Piazza dello spaccio nella Tuscia stroncata da Dda e Carabinieri

NewTuscia – VITERBO – Dalle prime ore di questa mattina, numerosi militari del Comando Provinciale Carabinieri di Viterbo – con l’ausilio di unità cinofili antidroga del Nucleo CC di Roma Ponte Galeria e di un velivolo del Nucleo Elicotteri CC di Pratica di Roma – sono impegnati nell’esecuzione di un provvedimento restrittivo, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale, nei confronti dei componenti di un sodalizio criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti.

Le indagini – condotte dalla Compagnia Carabinieri di Viterbo, tramite le sue articolazioni operative, segnatamente il Nucleo  Operativo e Radiomobile e la Stazione CC di Soriano nel Cimino – venivano avviate nel mese di settembre 2015 allorquando un cittadino macedone, in preda alla disperazione e profondamente impaurito, si rivolgeva ai Carabinieri denunciando di essere stato vittima di una violento pestaggio e di un sequestro di persona a scopo di estorsione. In particolare, lo straniero, al quale venivano cagionate fratture multiple (giudicate guaribili in 25 giorni), dopo aver confessato di essere inserito in un contesto di traffico di stupefacenti, autoaccusandosi di aver spacciato dette sostanze, riferiva che un gruppo di albanesi, presso i quali si era rifornito di droghe,  lo avevano prelevato con l’inganno e condotto in una zona di campagna, dove veniva picchiato selvaggiamente e minacciato con una pistola per costringerlo ad onorare il debito maturato per l’acquisto a credito dello stupefacente.

Da allora veniva sviluppata una complessa ed articolata attività investigativa, denominata convenzionalmente “Operazione Underground”  che, sotto la direzione della Procura Distrettuale di Roma, permetteva di accertare l’esistenza di un’associazione, capeggiata anche dal cittadino albanese SHTEMBARI Bledar, finalizzata al traffico di sostanza stupefacenti, composta prevalentemente da cittadini albanesi irregolari. Costoro, in maniera organizzata, importando cocaina dal Belgio, immettevano, attraverso una rete di pushers¸ cocaina sul mercato di Viterbo e di alcuni centri della Provincia, quali Canepina e Vignanello.

L’attività di occultamento e preparazione della droga per lo smercio era particolarmente sofisticata, sempre orientata ad evitare di incappare nei controlli delle Forze dell’Ordine. Lo stupefacente, infatti, giunto a Viterbo, veniva “tagliato”, suddiviso in dosi e posto in barattoli di vetro, con all’interno riso per preservarlo dall’umidità. I contenitori, quindi, veniva occultati in zone di campagna, dove poi venivano prelevati nei momenti immediatamente antecedenti la consegna ai vari clienti.

I Carabinieri, attraverso le proprie investigazioni, riuscivano a monitorare i movimenti degli indagati, individuando anche i luoghi di occultamento dello stupefacente. In una circostanza, gli stessi militari, rinvenuto un barattolo contenente diverse decine di grammi di cocaina di ottima qualità (in alcuni casi con un grado di purezza del 91%), sostituivano – per non pregiudicare le indagini – lo stupefacente (sequestrandolo) con della farina.

Nel corso delle indagini sono state ricostruite transazioni di ingenti quantitativi di droga, sequestrandone una piccola parte pari a 700 grammi di cocaina. Sono stati, inoltre, sequestrate cospicue somme di denaro ed eseguiti arresti e denunce.

I Carabinieri, su delega della D.D.A., a parziale conclusione delle indagini in questione, a Viterbo e Terni, hanno dato esecuzione al provvedimento restrittivo nei confronti di:

  1. SHTEMBARI Bledar, detto Bledi, cittadino albanese di anni 44, irregolare sul territorio nazionale, con pregiudizi penali e gravitante a Viterbo da anni. Quest’ultimo, destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, risulta essere il promotore e l’organizzatore, unitamente ad altri soggetti al momento resisi irreperibili, occupandosi in prima persona anche dei viaggi in Belgio per l’approvvigionamento dello stupefacente;
  2. CUNI Armand, cittadino albanese di anni 44, irregolare sul territorio nazionale, con pregiudizi penali e gravitante, anch’egli, a Viterbo da anni, è destinatario della misura della custodia cautelare in carcere. Costui, nell’ambito del sodalizio, riveste il ruolo di partecipe, occupandosi dello smercio al dettaglio;
  3. CAZZATO Angelica, cittadina italiana di 32 anni, residente a Viterbo, con pregiudizi penali, è destinataria della misura cautelare degli arresti domiciliari. Costei si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio;
  4. MEDOLLI Rudenc, cittadino albanese di 37 anni, residente a Terni, con pregiudizi penali, è destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. Costui si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio;
  5. PENNACCHIETTI Domenico, cittadino italiano di 37 anni, imprenditore edile, residente a Vitorchiano, con pregiudizi penali, è destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. Costui si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio;
  6. PETRUCCI Massimiliano, cittadino italiano di 55 anni, residente a Soriano nel Cimino, con pregiudizi penali, è destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari. Costui si riforniva di stupefacenti dal sodalizio, rivendendola nell’ambito di una propria attività di spaccio.

Un altro indagato, COLLAKU Erjon, cittadino albanese di 37 anni facente parte dell’associazione in trattazione, è stato localizzato in Spagna, motivo per il quale il G.I.P. di Roma ha emesso il  MAE (Mandato di Cattura Europeo) per consentire l’esecuzione della custodia cautelare in carcere. Quest’ultimo provvedimento, grazie alla collaborazione con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno e delle autorità di polizia spagnole, è stato eseguito presso l’aeroporto di Barcellona mentre era in procinto di imbarcarsi per raggiungere altro paese europeo.

I capi di imputazione ai quali devono rispondere gli indagati, oltre agli art. 73 e 74 del D.P.R. 309/90, sono sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), lesioni personali aggravate (artt. 582, 585 c.p.), porto d’arma da fuoco ( art. 12 e 14 D.lvo 497/1974) ed estorsione (art. 629 c.p.)