L’Associazione “Vitae” ha incontrato il candidato alle Europee Luca Romagnoli

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NewTuscia – ACQUAPENDENTE – L’Associazione “Vitae” ha avuto l’onore di incontrare Luca Romagnoli, già europarlamentare dal 2004 al 2009 e candidato nella lista Fratelli d’Italia alle prossime Europee 2019 -, Collegio Italia Centrale (Toscana, Lazio, Umbria e Marche).

A lui è stata posta la domanda circa cosa intendesse per “LA NUOVA EUROPA”. Determinatamente la sua risposta: “Occorre rifondare l’Europa e farla “volare alta” guardando a tutte le linee di vetta poiché Essa sia sè stessa nella pienezza delle sue forze e delle sue possibilità. L’Europa non può continuare ad essere soltanto un “mercato comune” spesso bislacco e matrigna con le sue Nazioni.  un ‘ area di libera circolazione di uomini, mezzi e servizi, resa più facile da una moneta comune che però genera discriminazioni e tensioni sociali. La struttura comunitaria non deve essere solo una “somma” più o meno efficiente e funzionale di economie, di finanze, di commerci. L’Europa dei banchieri non è né un traguardo ne tantomeno un ideale. Se così continuasse ad essere, l’Unione delle Nazioni Europee (oggi UE) costruirebbe il suo “cupio dissolvi” tramandando nella storia solo la penosa caricatura, la sostanziale perversione della civiltà che aveva rappresentato per secoli. Per avere un anima, per diventare un obiettivo superiore, una vetta, un “destino comune” di tutti i popoli che la compongono .l’Europa deve essere indipendente da ogni tutela esterna, capace di esprimere una sua politica estera, una sua politica di difesa e di sicurezza, unita ed armata per perseguire obiettivi di interesse comune e non del mondo finanziario, che di volta in volta si affida ai governi di singoli. Stati per perseguire il suo interesse. Il progresso civile europeo passa per un più stretto e funzionale coordinamento della ricerca scientifica per la quale l’Europa spende,  ma,  in modo frammentario e scoordinato e che deve invece recuperare “terreno perduto” soprattutto nelle tecnologie di avanguardia, rispetto alle grandi nazioni come oggi sono Cina, Russia e Stati Uniti e come stanno diventando Paesi della penisola Arabica, Iran, India, Brasile e persino Palestina ed Indocina. L’Europa la vogliamo non solo autosufficiente nell’agricoltura, così come la vogliamo trainante esportatrice nell’industria, la immaginiamo volano di economie internazionali e non mercato di contesa e invasione di prodotti di opinabile salubrità e di opinabilissima eticità quanto e metodi di produzione. Mantenendo la sinergia tra mondo rurale ed ambiente nell’ottimale equilibrio tra sfruttamento e continuità delle risorse. La Nostra Europa può non solo essere pienamente autosufficiente (affrancandosi da importazione di materie agricole dalle quali è diventata indipendente) ma può rappresentare modello del tanto caro a tutti e abusato “sviluppo sostenibile” dell’intero pianeta. L’attuale Unione Europea, ha fin qui visto e lasciato liberamente all’opera “cantieri” del liberismo, i “cantieri” della disgregazione sociale, i “cantieri dell’assoggettamento” delle nazioni all’interesse delle anonime e transanazionali società finanziarie. L’attuale Unione Europea ha lasciato tutto e tutti al primato e al dominio concreto dell’economia, quel che è peggio all’arroganza della finanza e del mercantilismo fine a se stesse. “mercificando uomini e cose” e annichilendo l’anima i “valori” superiori e sin qui fondanti dell’uomo europeo, così incrementando la disgregazione ed il risentimento sociale. Pertanto voglio ancora leggere e sognare un Europa che sia fiera “delle sue radici, del suo passato e della sua Storia”, dei 30 e più secoli durante i quali ha espresso e costruito STATI, IMPERI, CODICI, ARTI E CULTURA ed ha accumulato stratificando tradizioni tra le più alte e complesse e soprattutto di enorme valore e “spessore” morale ed etico. Proprio in nome del suo passato e della sua cultura civile e giuridica. Un Europa del terzo millennio la immagino “SOCIALE” ed un Europa che dissolto il “socialismo reale” con il crepuscolo del XX° secolo affronta la sfida terribile che il dilagare del liberismo pone alla Società contemporanea e dell’immediato futuro. Un Europa che non sopporti più la vergogna dei suoi venti milioni di disoccupati e dei suoi cinquanta milioni di persone viventi in condizioni di emarginazione, di esclusione, di povertà, ma rilanci il progresso civile con la piena occupazione, investendo per il futuro in cantieri per grandi opere di interesse strategico pubblico, opere di servizi per il mondo che verrà. Una Europa che invece di subire l’immigrazione pensi a come far emigrare l’eccesso delle sue risorse, anche umane per cooperare e mostrare nuove vie di progresso e civiltà. Questo è anche possibile invertendo le tendenze demografiche di tante nazioni europee. Tutto quello che l’Europa aveva costruito, forgiato e cesellato nella sua storia millenaria è stato messo all’indice predicando e realizzando la sistematica rinuncia delle nostre identità e specificità invece che favorire dottrine di morte, dall’aborto alle manipolazioni genetiche, dalle follie delle clonazioni. Le istituzioni europee devono impegnarsi nella difesa della fasce più deboli delle comunità nazionali: le donne, i bambini, gli anziani. Questo attraverso una coraggiosa ed organica politica per la famiglia e la demografia. L’Italia soprattutto come grande parte dell’Europa”.