Ponte Morandi: “Cosa intende fare il Governo per garantire ai cittadini sia la sicurezza dei trasporti che il corretto utilizzo delle risorse pubbliche?”. L’interpellanza al Ministero dei Traporti dell’on.Vittorio Sgarbi

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NewTuscia – ROMA – Riceviamo e pubblichiamo. “Cosa intende fare il Governo per garantire ai cittadini sia la sicurezza dei trasporti che il corretto utilizzo delle risorse pubbliche? Se, allo stato dei fatti, sia intenzione del Governo recuperare dal concessionario i costi di queste operazioni e se non si intenda posticipare la demolizione del viadotto e avviare le procedure della stessa solo a seguito dell’accertamento delle cause del crollo”.

Questo le domande poste dall’on.Vittorio Sgarbi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, contenute nell’interpellanza presentata nella seduta n. 192 della Camera dei Deputati del 19 giugno 2019 in merito alla demolizione e alle volontà di ricostruzione del Governo, del Ponte Morandi di Genova. Ecco il testo completo dell’interpellanza: “Il sottoscritto (on.Vittorio Sgarbi, ndr) chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che: alle ore 11:36 del 14 agosto 2018 la sezione del Viadotto Polcevera, noto anche come Ponte Morandi (dal nome del progettista) che sovrasta la zona fluviale e industriale di Sampierdarena, lunga 149,12 metri, è crollata insieme al pilone di sostegno numero 9, provocando 43 vittime;

il Ponte Morandi, inaugurato nel 1967, è un bene dello Stato ed è universalmente considerato opera di grande pregio tecnico ed architettonico e di rilevante interesse storico e culturale, anche quale testimonianza delle capacità tecniche e di innovazione dell’Italia del dopoguerra;
come noto, il Viadotto Polcevera è lungo complessivamente circa 1.120 metri ed è costituito da due parti principali di cui una strallata, lato levante, lunga circa 600 metri e divisa in tre sezioni sostenute da tre antenne (indicate 9, 10, 11), mentre la parte restante, lato ponente, è lunga circa 520 metri ed è costituita da impalcati con semplice appoggio su piloni;

la situazione ad oggi è che circa il 20 per cento del viadotto è crollato, un altro 20 per cento è sotto controllo, mentre il 60 per cento dell’opera persiste, ad un anno dal crollo, in condizioni apparentemente normali e comunque non diverse da quelle della grande maggioranza delle opere presenti sulla rete stradale italiana. Inoltre, le fondazioni dell’80 per cento dell’opera appaiono a vista del tutto integre ed in perfetta efficienza;

si è alla vigilia della demolizione integrale dell’opera, in particolare del viadotto lato ponente dalla pila 1 alla pila 8: demolizione integrale che costituisce quindi una perdita irreversibile per il patrimonio pubblico;

la demolizione e la ricostruzione nella stessa sede comportano la necessità di demolire preliminarmente gli edifici sottostanti e rendono impossibili eventuali ulteriori studi ed accertamenti tecnici sulle cause del crollo in merito a eventuali difetti di costruzione e/o progettazione dello stesso;

alcuni reperti costituiti dai cavi di acciaio degli stralli sono stati inviati al laboratorio Empa di Dubendorf (Zurigo) per una perizia tecnica del tribunale di Genova e le conclusioni a oggi note di detta perizia, in base ad anticipazioni pubblicate dal quotidiano «IlSole24Ore», affermano che la rottura dei cavi di acciaio degli stralli non è avvenuta nei punti ove maggiore era evidente la corrosione, ma nelle parti non corrose e che tale rottura è da ascriversi non ad usura ma ad un fattore esterno scatenante il crollo –:
in base a quali norme e sotto la responsabilità di chi si proceda alla demolizione totale della porzione di viadotto ancora in opera e delle sottostanti abitazioni, senza che siano state accertate né la dinamica del crollo, né le cause dello stesso (se per ammaloramento, carente manutenzione o altro), senza che sia esclusa o confermata la citata causa «esterna scatenante il crollo», il che escluderebbe cause strutturali e quindi rischi di crollo per la parte tutt’ora in opera del viadotto Polcevera, come adombrato dalla perizia Empa;

cosa intenda fare il Governo per garantire ai cittadini sia la sicurezza dei trasporti che il corretto utilizzo delle risorse pubbliche;
se, allo stato dei fatti, sia intenzione del Governo recuperare dal concessionario i costi di queste operazioni;
se non si intenda posticipare la demolizione del viadotto e avviare le procedure della stessa solo a seguito dell’accertamento delle cause del crollo”