Acqua non potabile, condannato il comune di Ronciglione

loading...

di Kateryna Palazzetti

NewTuscia – RONCIGLIONE – Confermata anche in secondo grado dal tribunale di Viterbo la condanna al comune di Ronciglione per aver fornito “acqua non conforme ai valori minimi di potabilità, con presenza di arsenico e fluoruli” ai suoi cittadini.

La condanna ha aperto la strada a centinaia di richieste di risarcimento danni da parte dei privati cittadini e da tutte quelle attività imprenditoriali che, per non incorrere in sanzioni, sono state costrette ad installare a proprie spese costosissimi impianti di depurazione dell’acqua nel periodo che va dal 2013 al 2015 quando i parametri non erano ancora rientrati.

Si erano rivolti al giudice di pace tre cittadini ”a seguito della somministrazione e vendita dal gennaio 2008 di acqua non potabile e comunque priva di requisiti di legge per l’accertato superamento dei parametri massimi consentiti, per arsenico, fluoruri e micrositina ad alga Planktotrix Rubescens e Uranio 238”. Alle parti offese era stato riconosciuto un risarcimento di poche centinaia di euro corrispondente al canone dell’acqua potabile.

Secondo la sentenza di appello “è evidente che l’erogazione di acqua non conforme ai valori minimi di potabilità, con presenza di arsenico e fluoruli, sia prospettabile come un inadempimento contrattuale del rapporto di utenza e, in quanto tale, integri il presupposto o la causa mediata dell’evento lesivo”. Inoltre secondo il giudice “l’espressione uso domestico ricomprende in sé il concetto di acqua potabile essendo la stessa omnicomprensiva.”

Questo ricorso è solo il primo di una lunga serie: attualmente se ne contano circa trecento contro il gestore Talete e un’ottantina contro il Comune di Ronciglione.