Ci ha lasciato Vladimiro Marcoccio, ci mancherà la sua passione per le tradizioni e la cultura della città di Orte

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Dopo aver lungamente combattuto  con la malattia, ci ha lasciato Vladimiro Marcoccio. Ci mancherà la sua passione per le tradizioni  e la cultura della città di Orte. Fino all’ultimo non ha mai smesso di ricercare e di  fissare i suoi studi che amava  riportare in tanti siti Internet da lui curati, a partire dal quello del Dopolavoro Ferroviario di Orte, a cui apparteneva da decenni come ferroviere.  Le sue ricerche  vanno dalla collezione di migliaia di foto e cartoline storiche, alla traduzione di testi storici della città e alla divulgazione presso le scuole locali della cultura e della storia della città sul Tevere.  In particolare molto apprezzate sono state le ricerche sul lago Vadìmone e sulla figura della poetessa romana Proba Flaconia, attraverso i proficui contatti con la ricercatrice  Alessia Fassina.

Qualche anno fa, con la pubblicazione del testo Lore Ortano, edito dalla S.ED. Editore di Viterbo, con i  co-autori Vincenzo Cherubini ed Enrico Fuselli,  Vladimiro Marcoccio  era  tornato  a  farci conoscere e approfondire  le tradizioni e le leggende della Città, conducendo i lettori in un’operazione collettiva di riappropriazione dell’identità culturale, delle tradizioni popolari e delle radici nella storia e nella tradizione popolare, mettendo in luce  eventi storici, naturalistici, tradizioni e leggende altrimenti destinati all’oblìo.

Leco della memoria si fa cultura popolare nelle tradizioni, nei miti e nelle leggende della città.

La tradizione popolare che questo lavoro intende preservare  rispecchia i tratti storici, politici, culturali e religiosi della nostra  comunità.

La storia locale e la tradizione popolare testimoniano nei suoi multiformi aspetti, la secolare cultura di una popolazione, in particolare gli autori, ognuno appassionato ed esperto in un ambito culturale  della Città hanno approfondito alcune delle tradizioni e miti più avvincenti, tramandati dalle generazioni attraverso la tradizione orale  e cristallizzate  in fonti storico- archivistiche di rigore scientifico elaborate sia da storici del rango di Plinio il Vecchio autore de il ”De naturalis Historia” in particolare per il Lago Vadìmone, gli storici Giusto Fontanini e  Lando Fontanini,  gli storici eruditi compilatori di Enciclopedie del secolo XIX.

Il magico Lago Vadìmone Con un’articolata e coinvolgente raccolta di dati scientifici e storici gli autori ci condurranno nelle avvincenti  leggende che da sempre aleggiano sul lago sacro agli Etruschi e successivamente ai Romani.

La leggenda della giovane Bertrada E’ una delle più struggenti leggende popolari legate alle superstizioni del popolo nel più buio Medio evo, in occasione di gravi malattie contagiose come la peste, una strega, abusando della credulità e dell’esasperazione  del popolo impone che si sacrifichi una fanciulla illibata per placare la pestilenza. Nei tafferugli legati al rapimento della giovane Bertrada dalla sua casa per il sacrificio pagano, il vescovo di Orte Damaso, cieco e malato, accorso per difendere la fanciulla e  dissuadere la folla dalla follìa della superstizione,  viene ucciso dalla folla  e la bella Bertrada viene messa in salvo da un giovane cavaliere. La triste leggenda si conclude con due diversi finali, il primo in cui si perdono le tracce dei due giovani ed il secondo, più tragico, si conclude con la morte per spavento della giovane.

La Casa delle  Streghe Così  sono definite dallo storico Lando Leoncini alcune costruzioni in rovina in località Campo Antico e “Solfarata”, a causa dello sgradevole odore dovuto nella tradizione popolare alla presenza di streghe, definite “mala razza”.

Il Castellaccio di Baucche Legato alle due leggende che gli Autori ci illustreranno, sul fatto della storia di una donna mutata viva nelle mura del castello e della presenza di un tesoro all’interno del castello stesso.  Il Folklore popolare presenta molte analogie con la tradizione religiosa dei popoli; entrambi, infatti, traggono origine da un miscuglio di miti e leggende, usanze e credenze che risalgono ai primordi della civiltà o ad antichità remote che si ispirano a pratiche religiose d’indubbio sapore paganeggiante, le leggende del Lago Vadìmone che legano le qualità magiche attribuite alle sue acque dagli Etruschi ai Romani, alle più recenti credenze dei contadini del luogo.

Proba Sempronia Falconia poetessa latina del IV secolo d.C.   In questo contesto di riscoperta delle migliori tradizioni e leggende popolari della città di Orte, chi scrive ha redatto la prefazione del Libro ed  ha proposto di delineare la figura leggendaria di Proba Sempronia Falconia, pagana nello stile e cristiana nei contenuti.  Proba compose il  “Cento Vergilianus de laudibus Christi”,  la cui edizione a stampa del 1472, fu probabilmente la prima pubblicazione di un’opera composta da una donna. Proba Sempronia Falconia Poetessa Latina è la figura di una donna patrizia romana che nel IV secolo d.C. ha onorato la città di Orte nel campo dell’arte e della poesia.  Giovanni Boccaccio la inserì tra le donne illustri nel suo De mulieribus claris, compose il  “Cento Vergilianus de laudibus Christi”,  la cui edizione a stampa del 1472, fu probabilmente la prima di un’opera composta da una donna.

Altre tradizioni recuperate da Vladimiro sono quelle legate alle festività natalizie. “Nei racconti dei nostri nonni è racchiuso il significato essenziale delle feste, una strenna dei Natali descritti negli appunti di Vladimiro Marcoccio.  A sentire i nostri “vecchi” rievocare la festa di natale, e il fervore e le tradizioni che l’accompagnavano, c’è da struggersi di tenerezza, con queste parole l’amico Vladimiro Marcoccio, cultore di tradizioni locali, ci ha trasmesso questo testo di …ricordi vissuti.

In tempi così disincantati o in qualche caso insensibili al messaggio natalizio come i nostri, è opportuno fermarsi un momento e riconsiderare quei  Natali…..non per nostalgia del passato o critica  del presente ma in quanto il Natale di tanti decenni addietro era bello  e si aspettava non certo per le luci e per i doni.

In tantissima parte della popolazione e delle famiglie non c’era il nostro benessere, c’era invece povertà e molto spesso, la fame. Per le strade, i lampioni si spegnevano presto e, quanto ai regali, i bambini potevano aspettarsi tutto al più, qualche palla di fichi secchi o una manciata di mosciarelle.

“Ma in compenso non c’era casa, per povera che fosse, in cui non bruciasse il ciocco, per riscaldare il bambinello” si diceva. Il ciocco era simbolo del Natale dei poveri. In quelle giornate si avevano delicatezze impensate. I contadini, e allora la società  era prevalentemente  contadina, strappavano la vita con molti stenti e tanta fatica. Tiravano avanti a forza di polenta e di granturco. Ma a Natale il poco grano non venduto serviva a fare una bella infornata di pane, e la sera della vigilia la tavola apparecchiata con i ceci.Poi si mangiava e si giocava a tombola, in attesa della Messa di mezzanotte. Nell’uscir di casa per andare in Chiesa era d’obbligo lasciar la tavola apparecchiata, perché doveva passare Gesù Bambino !Intanto il capo famiglia si recava alla stalla per un altro gesto rituale, cui non avrebbe mai rinunciato: l’offerta all’asinello di un tozzo di pane fresco. Voleva essere, anche questo, un modo di dire grazie, un invito a partecipare alla festa comune….. Natale, nel quadro delle feste, era un punto di arrivo, una giornata attesa  da tanto tempo. Si direbbe che una volta entrati nel mese di dicembre, i giorni si contassero come tanti pioli di una scala che finalmente arrivava al punto giusto.

Lo studio  “delle trazioni popolari” condotto da Vladimiro con la passione che solo lamore per la città che gli ha dato i natali può giustificare , questa intensa attività consente di riscoprire le tradizioni cittadine, nelle varie forme d’espressione dell’anima popolare, come i miti, le fiabe, i racconti, leggende, canti, poesie, melodie, riti, cerimonie, detti, proverbi, credenze magiche che sono state sottratte all’oblìo del tempo e le cui radici avvertiamo caratterizzano ancora la nostra vita quotidiana.

Grazie Vladimiro per quanto ci hai lasciato con il tuo paziente lavoro di ricerca di storia e tradizioni, non lo dimenticheremo !