Ireno Massaini con “Il macchinista e la Locomotiva” vince il XX Concorso di Poesia di Stimigliano Sabino

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Un  significativo riconoscimento viene attribuito domenica 19 maggio ad un ferroviere-poeta: Ireno Massaini di Orte. Si tratta del  primo premio per la sezione “Il treno e la ferrovia” della XXa edizione del concorso di poesia “S. Bernardino” di Stimigliano Sabino. La premiazione,  con pubblica recitazione, avverrà domenica 19 maggio alle ore 17 presso la  piazza antistante il Castello Orsini.

Quella di Ireno Massaini, può definirsi come  “la poesia del quotidiano”, dell’esperienza maturata giorno dopo giorno, nell’affrontare la vita, osservarla, cogliendone le sfide, le gioie e le vicissitudini di una esistenza normale  dedita alla famiglia ed al lavoro di ferroviere.    Il segreto di come siano compatibili il lavoro  di ferroviere, oggi in pensione, e la voglia di esprimersi in versi, sta nella sensibilità e nella capacità di elevarsi e di esprimersi dell’autore.

Vale la pena leggere i versi della Poetica “Il macchinista e la ferrovia”, premiata dalla Giuria del Premio “S. Bernardino” di Stimigliano Sabino.

Il macchinista e la ferrovia. L’autore ricorda e, in qualche modo, rimpiange il tempo in cui  conduceva la locomotiva a vapore: “Allora io mi sentivo un poco buffo,  tra quello sferragliare di stantuffo, spesso avvolto nel fumo e nel vapore e quel fischio assordante e quel calore.

Tra il conducente e la macchina a vapore si instaura un rapporto quasi personale:  “Ci conoscevamo bene, io ti accudivo amandoti veramente, lo sentivo: ti davo tanto carbone a piene mani, anni felici e belli, ormai lontani.  Con la tempesta, il vento e la bufera, estate, autunno, inverno o primavera, col gran caldo d’agosto, soffocante, al freddo e con la pioggia incalzante.”

L’avvento dell’alimentazione elettrica fa venir meno il rapporto con la locomotiva che viene sostituita dal locomotore elettrico:  “Un di poi ci raggiunse la corrente  e tu fosti più veloce e più potente, ti chiamasti da allor “locomotore”, liberata dal gran fumo e dal vapore.

Massaini coglie, con semplicità e raro realismo,  il romanticismo,  il rapporto che il treno –  con andatura lenta  – instaura tra il viaggiatore, il ferroviere e l’ambiente, rapporto che solleva il ferroviere dalla fatica e dalla ripetitività del lavoro quotidiano:  “Per campagne, fiumi e sopra i ponti spesso pur inerpicandoci sui monti, andavam in ameni paesetti sperduti, attraversando dei luoghi sconosciuti.  Sembravi stanca, oh come arrancavi: tu ch’eri assai forte, non ti lamentavi, parea che quasi ti scoppiasse il cuore ma sempre, sempre ti facesti onore!”

La poesia si conclude con la nostalgia che pervade l’autore ripensando  ai bei ricordi del lavoro di ferroviere:  “Quanti rimpianti, quanta nostalgia, or che in pensione sono venuto via, sapessi amica mia quanta tristezza, per la gioiosa perduta giovinezza!  Se un giorno, passando velocemente vedrai un anziano mesto e piangente nella stazione, sappi che a quella vista, sono io: un pensionato macchinista! “

Ireno Massaini, come ferroviere-poeta  ci mostra come dal proprio lavoro, vissuto per decenni con passione e dedizione,  possa scaturire una  coinvolgente ispirazione poetica, un’energia, un sentimento che eleva il lavoro e la fatica umana, rendendoli degni di un’esistenza cantraddistinta da una dignitosa laboriosità.