E’ scomparso il pittore Ennio Colavero, ha dedicato alla Tuscia e ad Orte alcune mostre

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di Stefano  Stefanini

NewTuscia – ORTE – E’ recentemente scomparso all’età di 92 anni il pittore Ennio Colavero, che aveva dedicato a diversi Borghi della Tuscia, ed in particolare ad Orte, una serie di opere  pittoriche ad oggetto i Borghi d’Italia

Nel rammentare la straordinaria testimonianza umana ed artistica di Ennio Colavero, ricordiamo che nell’ambito delle iniziative culturali dell’Ottava Medievale di Sant’Egidio del 2015 era stata allestita presso i Locali dell’Università della Tuscia di Orte la sua mostra personale dedicata ai “Borghi d’Italia”.

Questa “personale” richiamò le espressioni più belle delle nostre tradizioni, le creazioni  delle nostre comunità nel corso dei secoli, fin dalle più antiche origini, tanto amate e splendidamente riprodotte dal pittore Ennio Colavero: i Borghi d’Italia da cui prende il nome la rassegna pittorica. La mostra, era stata allestita presso il Palazzo dell’Università nel Centro Storico di Orte dall’associazione “I giardini di Afrodìte”, con il patrocinio del Comune di Orte, scaturita dalla sensibilità ed intraprendenza di Letizia Tortorelli, ha  inteso costituire principalmente una presa di coscienza ed uno stimolo alla conservazione del nostro patrimonio abitativo, artistico e sociale in un momento storico come quello attuale, ove spesso il degrado, la superficialità ed il disinteresse  spingono gli uomini e le donne ad isolarsi in se stessi o in ristretti ambiti culturali dominati da false certezze.  

Il maestro Colavero aveva partecipato al programma  “Fatti e commenti” dedicata al recupero dei Centri urbani attraverso la Pittura, trasmissione condotta da  chi scrive e Gaetano Alaimo il 5 settembre 2015 su Teleorte e NewtusciaTv.

I borghi d’Italia come ispirazione artistica e invito al recupero ad alla salvaguardia.

La mostra aveva come finalità l’invito ad aprirsi alla considerazione ed alla contemplazione delle bellezze urbanistiche e storiche costituite dagli innumerevoli centri storici, tra cui Orte ed alcuni Centri Storici  della Tuscia, i Borghi d’Italia disseminati su pianure verdeggianti, su colline amene o a dominio di valli inespugnabili, riprodotti attraverso il profondo spirito di osservazione dell’autore. La mostra aveva offerto un prezioso momento di incontro con la possibilità per il visitatore di dialogare direttamente con il pittore Ennio Colavero, classe 1927, che volentieri ha messo a disposizione le sue amate opere, trasferendole dalla sua abitazione per  330 chilometri sino ad Orte.

L’opera di Colavero costituisce una memoria storica ed ora una “preziosa eredità” verso la vita “vera”, del “fare” e del pensare ”con amore”. Lo stile di vita  che ci sovviene alla vista dei borghi antichi della nostra terra, che i turisti tanto ammirano e ci invidiano e che devono essere adeguatamente salvaguardati. Le immagini riprodotte da Ennio Colavero, ci parlano di una  vita semplice, essenziale, pervasa di valori, di saggezza popolare, di proverbi e leggende. Una vita a misura d’uomo, in sintonia con l’ambiente naturale che lo circonda.

Le variegate definizioni della pittura dell’artista coniate dai critici d’arte: paesaggista  classico, pittore e poeta della natura,  espressionista romantico.

Nella lunga e prolifica esperienza artistica di Ennio Colavero molte sono state le definizioni della sua produzione pittorica: da “Paesaggista  classico”del critico d’arte Carlo Roberto Sciascia sul quotidiano “ROMA”  di Napoli del 26.10.1996, mentre per Giuseppe Zizolfi  su “Polis  Nova” del luglio 1996- Ennio Colavero è il  “Pittore-Poeta della Natura”. Nel 1963 Piero Girace, critico ufficiale del quotidiano napoletano “ROMA”, lo qualifica “Espressionista romantico”.      Sul “Secolo d’Italia” del 12.12.1962, il critico Giovanni De Simone mette in evidenza “l’audace stesura e l’intensa policromia” delle opere di Ennio Colavero, mentre, nella “Nuova Gazzetta di Caserta” del 23.06.2001 si legge:” Ennio Colavero trasferisce nelle sue opere atmosfere soffuse di tristezza ed intime sensazioni, filtrate dalle sue esperienze di vita”. 

L’ispirazione del pittore: lo spirito di osservazione nel corso del viaggio attraverso l’Italia

Questi sono i tratti fondamentali dell’esperienza di  Ennio Colavero come pittore. Se, però, si vuole approfondire, per quanto possibile, la conoscenza dell’artista attraverso le sue opere non basta dare solo un’occhiata ai suoi lavori, tanti, sia di grafica che di pittura, ma è necessario seguire l’iter delle sue realizzazioni. Il maestro Colavero ha viaggiato moltissimo, muovendosi particolarmente con la sua auto, unico mezzo che gli permetteva di ammirare i paesaggi e di godere delle bellezze della natura tanto che quando ne é era particolarmente impressionato, si fermava e fissava con un rapido bozzetto sul suo album da disegno, sempre a portata di mano l’argomento oggetto della sua ammirazione.

Ennio Colavero conservava, infatti, nel suo studio centinaia di bozzetti che  venivano conservati fino a quando non scattava nel pittore quella molla che lo spingeva a prendere una tela ed a metterla sul cavalletto per riportarvi, anche sulla base del ricordo visivo, l’argomento del bozzetto che intanto aveva prescelto.

Nato a Pesaro nel 1927, residente a Napoli dal 1944, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli, già Primo Dirigente del Ministero dei Trasporti, pittore autodidatta, ha cominciato a cimentarsi con i pennelli ed i colori, prima con gli acquerelli, poi con l’olio, fin dall’età della scuola elementare.

Ha dato vita ai primi lavori più impegnativi intorno ai venti anni, ma tra il 1959 e il 1960. Trasferitosi a Milano per ragioni di ufficio, ha avuto modo di frequentare alcuni pittori di quella città con i quali partecipava a frequenti incontri presso la “Trattoria Bagutta”, in via Bagutta, dove affluivano diecine di artisti, pittori, scultori e poeti.

Il critico d’arte Fortunata Starita sintetizza l’esperienza artistica di  Ennio Colavero: “egli non si distacca dalla realtà che lo circonda, guarda la natura, la studia, s’immerge in essa, in una parola, l’ama. Quindi, se da grafico resta legato alla matita o alla penna, da pittore non cerca altri mezzi espressivi se non il colore, dando ad esso un valore costruttivo, una modulazione formale, tanto che è proprio il colore a costruire la forma… ed è proprio nella natura che s’impernia, si snoda, si conclude il suo discorso pittorico” .

E’ questa la sua eredità di pittore autodidatta, che consegna a chi vorrà proseguire e valorizzare la pittura dei panorami incantevoli dei nostri “Borghi d’Italia”.