Elezioni europee. Il nostro contributo per una Europa fedele alla sue origini

di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Domani domenica dobbiamo  assolutamente andare a votare. E’ necessario il contributo di tutti noi per una Europa fedele alla sue origini:  un’Europa  sociale, attenta ai cittadini e  ai territori regionali.

Potrà  salvarsi e rilanciarsi solo un’Europa che curi  i bisogni reali dei suoi cittadini, primi tra tutti:  lavoro, formazione, socialità  e cultura, superando le  grigie politiche di bilancio delle burocrazie e della finanza, in dialogo con il continente africano, scambiando tecnologie e materie prime, approfondendo le reciproche radici culturali, regolando  i flussi migratori,  tutelando la sicurezza di residenti e l’accoglienza “dignitosa e laboriosa”  per i richiedenti asilo e profughi, curando in particolare  lo scambio e la conoscenza culturale tra i popoli.

Quale dimensione sociale ha assunto l’Europa dal Trattato di Roma del 1957 ad oggi ?   E’ il quesito da porci come elettori, per verificare la concreta attuazione dei Principi affermati nel Trattato istitutivo di Roma del 1957 della Comunità Economica Europea,  con particolare riferimento alla dimensione sociale dell’Europa e come  ispirazione concreta a riavvicinare l’Europa agli Cittadini Europei.

Queste le tre implicazioni tematiche, di concreta incidenza sulla vita dei cittadini europei, che scaturiranno dalle consultazioni elettorali di domenica 26 maggio :

  1. Aspetti storici e istituzionali, con i trattati, le tappe dell’allargamento, in relazione all’evoluzione dell’istituto della libera circolazione di persone e delle merci,
  2. Le dimensioni e le prospettive sociali europee dell’attualità politica, comunitaria e internazionale, come  il ruolo della Corte di Giustizia Europea , il pluralismo religioso, le politiche per l’imprenditoria ed il lavoro, la mobilità studentesca e la politica culturale, la situazione demografica europea nel contesto mondiale, la ricerca scientifica, le politiche di coesione territoriale, la dimensione internazionale dell’Europa in relazione  allo scacchiere  mondiale ed alle crisi umanitarie, in particolare dell’Africa;
  3. Occorre riscoprire il pensiero e l’azione dei protagonisti dell’integrazione europea, dai fondatori Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman e Altiero Spinelli, Gaetano Martino, sino a Jaques Delors, Romano Prodi e Mario Draghi ed il loro ruolo propulsivo esercitato  nel ricoprire responsabilità nell’Unione Europea.

Occorre individuare per i Cittadini e, soprattutto per le Istituzioni dell’Unione l’obiettivo di riappropriarsi di una rinnovata apertura al futuro e di fiducia nell’integrazione europea che l’Italia, come nazione fondatrice dell’Europa Unita, può conferire ad un nuovo corso delle politiche comuni.

Il ruolo dell’Europa nell’attuale contesto  internazionale, può  riassumersi  negli  intendimenti espressi  con lungimiranza a Roma il 29 luglio 1947, dal prof.  Luigi Einaudi,  a pochi mesi dalla sua elezione a presidente della Repubblica, preannunciando il suo voto favorevole al Trattato di pace:

“Invano gli Stati sovrani elevavano intorno a sé alte barriere doganali per mantenere la propria autosufficienza economica. Le barriere giovavano soltanto ad impoverire i popoli, a inferocirli gli uni contro gli altri, a far parlare a ognuno di essi uno strano incomprensibile linguaggio di spazio vitale, di necessità geopolitiche, e a far a ognuno di essi pronunciare esclusive scomuniche contro gli immigrati stranieri, quasi il restringersi feroce di un popolo in se stesso potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza”.

Il progetto degli  Stati Uniti d’Europa, come emergono nell’idea di Altiero Spinelli, nel suo manifesto Europeista di Ventotene : “non basta predicarli. Quel che importa è che i Parlamenti di questi minuscoli Stati i quali compongono la divisa Europa, rinuncino a una parte della loro sovranità a favore di un Parlamento nel quale siano rappresentati, in una Camera elettiva, direttamente i popoli europei nella loro unità, senza distinzione tra Stato e Stato e in proporzione al numero degli abitanti e nella Camera degli Stati siano rappresentati, a parità di numero, i singoli Stati”. ”

Le dichiarazioni del  Ministro degli Esteri italiano Gaetano Martino, che aveva salutato,  al momento della firma del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea di Roma  il 25 marzo 1957,   “l’inserimento della patria italiana nella più grande patria europea”.