Riflessioni sugli impegni della Conferenza Nazionale Organizzativa della CISL “Noi siamo nelle periferie”

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di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – L’innovazione tecnologica, cui fa da moltiplicatore la globalizzazione, è la variabile principale dell’equazione con la quale il sindacato è alle prese: “Robotica, internet delle cose, intelligenza artificiale, criptovalute, aprono una nuova ‘dimensione del fare e dell’essere’ che incide profondamente nel mercato del lavoro e nel modo di lavorare”, sottolinea Luigi Sbarra aprendo la tavola rotonda su lavoro e digitalizzazione della conferenza organizzativa nazionale della Cisl.

Una Cisl che nel prossimo futuro immagina di modellare la sua azione lungo tre assi.

Primo, una politica economica ed industriale di respiro europeo: “La chiave dell’innovazione deve essere elemento unificante della politica e dell’identità dell’Unione – premette il segretario generale aggiunto della Cisl – bisogna superare il Fiscal Compact ed estendere agli investimenti in reti e tecnologia la ‘regola aurea’ che esclude queste spese dal computo del deficit”.

La strada dell’austerity insomma non paga, il che non significa avallare la retorica antieuropea delle forze populiste, bensì trovare una via originale in grado di coniugare sviluppo e sostenibilità nella cornice di un umanesimo che resta ilprimo riferimento ideale.

Secondo, varare un Piano nazionale per il lavoro 4.0, un passo necessario se si vuole davvero dotare il Paese di “una visione industriale” all’altezza della sfida. Terzo, modernizzare le relazioni industriali, “con una contrattazione sempre più vicina alle comunità lavorative e il potenziamento della formazione attraverso la bilateralità e l’introduzione di diritti soggettivi all’aggiornamento professionale”.

Soprattutto, spiega Sbarra, bisogna muoversi verso lapprodo della democrazia economica e della partecipazione dei lavoratori alle decisioni strategiche dimpresa.

Nel corso della Conferenza CISL si è più volte sottolineato come nel nostro Paese manchino investimenti e strumenti sufficienti per rilanciare formazione, riqualificazione professionale, Its, raccordo scuola-lavoro, apprendistato”, tutte priorità che finora il governo “ha mortificato”.

Le periferie esistenziali non sono solo quelle geografiche. Occorre trovare un modo inclusivo perché gli ultimi abbiano sempre voce in capitolo, tendendoli dentro l’umanità con la stessa dignità di tutti. Così il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, si è’ espresso nel suo intervento alla Conferenza organizzativa della Cisl, a proposito del tema centrale dell’appuntamento e dell’intervento in apertura della segretaria generale Furlan. Tema che d’altra parte richiama un cardine del pontificato di Papa Francesco.

Per il presidente dei vescovi italiani occorre ”ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, mai la cultura dello scarto tanto denunciata dal Papa prenda il sopravvento”. Insiste Bassetti. ”Siamo in una fase delicata: le precarie contingenze politiche ed economiche unite ai processi di innovazione non ci mostrano un futuro semplice da affrontare, tutt’altro. Siamo tutti sulla stessa barca nella crisi economica devastante che ha lasciato profonde ferite. Bisogna ricucire l’Italia ed essere saldi sulla solidarietà e là sussidiarietà verso i più deboli che pagano le maggiori conseguenze del cambiamento”.

Quindi l’invito al sindacato a ”dialogare sempre con i forum delle famiglie per portare avanti misure concrete. Consegniamo alle nuove generazioni un mondo più giusto e inclusivo”.

Bassetti riflette ancora: ”Il discorso dei cattolici in politica è un discorso che riguarda la vocazione battesimale e umana. Essere impegnati in politica, come diceva Paolo VI, è l’atto di carità più grande, perché vuol dire mettere la propria vita completamente al servizio e a disposizione di quella degli altri”. Da qui il monito del presidente della Cei: ”Solo chi ha questa vocazione profonda, che sia laico o che sia di ispirazione cristiana, vada in politica”.

Quanto alle politiche del governo sui migranti, il presidente dei Vescovi Italiani non entra nel merito dei decreti. ”Dico solo quel che ha detto il Papa anche negli ultimi giorni: ogni migrante è persona. Il problema migratorio è un fatto globale che ha sempre riguardato l’umanità e che oggi, attraverso la globalizzazione, si è particolarmente accentuato. Bisogna partire dal fatto che l’altro, in qualunque condizione si trovi, è persona. Persona vuol dire che è un fine, la persona sul piano della finalità, e non un mezzo”, conclude Bassetti.

Anche l’intervento del  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha richiamato il tema centrale della conferenza nazionale organizzativa della Cisl.

”Il tema di questa conferenza è qualcosa di più profondo e l’approfondimento della situazione delle periferie e dei giovani dove la crisi della società è più profonda è un tema non facile. Mettere la persona al centro dell’innovazione è un proposito non da poco, così come mettere il tema cristiano della persona al centro della tavola rotonda a cui partecipano amministratori delegati, responsabili di imprese e cariche pubbliche”. Osserva allora Giorgetti: ”Non dobbiamo farci travolgere dalla rivoluzione tecnologica. Serve un vero sovranismo della persona.

Il sovranismo che rivendico – ha aggiunto Giorgetti – si declina in modo diverso da quello che ci attribuiscono gli avversari e non è fatto di slogan ma guarda alla persona e alla famiglia”.

La questione del lavoro ”è ormai disarticolata ed è uscita dagli schemi. Le dinamiche sono assai preoccupanti. Il fenomeno della migrazione – sostiene Giorgetti – ha abbassato la produttività. Il concetto di lavoro è diventato perfino difficile da spiegare ma il lavoro deve restare umano, anzi cristiano. Parole come Pil e innovazione sono state abusate”.

 

La dimensione umana del lavoro, ha aggiunto Giorgetti, è stata travolta dalle multinazionali, dai poteri forti, dalla globalizzazione che non guarda alla persona, ma ha creato sproporzioni di reddito e distanze assurde, le soluzioni globalizzanti hanno fallito e il disastro lo vediamo sul territorio.

Per recuperare ci vuole il sovranismo”. Questo perchè ”la concorrenza dell’Oriente ci sta ‘cinesizzando’ e questo è un altro motivo per essere sovranisti. Occorre mutare d’animo, serve un vero sovranismo della persona.

Servono soluzioni diverse, bisogna ritrovare la cooperazione sul territorio, nella fabbrica e fuori: la volontà della Cisl di perseguire questa strada ha il sostegno del governo”.

Anche le imprese, sostiene Giorgetti, ”devono fare la loro parte: tutti dovremmo imparare da esempi come quello di Olivetti. ”La comunità concreta, la solidarietà cosciente, evoluta sono la soluzione, non l’onnipresenza statale. Lo stato sociale è esausto ed è ormai parte del problema e quasi mai la soluzione. Bisogna cambiare passo, bisogna immaginare, pensare. Spero si cominci a fare perché prima di scrivere i decreti bisogna riflettere, perché con i decreti non si risolvono i problemi”.