Cavaliere Pietro Casasole sulle problematiche collegate alla caccia al cinghiale

NewTuscia – ACQUAPENDENTE – L’aquesiano Cavaliere Pietro Casasole Responsabile provinciale Associazione Sviluppo-Caccia-Territorio ci fa pervenire una nota informativa in merito alle problematiche collegate alla caccia al cinghiale; “Onestamente troppa speculazione”, sottolinea “sia nella nostra Regione che sul territorio italiano.

Alle numerose polemiche da parte delle Associazioni di Categoria, fa eco una realtà di danno agli agricoltori: o non vengono pagati per niente o dopo tre-quattro anni. Basta consultare la rivista “Bighunter” del 24 Maggio, per scoprire l’approvazione del protocollo d’intesa Regione Lazio, Federparchi, Coldiretti e, pensate, Legambiente per il contenimento della specie (stanziati 100.000 € per tre anni. La vera novità, comunque, è il coinvolgimento degli stessi agricoltori nell’attività di cattura da svolgere. Trappole o gabbie, in collaborazione con i Guardaparco e con mezzi a disposizione. Richiesta specifica alla Coldiretti con il ricavato che andrà a compensare le spese del mancato guadagno degli agricoltori. Dalle parole dell’Assessore regionale, si comprende bene come le carni potranno essere destinate alla cessione diretta o all’allevamento. Mentre, gli agricoltori che collaborano al progetto, non possono commercializzarla.

Poiché l Coldiretti è soddisfatta di tutto questo, mi chiedo se lo siano anche tutti gli agricoltori della Regione. Sempre sulla stessa rivista in data 3 Giugno corrente anno, l’animalista Margherita d’Amico dalla pagine di Repubblica critica la caccia. Esponendosi contro il piano triennale per la riduzione della specie. Visto che la stessa Regione, concordemente con Federparchi, Legambiente Lazio e Coldiretti, si apprestano a vararlo per un spesa complessiva di € 300.000 €. Tra le diverse azioni anche la caccia di selezione. Non può quindi trovare ancora maggior forza ed interesse la nostra proposta di modificare la Legge regionale N° 17. Che prevede la caccia aperta a tutte le squadre che durante la stagione venatoria non abbiano raggiunto le 41-43 giornate di caccia. Con possibilità a partire dal mese di Febbraio di cacciare anche il Sabato e la Domenica fino al raggiungimento delle giornate. Solo così si avrebbe un vero e proprio fenomeno di contenimento, verrebbero ridotti i danni agli agricoltori oltre a minori incidenti stradali. Ma, soprattutto, meno polemiche e fatti più costruttivi”.

GIORDANO SUGARONI