Il Punto di vista di Agar sullo stupro a Viterbo

NewTuscia – VITERBO – Ancora storie di violenza e sopraffazione, questa volta a Viterbo, ad opera (da quanto riportato dai media) di persone alquanto giovani: ci si chiede sempre perché:  e certo le risposte sono sempre complesse. Ma forse più che risposte da proporre, si dovrebbe trovare uno spazio per riflettere, e non tanto sulle pene da comminare (che per quelle c’è una legislazione e la Magistratura ), quanto sui rapporti tra uomini e donne, sull’impossibilità di riuscire a trovare un canale di comunicazione che vada oltre sopraffazione fisica, violenza ed aggressività.

La figura  della donna, nell’immaginario di molti maschi, è ancora oggi quella di una preda da sopraffare, da brandire via social (confermandosi così senza ombra di dubbio autori di reato!) e da condividere in una sorta di rituale “banchetto di immagini” cui chiunque può partecipare “cibandosi” della preda sacrificale. Le immagini hanno sempre avuto culturalmente una dimensione “magica” e la loro potenza evocativa può solo essere parzialmente riportata a parole. Inoltre nell’attuale società, grazie alla riproducibilità tecnica (Benjamin) l’immagine può essere riproposta  all’infinito, stimolo continuo al narcisismo perverso di chi non trova altra forma di linguaggio che quello pre verbale della violenza

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Non a caso l’etimologia delle parole “vittima” e “vittoria” sono comuni  risalendo   alle radici di “victus” (il vitto o cibo offerto agli dei), di “victa”, cioè (vittima)  legata per essere portata al sacrificio, di “victoria”, in quanto immolata in segno di ringraziamento.
Carnefici e vittime uniscono nel momento terribile della violenza i loro destini, e sciogliere poi questi nodi sarà un percorso lungo e doloroso, ma forse l’unico modo per recuperare una parte di umanità negata nella violenza insensata e brutale.
Chi ha responsabilità politiche dovrebbe poi riflettere sul fatto che la legittimazione della violenza, in alcune occasioni eccitata a scopo propagandistico, finisce inevitabilmente per colpire le fasce più deboli e indifese, prime fra tutti le donne, che rischiano di essere considerate “proprietà” da difendere ma di cui, in fondo si può anche abusare, nel tentativo di affermare una pseudovirilità che altro non è se non viltà.