Un viaggio attraverso la vita di testimoni di speranza con il volume “I Cappuccini si raccontano”

NewTuscia – VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo.

Già autore dell’egregio volume “Gianfranco Chiti. Lettera dalla prigionia 1945dedicato al Santo militare contemporaneo Gianfranco Maria Chiti (1921-2004) – Generale dell’Esercito Italiano e Padre Cappuccino, il cui Processo Diocesano di Beatificazione si è concluso lo scorso 30 marzo, con una solenne cerimonia presso il Duomo di Orvieto – lo storico ed esperto archivista Padre Rinaldo Cordovani ha curato il volume “I Cappuccini si raccontano”.

Con il secondo volume di recente pubblicazione, che segue il primo pubblicato nel 2009, prosegue il racconto di ritratti di frati cappuccini della Provincia Romana e provenienti da varie parti di Italia. Padre Cordovani, anch’egli cappuccino, ha coordinato i diversi autori che hanno contribuito nel descrivere e riportare la vita e le opere di differenti personalità, appartenenti all’ordine dei Frati minori, ognuno dei quali a proprio modo, e seguendo il proprio carisma, ha operato in diversi ambiti della vita sacramentale.

E’, dunque, un interessante viaggio nel corso di secoli quello che si legge ne “I Cappuccini si raccontano”: dai Cardinali e Vescovi, passando per i Missionari, gli Insegnanti e i Formatori, fino ai cappuccini che hanno dedicato la loro vita al servizio dei fratelli.

I Cappuccini furono fondati nel primo ‘500 e questi racconti sottolineano quanto queste figure di frati abbiano incarnato storia, spirito e devozione dell’Ordine. Infatti, i Frati minori o francescani sono tutti i religiosi del primo Ordine istituito da S. Francesco d’Assisi nel 1209, che però nel 1517 si divise in frati minori semplicemente detti (o frati minori osservanti), e in frati minori conventuali. A questo seguono nel 1528 i frati minori cappuccini.

Quando Clemente VII, per intervento della duchessa Caterina Cibo, pubblicò il 3 luglio 1528 la bolla Religiosis zelus, con la quale veniva canonicamente eretta la congregazione dei frati minori della vita eremitica, questa contava solo tre membri. Ma verso di essa affluirono ben presto quei frati zelanti che volevano ricondurre la vita francescana al suo primitivo fervore e che disperavano di vedere una radicale riforma instaurata nel seno del proprio ordine: tra questi, attratti dagli esempî di Matteo da Bascio e di Ludovico da Fossombrone, ci furono i promotori disingannati della riforma nell’Italia centrale, tra cui i formatori Bernardino d’Asti e Francesco Titelmans, che sono raccontati nel volume rispettivamente da Carmine De Filippis e Mario Fucà.

La congregazione eremitica crebbe al punto che dieci anni dopo i cappuccini erano 702, e cinquant’anni dopo oltrepassavano i 5000, disseminati in più di 400 luoghi.

Dopo di aver dato parecchi valenti predicatori alla corte pontificia, all’ordine cappuccino fu affidato per sempre questo incarico da Benedetto XIV (1743): tra i maggiori rappresentanti di questo incarico ricordiamo Ludovico Micara da Frascati, Vescovo poi Cardinale, raccontato nel libro da Giancarlo Fiorini.

Notevole è sempre stata l’attività sociale dei Cappuccini. Già nel 1527 i compagni di Ludovico da Fossombrone assistono gli appestati di Camerino; nel 1529 i cappuccini assumono la direzione di S. Giacomo degl’Incurabili a Roma; a Genova entrano nel 1530 negli ospedali di Pammatone e dei Cronici. Il loro contegno nelle epidemie del 1576, del 1630 e del 1720 fu eroico. Si distinsero anche nell’assistenza spirituale dei soldati. Tra i Servi di Dio ritroviamo per esempio Gianfranco Maria Chiti, descritto nel volume da Rinaldo Cordovani.

I Cappuccini, fin dalle origini del loro ordine, si segnalarono per un attaccamento particolare nei confronti della preghiera e per la cura dei poveri e degli ammalati. L’ordine crebbe rapidamente sia in dimensioni che in popolarità, vista la sua tendenza di imitare la vita di Gesù così come descritta dai Vangeli. Questi differenti approcci erano spesso complementari con le missioni nelle zone di campagna servite poveramente dalle esistenti strutture parrocchiali, sopperendo ai bisogni dei fedeli in mancanza di un clero efficacemente preparato. Caratteristica è proprio la loro vicinanza agli ultimi delle città e delle campagne, adottando uno stile omiletico semplice e impregnato di quotidianità.

Le Missioni sono, infatti, il vanto maggiore dell’ordine. Le missioni all’estero sono già prescritte dal fondatore al cap. XII della regola: egli stesso le iniziò nel 1219 predicando in Egitto alla presenza del sultano. Per poi operare nei vari secoli in molteplici Paesi dall’Oriente all’Occidente. Sono anche da ricordare le missioni promosse dai Cappuccini presso i protestanti di Francia, di Germania e dei Paesi Bassi; l’opera diplomatica svolta per l’unione dei principi cattolici durante le guerre di religione del sec. XVII, nella quale si distinsero S. Lorenzo da Brindisi e Giacinto da Casale. Tra i tanti missionari che hanno operato in varie parti del mondo troviamo Bonaventura da Trevi nel Lazio, missionario in Etiopia, descritto da Paolino Graziani, Diego da Castel Cellesi, missionario in Eritrea e Etiopia, e Mariano da Bagnaia, missionario in Brasile, entrambi raccontati da Rinaldo Cordovani.

L’ordine dei minori ha avuto molta rilevanza anche nel campo della scienza e dello studio. Le università più famose del sec. XIII, come quelle di Bologna, Parigi, Oxford e Cambridge, aggregarono a sé cattedre e professori francescani, mentre i loro studi provinciali e conventuali diventarono anche scuole del clero secolare e del laicato. Sono ricordati nel volume tra gli altri Francesco da Fiuggi, insegnante nell’istituto di teologia, e Clemente da S. Ambrogio sul Garigliano, anch’egli insegnate e preside, narrati da Ubaldo Terrinoni e Giancarlo Fiorini.

Gli altri autori che hanno delineato ritratti di frati cappuccini presenti nel volume sono Armando Ambrosi, Girolamo di Rosa, Franco Nicolai, Fabrizio Carli, Umile Giletti, Flavio Ubodi, Giuseppe Panico e Ambrogio Artuso.

di FRANCESCA BRUTI