Vania Bracaletti (PpI-Ppe): “Un’Europa etica contro quella dei burocrati”

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Abbiamo sentito il parere di Vania Bracaletti, candidata alle prossime elezioni europee per i Popolari per l’Italia-Ppe.

Vania Bracaletti, lei è una mamma con due figli e per lavoro fa l’avvocato insieme a suo marito Paolo, cosa l’ha spinta a candidarsi?

“Sicuramente l’interesse che ho per il sociale e l’incertezza per il futuro dei miei figli. Il motivo contingente un incontro svoltosi presso la Confartigianato di Viterbo con un componente della “Commissione Regionale Problemi sociali e Lavoro della Conferenza Episcopale del Lazio”. E’ in questo incontro che i miei interessi sulla politica ed il sociale hanno trovato compimento nell’analisi del passaggio da una società terziaria ad una liquida. Sono un soggetto nella storia e voglio comprenderne il più possibile le sue basi”.

Quali sono i suoi valori ispiratori in politica?

“Come Vania credo nei valori che non invecchiano mai, come: ogni attività se esercitata e vissuta nel rispetto della dignità umana è positiva. Questo vale per tutte le istituzioni a cui dà vita la socialità umana; la trasmissione di beni tra soggetti non si ferma solo all’aspetto materiale, ma è veicolo di altri beni immateriali, come la fiducia, l’equità, la cooperazione;  il progresso non può essere misurato solo da parametri relativi al profitto, ma deve essere rapportato alla qualità della vita che produce e al benessere sociale che diffonde. Il benessere di un popolo va misurato con criteri ben più ampi di come viene calcolato il Prodotto Interno Lordo, occorre considerare altri parametri come la sicurezza, la salute, la crescita del capitale umano, la qualità della vita e del lavoro”.

Cosa conta maggiormente oggi, secondo lei, per essere credibili in politica?

“Sicuramente quello che urge oggi è la coerenza ed evitare le solite promesse non mantenibili. Come Vania cercherò di contribuire per dare risposte alla società civile che è alla spasmodica ricerca di organizzazioni politiche in grado di impegnarsi per rispondere a domande di stabilità ed autorevolezza, tipo: come coniugare i comportamenti politici ai doveri della dignità e alla responsabilità dei comportamenti personali, alla loro limpidezza e pulizia? Si riuscirà a superare lo stallo derivante dalla volontà individuale di distinguere ciò che conviene da ciò che è utile? La ricerca di unità può essere ricercata fino alla inconcludenza? Quello che è certo che la mancanza di comportamenti etici ha spinto la politica lungo il piano inclinato di una evidente degradazione che stringe in un legame quasi inestricabile, corruzione, inefficienza e mancanza di imparzialità. Questo è un legame molto complesso, poiché ciò che si corrompe diminuisce l’efficienza e accresce il privilegio, allo stesso modo inefficienza e parzialità aumentano gli spazi della corruzione”.

Quale modello economico è proponibile, oggi, secondo lei, per un’Europa sempre più spaccata tra euroscettici-sovranisti ed europeisti convinti? Quanto hanno influenzato le difficoltà date dalle crisi economica sui sentimenti di allontanamento dall’affezione per  un’Europa unita?

“Il nostro paese fonda la sua attività produttiva sulla piccola e media impresa. Questa tipologia di impresa ha difficoltà ad affrontare le modificazioni e le innovazioni che riguardano il settore di attività, per questo avrebbe bisogno di una Europa in grado di dar vita a modelli di collaborazione comprendenti : partenership commerciali, nuovi investitori di capitale, acquisizione di società a valore aggiunto, modelli di collaborazione di settore.
Il lavoro distaccato dall’uomo sta permettendo alle strutture di mortificarlo, di svuotarlo dei suoi valori. Serve un ritorno all’etica come metodo del fare politica e l’uomo come ultimo fine: oggi si è troppo andati verso un’Europa dei burocrati e delle ricette politiche distaccate dai veri interessi dei cittadini”.

I cittadini europei: qual è, secondo lei, il loro ruolo oggi in questa Europa del 2019?

“E’ il punto di vista dei cittadini, il loro giudizio critico, la loro stessa insofferenza in tanti punti di contatto con le risposte politiche ed istituzionali, la bussola che deve governare la direzione del cambiamento e il senso delle modifiche. In ultima analisi, la tensione culturale e morale che occorre per un periodo storico che vuole presentarsi come costituente della nuova società, consiste nel credere senza nessun  cedimento all’idea che una società migliora se migliorano i comportamenti di ciascuno dei suoi membri e che a questo fine è decisiva la qualità delle regole, le quali non possono permettere soluzioni differenti grazie a sofismi o soggettivismi che utilizzano forme di autonomia non per migliorare il sistema ma per favorire interessi particolari”.