Sguardo verso il paesaggio attraverso l’arte di Riccardo Sanna

NewTuscia – SORIANO NEL CIMINO – “Il tema del paesaggio rivela uno stato della nostra anima” queste sono le parole di una citazione del filosofo francese Henri-Frédéric Amiel riportata sul “Journal intime” in un articolo redatto negli anni 83/84 del XIX secolo. Nel testo si parlava anche dell’arte del paesaggio di Caspar David Friedrich, dei suoi panorami visti dalla finestra o di spalle, della macchina fotografica quale strumento che stava ormai conducendo gli artisti, già dalla prima mostra impressionista presso lo studio del fotografo Nadar nel 1874, verso una strada che avrebbe condotto all’abbandono di un’arte basata sulla pura mímesis, come dice anche Federico Giannini in “Finestre sull’arte”, e che avrebbeindirizzato la pittura di paesaggio verso un’ulteriore rivoluzione.

Friedrich, osservando la sua Dresda dai vetri della finestra del suo studio, aveva introdotto, nella pittura di paesaggio, il soggetto che osservava con una visione struggente, con un’idea di un desiderio irrealizzabile, con una smania romantica dell’infinito ed una volontà estrema di espressione del sublime.

Di lì a breve gli impressionisti avrebbero per primi studiato il variare delle condizioni della luce sul panorama, i simbolisti con Fernand Khnopff, insieme ai divisionisti di Segantini, De Maria, Morbelli avrebbero invece caricato il paesaggio di una forte tensione spirituale.

A gamba tesa la pittura di paesaggio avrebbe condotto ad ulteriori evoluzioni come ad esempio con le vedute futuriste, pensiamo alle città dinamiche in profonda trasformazione, proiettate verso la modernità del cinema espressionista nel 1927 con il film Metropolis, un film muto diretto da Fritz Lang.

La storia è ambientata nel 2026, esattamente a 1000 anni di distanza da quello di produzione del film, il quale diviene un’opera simbolo
del cinema espressionista ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza moderno.

Ma nel Novecento la vera definizione di “paesaggio” sarà per Karl Ludwig Fernow pura musica, per Carlo Ludovico Ragghianti “uno scenario o uno spettacolo come un film o un’opera teatrale” all’interno del quale “far danzare le forme e i colori”, per Giulio Carlo Argan, sarà invece “natura architettonica” vicino al paesaggismo dell’architettura organica di Frank Lloyd Wright.

In verità non esiste un solo paesaggio e di conseguenza una sola pittura di paesaggio, ma ci sono tanti paesaggi quanti sono i soggetti della visione, sospesi tra immagine e realtà, in un contesto interprospettivo.

Nell’arte di Sanna, lo spazio viene inteso quale luogo percepito dall’artista come un territorio soggettivo dove la realtà si anima di tensione spirituale ed esprime un’esperienza esplorativa strutturata su livelli diversi: il vissuto, l’immaginato, il sognato, il ricordato.

Nello spazio rappresentato nei suoi quadri a volte c’è armonia, a volte malinconia, altre volte gioia e serenità ed ancora altre volte smarrimento. Lui traccia le linee di un paesaggio naturale o antropico e racconta un’atmosfera familiare con colori tenui e pacati, che esprimono musicalità.

Il silenzio delle immagini si anima e fa udire il rumore delle nubi, il sottofondo dell’attesa, il divenire della natura stessa, gli azzurri e i verdi evocano metafore di rigenerazione e di rinascita.

Lo spazio viene percepito come una sorta di orizzonte ideale e ogni quadro ci accoglie e ci introduce in un ambiente narrativo, in un paesaggio che si tramuta percettivamente in qualcosa di indelebile e poetico.

Sono i salti spaziali tra la Tuscia e le isole partenopee, in particolare l’amata Ischia, tanto cara all’artista, oppure tra le terre sarde della Gallura e dell’Ogliastra o gli ambienti boscosi dal significato ancestrale delle montagne dei Cimini , sono comunque luoghi dove avviene il sodalizio del rapporto tra uomo e natura.

Ogni lavoro di Sanna qui esposto è come uno spettro d’indagine e nasce come un viaggio in bilico tra il sogno e il movimento, come se da un finestrino di un treno ammirassimo il passaggio delle vedute che si trasformano in topos di evasione dalla realtà, verso un mondo immaginario ritratto en plein air.

“Sguardo verso il paesaggio” ci conduce al culmine della percezione della visione, protagonista assoluta dell’intuizione prospettica dettata dal linguaggio temporale, nelle opere di Riccardo Sanna esposte in mostra il linguaggio artistico vuole chiaramente rappresentare una biografia complessa e ragionata dell’artista stesso. La mostra è visitabile dall’11 al 19 maggio presso la Galleria Falzacappa Benci di Acquapendente (VT). Buona visita!

Francesca Pandimiglio