Emozioni in transizione: come liberarsi dalle emozioni negative con la danza

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Elisa Anzellotti

NewTuscia – Vi capita di restare arrabbiat* con qualcun* per giorni? Sentirvi tristi per una giornata intera? Provate talvolta una certa vergogna per aver paura di fare qualcosa?

Naturalmente ci possono essere delle cause profonde per cui ciò accade, tuttavia c’è una dinamica che è comune a tutti e comprendere la quale può fare la differenza nella nostra quotidianità. Si tratta della spirale emozione-pensiero. Di fatto, un’emozione come processo chimico (https://www.biopills.net/articoli/news-e-curiosita/curiosita/emozioni-chimica-mantenersi-equilibrio/) ha una durata brevissima, dura un quarto di secondo (https://neurobioblog.com/2013/02/23/emozioni-malattie-e-mindfulness/). E allora perché ci capita di portarci dietro uno stato emotivo più a lungo? Ci capita perché ci agganciamo un pensiero. Se, ad esempio, qualcosa che dice mio marito mi ha fatto arrabbiare, potrei pensare “Non si prende mai delle responsabilità!”, oppure “Non gli importa abbastanza di me!” o altro ancora. Questo pensiero mi farà sentire più arrabbiata e mi porterà a pensare cose ancora peggiori, in una spirale che mi avvilupperà verso una crescente negatività. Ovviamente accade lo stesso anche per la gioia, ma in questo caso la dinamica non ci crea alcun problema! Mentre con la paura, la tristezza e la rabbia è tutta un’altra storia, basti pensare a quanto spesso presi dalla rabbia diciamo all’altr* cose che “non pensiamo” per poi doverci scusare e lasciare in qualche modo dei segni indelebili.

Tutto questo può essere superato: in che modo? Vi proponiamo qualcosa che abbiamo sperimentato con successo all’interno del Laboratorio “Sui passi delle emozioni” (https://giuliaimbastoni.it/it/sui-passi-delle-emozioni.html). L’idea ci è venuta ispirandoci alla Pizzica pizzica (http://www.taranta.it/taranta/la-pizzica-pizzica.html) che tradizionalmente veniva ballata dalle donne per liberarsi dal morso della tarantola (più una scusa che un fatto reale) e consiste in dei movimenti vivaci che, nel nostro caso, permettono di lasciar passare attraverso il corpo le emozioni così da abituarsi a non cristallizzarle con il pensiero.

L’esercizio che vi proponiamo può essere fatto da soli o con qualcuno con cui avete un forte legame e siete in confidenza. Può essere svolto nella propria abitazione o ovunque vi sentiate a vostro agio (su una spiaggia a fine giornata, ad esempio). Avrete bisogno di un abbigliamento comodo e di tracce musicali registrate o la possibilità di accedervi su youtube. La prima è una fase di preparazione: dovete scegliere 4 musiche o canzoni che vi ispirino rispettivamente paura, rabbia, tristezza, gioia (il sito stereomood può esservi d’aiuto: https://soundcloud.com/stereomood). Ciascuna traccia deve durare almeno 2 minuti. A questo punto, potete entrare nel vivo dell’esercizio. Mettete le 4 tracce lasciando un piccolo spazio di 30 secondi tra l’una e l’altra e muovete il vostro corpo. Lasciatevi trasportare dalla musica e sintonizzatevi sull’onda emotiva che percepite. Potete muovervi attraverso dei passi di danza che conoscete o in modo casuale (l’esercizio funziona lo stesso). Una volta terminate le tracce, fermatevi e ascoltate cosa emerge per voi. Se siete riusciti ad entrare in contatto con la musica e a lasciar andare il vostro corpo, dovreste provare un gran senso di liberazione. In questo caso, la musica ha svolto la funzione di catalizzatore emotivo e ci ha aiutatat* a lasciarci attraversare da esse senza agganciarvi alcun pensiero. Afferma il saggio zen (http://www.monasterozen.it/cose-lo-zen/)“Sarai davvero libero quando invece di dire sono arrabbiato riuscirai a dire la rabbia sta venendo a me”, come un temporale estivo, mi viene da dire, che fa il suo corso e se ne va via.

Se avete provato l’esercizio, raccontateci com’è andata nei commenti, se siete desiderosi di raggiungere risultati più completi e duraturi, provate la prossima edizione del workshop (http://www.monasterozen.it/cose-lo-zen/) o contattateci (https://giuliaimbastoni.it/it/chi-sono/contatti.html,https://www.facebook.com/ElyAnzel/) per un percorso personalizzato.

Giulia Imbastoni ed Elisa Anzellotti

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