‘Diritto alla salute: migliorare, promuovere, garantire’, organizzato a Roma da Federsanità Anci.

Secondo Bianco questo vero e proprio cambio di paradigma, per essere veramente efficace, necessita della collaborazione di tutti: “Serve il rispetto rigoroso da parte degli amministratori locali delle competenze delle autorità sanitarie, e il rispetto da parte di questi ultimi della competenza in materia di pianificazione da parte degli amministratori locali, su tutti i temi che riguardano la salute, ad iniziare dalla pianificazione urbanistica”.

Proprio questo rispetto reciproco “rappresenta un buon primo passo che – conclude il presidente del Consiglio nazionale Anci – farà sì che riprenda un discorso di collaborazione tra l’Anci e coloro che operano nel campo della sanità, rappresentati da Federsanità. Tutto nel rispetto rigoroso delle autonomie reciproche ma in una logica di collaborazione che veda come beneficiario ultimo proprio il cittadino”.