Pensione integrativa, la questione dei costi. Covip lancia l’allarme

NewTuscia – VITERBO – Con un sempre crescente numero di italiani che si rivolge alla pensione integrativa al fine di mantenere il medesimo tenore di vita sperimentato durante il periodo lavorativo, si fa urgente la necessità di ragionare sulla questione dei costi, il principale male oscuro degli investimenti in questo settore, che silenziosamente erode una fetta molto grande dei rendimenti.

In pochi hanno le competenze e l’accortezza per avvedersi di quanto i costi incidano sul risultato finale, specie se spostato su un arco temporale ampio (come dovrebbe essere quando si decide di effettuare un investimento per la pensione). Fortunatamente, il Covip ha lanciato l’allarme su questo tema.

I costi dei PIP (Piani Individuali Pensionistici) schizzano anche a 4 volte quelli relativi ai fondi chiusi. Un dato che già preso senza ulteriori aggiunte rende l’idea di una situazione ai limiti della sostenibilità, che crea un dislivello tale da inficiare alla base la concorrenza sul mercato. Se poi scendiamo più nel dettaglio, osserviamo che il differenziale dei costi è anche più ampio se, anziché tener conto del comparto dei garantiti, ci riferiamo a quello delle obbligazioni (5 volte) e delle azioni (7 volte). Numeri decisamente preoccupanti. Preoccupanti, innanzitutto e soprattutto, per gli investitori, che come detto sono spesso ignari dei rischi che corrono non tanto sul fronte delle strategie di investimento, quanto, a monte, su quello delle spese. Il Covip ha infatti stabilito che, con un solo punto percentuale in più sui costi, le rendite rischiano di subire un taglio di circa il 18% su un orizzonte di 35 anni. I calcoli sono facilmente eseguibili: stando ai dati riportati poco sopra, chi investe in un PIP potrebbe ritrovarsi quasi con un pugno di mosche in mano.

Il problema, per altro, non è solo questo. Il fatto che i costi di commissione sui PIP siano tanto alti ha generato un fenomeno che assolutamente contrasta con la libera concorrenza. Fatalmente, infatti, i gestori spingono i propri clienti verso i PIP più che verso altre soluzioni di investimento legate alla pensione integrativa. I dati sulle adesioni certificano tutto ciò, e restituiscono una visione distorta del reale appeal dei prodotti finanziari. Allora, quali sono le soluzioni? Il Covip ha provato a suggerirne una, invitando le società di gestione del risparmio a presentare come opzione migliore i fondi negoziali (= chiusi), ma lo stratagemma non ho sortito effetti particolarmente di rilievo. D’altronde, quando in ballo ci sono certe cifre, il richiamo delle orecchie da mercante è sempre molto forte.

Sarebbe senza dubbio opportuno che lo Stato intervenisse per dare un ordine reale ai due pilastri del sistema pensionistico che non dipendono direttamente da esso, anche perché le cose potrebbero presto subire una svolta. Difatti si stanno affacciando sul mercato italiano nuove forme di risparmio transforntaliero. In primis annoveriamo gli Eltif, ribattezzati impropriamente Pir Europei, che promettono di provocare reazioni importanti. Arriveranno, presto, i PEPP, altro prodotto pan-europeo che andrà a fare concorrenza ai nostri PIP. Se per allora non si saranno chiariti i punti oscuri, la prospettiva di forti ripercussioni è tutt’altro che irrealistica. Non necessariamente ciò andrà a beneficio dei risparmiatori, che sovente subiscono impotenti gli effetti di strategie, nemmeno particolarmente efficaci, decise altrove.