Un successo la mostra fotografica Paese mio che stai sulla collina

di Serena Biancherini

NewTuscia – SAN LORENZO NUOVO – A poca distanza dalle rive nord del Lago di Bolsena e sul versante settentrionale dei monti Volsini, su una collina di 500 metri è abbarbicato un paese chiamato San Lorenzo Nuovo. Incastonato tra Umbria e Toscana dal 1779, quando Papa Clemente XIV fece spostare gli abitanti da un terreno malarico ad uno più sicuro, racconta oggi, come tanti anni fa, lo scorrere di realtà che fluiscono tra lente o affaccendate routine, sempre uguali a se stesse nella vita brulicante che recano e sempre nuove nei volti e nei mestieri, assorbendo i cambiamenti e le pietre miliari piantate in due secoli e mezzo come naturali evoluzioni.

La storia e il paesaggio di San Lorenzo, il paese dalle larghe vie che si dipanano dalla sua meravigliosa piazza ottagonale, hanno affascinato tra gli altri anche il professore Sebastiano Porretta, docente all’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione di Roma, nonché fotografo e collaboratore del Gabinetto Fotografico Nazionale dell’Enciclopedia Treccani e dell’Istituto Quasar.

La mostra fotografica è un regalo che il professore ha fatto a se steso e che oggi ha condiviso con gli abitanti di San Lorenzo. La mostra ha aperto le porte alle 18 del pomeriggio in Comune e rimarrà visitabile fino al 12 maggio per poi essere spostata nella biblioteca fino al 31 del mese, visto che il progetto è nato nell’ambito dell’iniziativa Open Space Open Mind del locale Sistema Bibliotecario. Presenti in prima linea il sindaco Massimo Bambini, l’assessore Luigi Catalano e l’instancabile bibliotecaria Tiziana Fiordiponti.

Nel 1970 il professore ha ritratto il paese da 50 angolazioni. Oggi sono esposte nella sala Consiliare come finestre su un mondo più giovane di quasi cinquant’anni, trascolorato in scala di grigi da una Nikon F, in cui le case familiari e conosciute quasi spigolo per spigolo dagli abitanti rivelano un lato più ingenuo, ma allo stesso tempo più ineluttabile. Alcune sono facilmente riconoscibili, altre costituiscono pezzi di un puzzle da decifrare.

In bianco e nero, un mosaico di mattoni sulle facciate delle case e gli occupanti immortalati in uno stile di vita quasi scomparso, queste foto trovano la loro armonia nei contrasti e nella contrapposizione di movimento e stasi. Lo spettatore affascinato, abbagliato dal silenzio accecante che il bianco – quasi uscendo dalla cornice – spazia verso i suoi occhi, viene riportato verso il soggetto raffigurato perché la luce, rimanendo catturata nella profonda calma del nero, dona alla scena una trasparenza che è eterna immobilità. È questa contrapposizione che ferma il tempo, che solidifica il movimento e ogni attività svolta dai soggetti ritratti inconsapevolmente in un eterno moto.

Paese mio che stai sulla collina ha incontrato una grande approvazione presso i sanlorenzani, uno specchio bicromatico in cui le considerazioni a posteriori dello spettatore non ancora nato quando le foto sono state scattate e il ricordo di chi invece le ha vissute sciolgono questa immutabilità. Un modo di segnare la fine di quegli anni del dopoguerra con un ‘punto e a capo’ per dare spazio a scene successive di crescita e sviluppo, lasciando alle persone la soddisfazione di dare luogo a disamine di storie personali, passate e presenti.

Prima tanta gente ferma presso l’ingresso per ascoltare le parole dell’autore, poi una sala affollata da un via vai vivace attorno alle opere. La risposta di un pubblico che ha apprezzato l’omaggio.

Un pensiero riguardo “Un successo la mostra fotografica Paese mio che stai sulla collina

  • 6 Giugno 2019 in 23:15
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