Fiaccolata in onore di Paolo Borsellino, Viterbo ricorda (Foto e video)

loading...

Serena Biancherini

NewTuscia – VITERBO – Era il 19 luglio 1992 quando a Palermo veniva condotta a termine l’operazione malavitosa che avrebbe portato alla scomparsa dall’orizzonte della lotta alla mafia i suoi principali capitani. Con la strage di via D’Amelio si sanciva, 57 giorni dopo, la sfida allo Stato iniziata a Capaci, sulla strada dell’aeroporto che ha visto la morte del giudice Giovanni Falcone e degli agenti che lo proteggevano.

Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Antonino Vullo erano invece la scorta che 27 anni fa accompagnava Paolo a casa della madre quando alle 16.58 l’esplosivo contenuto in una fiat rubata, posizionata nella stretta via, è stato innescato a distanza lasciando in vita e in gravi condizioni solo l’agente Vullo.

Ieri tra le tante iniziative sparse in tutta l’Italia, anche Viterbo ha fatto la sua parte, intervenendo compatta alla fiaccolata organizzata da Fratelli d’Italia. Hanno sfilato cittadini e gruppi politici di ogni settore al seguito del sindaco Arena in un silenzio rispettoso del sacrificio costato la vita al magistrato, ma anche carico di un’implicita determinazione a raccoglierne l’eredità, facendo si che l’esempio dato da Borsellino e prima di lui dal collega e amico Falcone non fosse stato vano. Esistono cause a cui vale la pena dedicare la vita, in questo caso perderla; la lotta alle illegalità, alle ingiustizie mafiose con la sequela di corruzioni che le proteggono sono il loro testamento per un futuro migliore in un’Italia al cui timone ci sia lo Stato, quello vero, non quello che scende a compromessi con i suoi aguzzini.

Nel silenzio della fiaccolata di ieri si è commemorato un uomo il cui impegno politico è andato di pari passo con quello personale dettato dalla coscienza. Paolo credeva nei giovani come baluardo culturale e morale, menti fresche che per naturale inclinazione anelano più impellentemente alla libertà, e che adesso più che mai non devono dimenticare le battaglie, vinte o perse, per allontanare il male che deriva “dall’indifferenza, dal compromesso morale, dalla contiguità e quindi dalla complicità“. Una volta aveva detto  “mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.

Anche adesso su quell’attentato c’e molto da indagare, eppure lo striscione esibito dalla cittadinanza viterbese “Paolo Vive” dimostra come nei cuori della gente esista la volontà di andare a fondo e di ascoltare la sua voce ormai radicata negli animi.